Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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venerdì 2 ottobre 2020

Viaggio per maschi quasi-alpha e donne quasi – in carriera alla ricerca di sé-nso.

Viaggio per maschi quasi-alpha e donne quasi – in carriera alla ricerca di sé-nso.

Giovedì 15 ottobre ore 21.00 – Zoom e Sede ITCI Roma.  SERATA INAUGURALE

Proponiamo un viaggio (
9 incontri da ottobre 2020 a giugno 2021) per single alla ricerca dell’amore maturo, andando ad esplorare tutte le tappe della nostra crescita affettiva, per capire come rimettersi in cammino e riprendere le fila della propria vita, consapevoli che alla fine una risata con il nostro partner aiuta a superare le difficoltà e le tensioni e favorire la prosecuzione della relazione. 

Infatti, un sano allenamento all’ironia consente di non perderci proprio quando dentro di noi le forze centrifughe prendono il sopravvento. 

L’amore dunque non va considerato come quella cosa che richiede l’eroico sacrificio di essere qualcosa di diverso da se stessi, ma ci chiede prima di tutto di essere autentici, così come siamo.

Antonio Mangiola, Michela Pensavalli e Veronica M. Genevesi parleranno di amore con una seria ironia!

Ospiti della serata Tonino Cantelmi e Valeria Carpino, autori del libro “Amore Tecnoliquido” e Gigi De Palo e anna C. Gambini, autori del libro “Adesso viene il bello”.

L’incontro si svolgerà online su Zoom meeting id: 86198044887

Posti ridotti in sede, ITCI via di Santa Costanza 

Per info e prenotazioni: info@itci.it

lunedì 20 aprile 2020

M'innamoro di te. Ma perchè? Logica, illogica (?) e discernimento sull'innamoramento

Venerdì 24 aprile dalle ore 21:00 alle ore 22:30, la dottoressa Michela Pensavalli interverrà nell'incontro virtuale organizzato dal Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, sulla piattaforma Zoom, per parlare di amore, legami, innamoramento e scelte in amore.

Link Zoom:  https://zoom.us/

ore 21:00 - 76462452931
ore 21:40 - 72647748198

Password: MEIC


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martedì 7 febbraio 2017

Intervista Radio Radio


La dottoressa Michela Pensavalli interviene ai microfoni di Radio Radio per parlare insieme ai conduttori delle differenze esistenti tra maschi e femmine sottolineando come tra i due, siano molto diverse le modalità cognitive e comportamentali.


martedì 19 maggio 2015

Creare e vivere le relazioni sui social network - intervista di Alessio Jacona alla prf.ssa Michela Pensavalli - La3TV

Creare e vivere le relazioni sui social network: la D.ssa Michela Pensavalli - Psicologa Psicoterapeuta, intervistata da Alessio Jacona, famoso giornalista e conduttore del programma LifeApp in onda su La3tv, spiega quali sono i pro e contro delle relazione vissute nell'era della tecnoliquidità. 

E' necessario porre grande attenzione all'eccessivo narcisismo, al desiderio di onnipotenza e di controllo, alla velocità con cui si instaurano e disfano i rapporti.


giovedì 9 maggio 2013

Violenza relazionale e femminicidi. I servizi di cura mentale allo stremo delle forze - Tonino Cantelmi


Tonino Cantelmi - 09/05/2013

Uccise perché donne. E uccise da una persona che in un tempo passato le ha amate, forse troppo e forse male. Questo è il femminicidio: l’omicidio di una donna che matura nell’ambito di una relazione di amore in fase di deriva. Gli eventi di cronaca degli ultimi tempi ci segnalano una serie di delitti di questo tipo che ha impressionato gli italiani. I numeri dicono che ogni due o tre giorni una donna viene uccisa in Italia da un ex marito o da un amante respinto. Uomini feriti nel loro narcisismo, troppo fragili per gestire la frustrazione relazionale, dominati dall’incoercibile bisogno di affermare se stessi attraverso la violenza.
Le vittime in genere hanno chiesto aiuto, molti sapevano, tanti gli indizi di una tragedia incipiente: ma nessuno è intervenuto. Ecco il primo mito da sfatare: giornalisti, per favore, basta con il raptus! Tutto è stato largamente annunciato, tutto era purtroppo prevedibile: no, non si tratta di raptus, ma di catene di dolore che nessuno può o sa interrompere. Certo, questa incredibile cecità ci interroga. In fondo siamo sempre connessi, sempre in relazione, sempre incessantemente lì a twittare, postare, chattare, eppure siamo sempre più soli. E ancora di più: l’elefantiasi dei nostri “io” ci spinge verso un individualismo esasperato, che sembra soppiantare ogni forma di solidarietà. Ma al netto di tutto ciò, perché il grido di aiuto delle vittime non viene raccolto? Forse perché ancora prevale una mentalità derivata da un misto di accondiscendenza, paternalismo e buonismo: sì, è un po’ violento, ma su, con un po’ di buona volontà si rimette tutto a posto. E invece no. Se in una relazione c’è violenza, mi spiace, ma la tolleranza non può che essere zero. E questo vale anche per le donne che subiscono: subire non ha senso. Denunciate piuttosto. I politici ci promettono più attenzione per questo fenomeno e qualche ministro propone nuove strutture e nuovi interventi: nel migliore dei casi ignoranti o ingenui, nel peggiore ipocriti. O forse entrambi. In Italia c’è già una legislazione efficace: occorre però potenziare quelle strutture che già ci sono e che sono colpevolmente trascurate. Gli stessi politici e ministri dovrebbero chiedersi perché i servizi per la salute mentale in Italia sono ridotti allo stremo delle forze: sotto organico, senza finanziamenti, umiliati nella logistica (i locali più squallidi di una ASL vengono adibiti a servizi per la salute mentale). Ci sono già associazioni, telefoni, sportelli, centri antiviolenza: perché non potenziarli? Perché non finanziare e non mettere in grado i Dipartimenti per la Salute Mentale, sì, le strutture pubbliche, di funzionare, restituendo loro il compito di riorganizzare una rete territoriale efficace per contrastare il disagio psichico e sociale che sottende la violenza relazionale? Tuttavia questo non può essere ancora sufficiente senza una prevenzione ed una educazione alla relazione, che non può non iniziare già nell’infanzia. Pensiamo al fenomeno della erotizzazione precoce dei bambini, bombardati troppo e troppo presto da immagini, stimoli, contenuti erotici espliciti. Che idea del corpo (e in particolare del corpo femminile) si costruiscono i nostri figli? Nel femminicidio assistiamo increduli al cortocircuito del conflitto relazionale: uomini fragili, ma aggressivi, feriti in modo insopportabile nel loro narcisismo e che non possono tollerare la frustrazione relazionale, aggrediscono sino alla morte vittime, che a loro volta non riescono a svincolarsi dalla morsa di una relazione ormai degenerata. In questo c’è una complessiva incompetenza relazionale, che ci spinge a chiederci che tipo di società stiamo costruendo. Forse dovremmo spostare l’asse già nell’infanzia verso una educazione alla solidarietà ed al rispetto dell’altro, parole queste desuete e soppiantate da altre, come competitività, successo e altre simili. Tutto ciò non può prescindere perciò da una rivisitazione dei percorsi educativi nel loro complesso. E da una rivisitazione dei modelli e degli stili di vita che proponiamo. Perciò io credo che ogni femminicidio sia una sconfitta che interpelli tutti e che segnala la progressiva perdita di umanità, che sembra connotare questa epoca postmoderna e tecno liquida.



martedì 12 febbraio 2013

ADOLESCENTI E GIOVANI NEL TEMPO DI INTERNET: QUALE RAPPORTO CON LA FEDE? - Convegno del 26 febbraio 2013

La dottoressa Michela Pensavalli interviene per spiegare come si sia modificato il modo di relazionarsi dei giovani di oggi nell'ambito familiare e sociale, in seguito all'introduzione della tecnologia e successivamente alla diffusione dei social network e come questo cambiamento abbia influito anche nel rapporto tra i giovani e la fede.


venerdì 1 febbraio 2013

FAMIGLIE NELLA FEDE - DIOCESI DI NICOSIA Convegno del 3 febbraio 2013

La dottoressa Michela Pensavalli interviene per spiegare come si sia modificato il modo di relazionarsi dei giovani di oggi nell'ambito familiare e sociale, in seguito all'introduzione della tecnologia e successivamente alla diffusione dei social network.



martedì 22 gennaio 2013

Corsa alle liste, lo psichiatra avverte: in agguato la sindrome del 'trombato' - Tonino Cantelmi



Adnkronos

C'è chi era sicuro di meritare un posto in lista, ma all'ultimo minuto si ritrova a fare i conti con un'esclusione, e chi ha fatto il bel gesto 'sfilandosi' prima di incassare il cartellino rosso.Via via che si definiscono le liste elettorali, si infoltisce il popolo dei "trombati", politici di lungo corso, volti celebri, peones o nomi nuovi che, nonostante i rumor, si troveranno fuori dalla sfida elettorale. 
Che cos'è - "Si tratta di una 'sindrome' che provoca ripercussioni diverse, in base al tipo di 'trombato'", spiega all'Adnkronos Salute lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa, che tra il serio e il faceto disegna l'identikit degli esclusi dalle liste elettorali. "C'è il vanaglorioso, il tradito, lo snob e il riciclato", dice lo psichiatra. Delle quattro tipologie, l'ultima è l'unica che, per il momento, ce l'ha fatta: si tratta infatti di un politico che, escluso da una lista, è riuscito a infilarsi in quella di un altro schieramento e dunque, per ora, si è salvato. "Questo non è accaduto invece al vanaglorioso: un personaggio che si immaginava più valido, potente o abile di quello che è. La 'bocciatura' lo costringerà a riprendere contatto con la realtà, e non è da escludere che l'esperienza lo porti a cadere in depressione", dice lo psichiatra.
Le altre tipologie - "Il tradito, invece - prosegue Cantelmi - aveva fatto accordi e patti di ferro, intessuto alleanze e creato una rete di rapporti e favori che gli avevano fatto credere di essere 'blindato'. Ecco, l'esclusione in questi casi può scatenare prima una forte rabbia, portando a immaginare ritorsioni e vendette per una decisione 'subita' e vissuta come un'ingiustizia, insieme alla depressione per non avercela fatta". C'e' poi, prosegue Cantelmi, "lo snob, che voleva essere in lista o aveva avuto delle richieste in questo senso. Ma poi, subodorata la mala parata, ha fatto il bel gesto, rinunciando o sfilandosi dalla contesa prima di incassare la 'bocciatura' pubblica". Un atteggiamento che tutela in parte la persona degli effetti di una delusione innegabile e gli consente di 'salvare la faccia', ma che "sicuramente lascia l'amaro in bocca", e che secondo lo psichiatra, ricorda "la storia della volpe e l'uva". Infine c'è il 'riciclato', "che almeno per ora è riuscito a evitare di ritrovarsi fra i trombati, a costo di qualche acrobazia politica e attente trattative.
Mancanza di criteri per le liste - Il problema è che stiamo assistendo a una mancanza di criteri certi e condivisi per la messa a punto delle liste - nota lo psichiatra - cosa che moltiplichera' i drammi personali e collettivi in questa fase elettorale. Per dire, la militanza politica non è piu' un criterio valido per tutti, come anche l'appartenenza alla societa' civile o l'assenza di condanne. Una mancanza di paletti che si traduce in una notevole dose di confusione". Occhio poi alle quasi-trombature: e' il caso dei candidati a cui sono stati promessi 'mari e monti', si ritrovano si' in lista, ma non certo in una posizione blindata, anzi sono quasi certi di non farcela. "Ecco, direi che questa è una 'trombatura mascherata", conclude Cantelmi, che puo' suscitare amarezza, ansia e delusione nei malcapitati.

martedì 15 gennaio 2013

La crisi dell’identità nella società postmoderna tecnoliquida - Tonino Cantelmi

E VOI CHE NE PENSATE?? 
LASCIATE QUI IL VOSTRO COMMENTO:
http://notizie.tiscali.it/regioni/lazio/socialnews/Cantelmi/5497/articoli/La-crisi-dell-identit-nella-societ-postmoderna-tecnoliquida.html

di Tonino Cantelmi

Esserci, esserci-con, esserci-per: questa è la “progressione magnifica” che permette di partire da un Io (l’esserci), per passare ad un Tu (l’esserci-con) e infine giungere ad un Noi (l’esserci-per), dimensione ultima e sola che apre alla generatività, alla creatività ed all’oblatività.

Il punto di partenza della “progressione magnifica” è l’esserci, che in ultima analisi richiama all’identità. Nella “cultura del narcisismo”, per usare la definizione di Christopher Lash, anche le espressioni più progressiste dell’identità sono contaminate da una straordinaria enfatizzazione dell’ego, dalla elefantiasi dei bisogni di autoaffermazione e da una sorta di emergenza di uomini e donne “senza qualità”, come direbbe Robert Musil.

Ma cosa vuol dire “esserci” nella società tecnoliquida? Esserci vuol dire rinunciare ad una identità stabile, per entrare nell’unica dimensione possibile: quella della liquidità, ovverossia dell’identità mutevole, difforme, dissociata e continuamente ambigua di chi è e al tempo stesso non è. In fondo la tecnologia digitalica consente all’uomo ed alla donna del terzo millennio di essere senza vincoli, di tecnomediare la relazione senza essere in relazione, di connettersi e di costruire legami liquidi, mutevoli, cangianti e in ogni istante fragili, privi di sostanza e di verifica, pronti ad essere interrotti. Cosicché si è passati dall’uomo-senza-qualità di Musil all’uomo-senza-legami di oggi in una sorta di continuità-sovrapposizione che viene a definire il nuovo orizzonte del tema identitario. Ed ecco che l’esserci è minato alla sua origine. La crisi dell’identità maschile e femminile, per esempio, ne è l’espressione più evidente. L’identità, cioè l’idea che ognuno di noi ha di se stesso e il sentirsi che ognuno di noi sente di se stesso, è dunque in profonda crisi, e il nuovo paradigma è l’ambiguità.

La crisi dell’esserci ha una prima conseguenza. Se all’uomo d’oggi è precluso il raggiungimento di una identità stabile, che si articola e si declina nelle varie dimensioni, come in quella psicoaffettiva e sessuale, la conseguenza prima è che l’esserci-con (per esempio la coppia) assume nuove e multiformi manifestazioni. L’esserci-con non è più il reciproco relazionarsi fra identità complementari (maschio-femmina per esempio), sul quale costruire dimensioni progettuali nelle quali si dispiegano legittime attese esistenziali, ma diviene l’occasionale incontro tra bisogni individuali che vanno reciprocamente a soddisfarsi, per un tempo minimo, al di là di impegni reciproci e di progetti che superino l’istante. L’esserci-con è fatalmente legato alla soddisfazione di bisogni individuali che solo occasionalmente e per aspetti parziali corrispondono. In altri termini l’incontro tra due persone è fondamentalmente basato sulla soddisfazione narcisistica, individuale e direi solipsistica di un bisogno che incontra un altro bisogno, altrettanto narcisistico, individuale e solipsistico. Questo incontro si dispiega per un tempo limitato alla soddisfazione dei bisogni e l’emergere di nuovi e contrastanti bisogni determina inevitabilmente la rottura del legame e la ricerca di nuovi incontri. La fragilità dell’essere-con dei nostri tempi si evidenzia attraverso la estrema debolezza dei legami affettivi, che manifestano una ampia instabilità ed una straordinaria conflittualità. Se l’identità è liquida, anche il legame interpersonale è liquido, cangiante, mutevole, individualista e fragile. L’uomo del terzo millennio sembra rinunciare alla possibilità di un futuro e concentrasi sull’unica opzione possibile, quella del presente occasionale, del momento, dell’istante.

Fatalmente, il trionfo dell’ambiguità identitaria, la rinuncia al ruolo ed alla conseguente responsabilità, il ridursi dell’esserci-con all’istante ed al bisogno, fatalmente tutto questo mina l’esserci-per, cioè la dimensione generativa e oblativa dell’uomo e della donna. Per esempio, se decliniamo tutto ciò nell’ambito psicoaffettivo e psicosessuale, la rinuncia all’esserci (identità sessuale e relativi ruoli) non può non trasmettersi in una inevitabile mutazione critica della dimensione coniugale (esserci-con), che a sua volta precipita in una crisi senza speranze la dimensione genitoriale (esserci-per). Ed infatti la transizione al ruolo genitoriale sembra divenire una sorta di utopia: la rinuncia alla genitorialità o il suo semplice rimandarlo nel tempo sono un fenomeno sociale tipico dei nostri tempi. Perciò identità liquide fanno coppie liquide, che a loro volta fanno genitori liquidi, dove per liquido possiamo intendere molte cose, ma una soprattutto, la debolezza del legame.

La “progressione magnifica”, di cui parlavo all’inizio, diviene dunque una progressione “liquida”. Ma il punto di partenza è nell’esserci, ovvero nel tema dell’identità. Nell’epoca di Facebook, l’identità si virtualizza, come anche le emozioni, l’amore e l’amicizia. La virtualizzazione è la forma massima di ambiguità, perché consente il superamento di vincoli e di confronti, aprendo a dimensioni narcisistiche imperiose e prepotenti.

Eppure qualcosa non funziona.

Lo avvertiamo dall’incremento del disagio psichico, dal sempre più pressante senso di smarrimento dell’uomo tecnoliquido, dalla ricerca affannose di vie brevi per la felicità, dall’aumento del consumo di alcol e stupefacenti negli stessi opulenti ragazzi della società di Facebook, dall’affermarsi di una cupa cultura della morte, dall’inquietante incremento dei suicidi, dal malessere diffuso. Qualcosa dunque non funziona: la liquidità dell’identità, con tutte le sue conseguenze, non aumenta il senso di felicità dell’uomo contemporaneo. Alcuni studi sul benessere fanno osservare che la felicità non è correlata con l’incremento delle possibilità di scelta. Questi dati fanno saltare una convinzione che sembrava imbattibile. La felicità dunque non è correlata con l’incremento delle possibili scelte dell’uomo (una visione ovviamente molto legata al capitalismo), ma gli stessi studi correlano la felicità con il possedere invece un “criterio” per scegliere. Avere un criterio per scegliere rimanda ad altro: avere un progetto, delle idee, una identità.

Ed ecco che il cerchio si chiude: il tema della liquidità è sostanzialmente il tema della rinuncia ad avere criteri (cioè dimensioni di senso). Ma questa rinuncia ha un prezzo: l’infelicità. Ecco perché la “magnifica progressione” mantiene anche oggi, e direi soprattutto oggi, un alto valore, proprio per il suo portato anti-liquidità. Costruire dimensioni identitarie stabili e non ambigue, instaurare relazioni solide e che si dispiegano lungo progetti esistenziali che consentono l’apertura alla generatività ed all’oblatività, sono ancora, in ultima analisi, l’unico orizzonte di speranza che si apre per l’uomo del terzo millennio, immerso nel cupo e doloroso paradigma della tecnoliquidità. 

giovedì 22 novembre 2012

Adolescenti: perché non riusciamo a capirli - convegno del 24 novembre 2012

Scuola per Genitori. Adolescenti: perché non riusciamo a capirli


23/25 novembre 2012. Iniziativa promossa da Rinnovamento nello Spirito Santo

Docente Tonino Cantelmi- scuola per genitori
Programma del 23-25 novembre 2012 Adolescenti: perché non riusciamo a capirli. Giornata di approfondimento giudata dal Prof. Cantelmi
Sessione pomeridiana
Ore 15.30: Arrivo e sistemazione
Ore 17.30: Coffee Break di accoglienza
Ore 18.30: Presentazione del Corso e dei partecipanti a cura di: Hector Nardone, delegato RnS presso Forum nazionale delle Associazioni Familiari

Ore 19.00: Relazione e condivisione sul tema: “Adolescenti: perché non riusciamo a capirli. Disamina sul mondo adolescenziale oggi: gli adolescenti di oggi; relazionarsi con loro; adolescenti e mass media”(I parte) Prof. Tonino Cantelmi
Ore 20.00: Cena
Ore 21.30 - 22.30: Ripresa Relazione e condivisione sul tema - Prof. Tonino Cantelmi

Sabato 24 novembre

Sessione Mattutina
Ore 08.00: Colazione
Ore 09.00: Relazione e condivisione sul tema: “Adolescenti: perché non riusciamo a capirli”  (II parte)  Prof. Tonino Cantelmi
Ore 11.00: Coffee Break
Ore 11.20: Ripresa dei lavori
Ore 13.00: Pranzo

Sessione pomeridiana
Ore 15.30: Suddivisione dei partecipanti per i Lavori di gruppo a cura della Dott.ssa Michela Pensavalli
Ore 17.00: Coffee Break
Ore 17.20: Ripresa dei Lavori di gruppo
Ore 20.00: Cena
Ore 21.30 - 22.30: Approfondimento col tutor, a cura della Dott.ssa Michela Pensavalli
Domenica 25 novembre
Sessione Mattutina
Ore 08.00:  S. Messa
Ore 08.45: Colazione
Ore 09.30: Illustrazione in plenaria dei Lavori di gruppo e conclusioni a cura della Dott.ssa Michela Pensavalli
Ore 11.00: Coffee Break
Ore 11.00: Conclusioni del Prof. Dario Sacchini
Ore 13.30: Pranzo
Ore 15.30: Partenze

La sfida educativa impone, oggi, un impegno urgente di sostegno e di accompagnamento alla genitorialità. La Scuola per genitori intende porre l'attenzione su tematiche cruciali inerenti il processo di costruzione della genitorialità, con particolare attenzione ai passaggi critici della vita dei figli, che possono rendere difficoltoso per i genitori l'esercizio della propria funzione. Ha l'obiettivo di costruire uno spazio d'incontro, di confronto, di condivisione delle proprie esperienze a vantaggio di chi ha una funzione genitoriale e di chi svolge, a qualsiasi titolo, una funzione educativa.
La Scuola, in programma presso la Casa Famiglia di Nazareth di Loreto (AN), prevede un percorso formativo articolato in otto incontri, ciascuno dei quali caratterizzato dalla trattazione di una delle differenti tematiche che contribuiscono a definire il quadro della realtà familiare. Ciascun Corso rappresenta un argomento in sé compiuto, motivo per cui è possibile iscriversi a tutto il percorso o a uno o più moduli di interesse.
Su tale iniziativa, così il presidente nazionale, Salvatore Martinez: «In piena emergenza educativa, la Scuola per genitori promossa dal RnS, con preziose collaborazioni di istituzioni ed esperti, vuole riaffermare il primato sociale ed ecclesiale dell'istituto familiare. Non si può costruire una comunità umana più giusta e una società contemporanea più solidale senza adeguati modelli di vita sponsale, genitoriale e familiare... La Scuola per genitori è una risposta concreta, un gesto di amicizia offerto a tutti, una pedagogia fatta di esperienze e conoscenze che il RnS pone all'attenzione del Paese, in sintonia con gli Orientamenti pastorali dei Vescovi per il Decennio in corso. L'auspicio è che il format che si proporrà a Loreto possa essere replicato in altre Regioni d'Italia».

Queste le date:
    •    28-30 settembre 2012 - La famiglia nella Costituzione: diritti e doveri
    •    26-28 ottobre 2012 - Genitori nelle età evolutive
    •    23-25 novembre 2012 - Adolescenti: perché non riusciamo a capirli
    •    25-27 gennaio 2013 - Genitori e figli: voi-noi
    •    22-24 febbraio 2013 - Il rapporto genitori-figli: incontro o scontro?
    •    22-24 marzo 2013 - La comunicazione tra genitori e figli
    •    24-26 maggio 2013 - Educare agli stili di vita nel ciclo vitale della persona e della famiglia
    •    21-23 giugno 2013 - Il rapporto famiglia-società e la promozione della cultura dell'accoglienza
Per informazioni, consultare il depliant allegato e il sito web di Rinnovamento nello Spirito Santo

venerdì 14 settembre 2012

Gruppo di ascolto sulla gestione delle difficoltà relazionali: l'incontro

Roma - 15 ottobre 2012 1° incontro - ITCI - Via Ravenna 24 - 00161 aaaa

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GRUPPO D’ASCOLTO PERMANENTE SULLA GESTIONE DELLE DIFFICOLTA’ RELAZIONALI - Più che un gruppo di stampo pedagogico, questo vuole essere un gruppo d’ascolto e di condivisione, un luogo sicuro nel quale depositare le nostre esperienze, avere la possibilità di mettersi in gioco e di sperimentare se stessi in modalità diversa da quella cui siamo abituati.
DESTINATARI - Gli argomenti affrontati nel corso del gruppo sono molto vari, ma hanno tutti a che vedere con il mondo relazionale, e le emozioni ad esso sottostanti, per cui il gruppo è rivolto a chiunque prova una qualsiasi difficoltà in questo ambito e voglia cercare un cambiamento.
Ricerche sull’intelligenza emotiva dimostrano come il riconoscere le proprie emozioni, e l’imparare a gestirle, migliori la qualità della vita relazionale e di conseguenza della vita nel suo complesso.
APPROCCIO TERAPEUTICO - L’approccio terapeutico utilizzato in questo percorso è quello cognitivo interpersonale. Secondo tale approccio ogni individuo si muove all’interno delle relazioni e nel mondo seguendo degli schemi appresi a partire dalle prime esperienze d’attaccamento con le figure significative.Tramite tecniche esperienziali e discussioni di gruppo impareremo a riflettere sulle emozioni che ci guidano all’interno del nostro mondo relazionale e, portandole ad una maggiore consapevolezza, avremo la possibilità di favorire un benefico cambiamento.
PERCHE’ LAVORARE IN GRUPPO - Il gruppo è un contenitore all’interno del quale metabolizzare esperienze ed emozioni. Il setting gruppale è molto differente da quello duale a cui siamo più abituati in psicoterapia. Il gruppo, formato da tanti elementi, fa da cassa di risonanza emotiva dando vita a molte dinamiche altrove impossibili, tuttavia molto utili ad accelerare i processi di consapevolezza. Tramite la narrazione delle esperienze individuali, ognuno ha la possibilità di vivere, rivivere, elaborare emozioni e tramite il fenomeno del “rispecchiamento” di rimandarle agli altri elementi del gruppo stesso, favorendo la circolazione dei vissuti.
IL PERCORSO - Questo sui disturbi relazionali è un gruppo permanente ed aperto, il che vuol dire che tale gruppo permetterà a chiunque ne sentirà l’esigenza di far parte di esso, di fare il proprio percorso personale, per poi uscirne. Ci sarà quindi un ricambio nel tempo dei componenti del gruppo stesso.
Il ventaglio degli argomenti affrontati sarà molto vasto e concernerà tutto ciò che ha a che vedere con il nostro mondo relazionale, interno ed esterno, dal nostro rapporto col cibo, con il nostro corpo, con il sonno, con gli altri, con la famiglia, con il partner, con noi stessi … e su qualsiasi argomento sentiremo il bisogno di confrontarci.
Analizzeremo le emozioni sottostanti al nostro specifico modo di rapportarci e che ci fanno muovere nelle nostre consuete direzioni.
Il percorso vero e proprio inizierà lunedì 5 Novembre, ma saremo a vostra disposizione lunedì 15 Ottobre dalle ore 19 alle ore 20 per conoscervi e rispondere alle vostre domande.
DURATA, FREQUENZA E COSTO - Gli incontri, di due ore ciascuno, dalle 19 alle 21, hanno cadenza quindicinale, a partire dall’incontro del 15 Ottobre.
Il costo è di 30 Euro ad incontro. Si può pagare il costo degli incontri un mese per volta.
Il numero dei partecipanti varierà nel corso del tempo, ma in linea di massima sarà di circa dieci
SEDE - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale - Via Ravenna, 24 – Roma (P.za Bologna)
PER ISCRIZIONI ED INFORMAZIONI: Dott.ssa Antonella Pirro - Psicologa - Cell: 320.8174895 - anto.pirro@libero.it

lunedì 28 maggio 2012

Giovani: Con le nuove tecnologie relazioni meno empatiche


L'invito a riscoprire la bellezza di «guardarsi negli occhi» nel corso del convegno "Clikk@more", promosso dall'Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e dall'Itci di Cantelmi di Nicolò Maria Iannello
Amore e sentimenti sempre più superficiali, nell’era di Internet.. Ha lanciato l’allarme sabato scorso (26 maggio), nel palazzo del Vicariato, il convegno "Clikk@more" promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e dall’Istituto di terapia cognitivo interpersonale (Itci), guidato da Tonino Cantelmi, psichiatra, il primo in Italia a occuparsi dell’impatto delle tecnologie digitali sulla mente e di “dipendenza da Internet”. Al tavolo dei relatori, insieme a don Maurizio Mirilli, direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, Maria Beatrice Toro e Michela Pensavalli, psicologhe e psicoterapeute, ricercatrici presso l’Itci, che hanno discusso intorno ad alcuni concetti divulgati da Cantelmi negli ultimi anni.

Idee e teorie introdotte dall’esperto in un video: «L’uomo tra 10 anni sarà più depresso e dipenderà da nuovi paradisi, come la tecnologia, il sesso, il gioco». Un grave rischio, in particolare, deriva dal ricorso alle tecnologie per stringere relazioni umane ed è rintracciabile nella «dissociazione fra le emozioni che rappresentiamo nella rete e quelle che viviamo nella realtà». E questa è solo una delle possibili conseguenze della tecno-mediazione dei rapporti, insieme alle trasformazioni subite dal nostro cervello che «diventa sempre meno empatico e meno simbolico». Per questo, ha precisato Cantelmi, «le tecnologie sono un mondo che dobbiamo imparare ad abitare» per essere ancora in grado «guardarci negli occhi».

A partire da questi temi e sulla scia del pensiero del sociologo polacco Zygmunt Bauman, Maria Beatrice Toro, psicoterapeuta dell’infanzia, ha parlato di «famiglia liquida», indagando nello specifico il legame genitore-figlio: «Oggi sono in crisi sia i bambini, nei quali aumentano i disturbi mentali e del comportamento, sia i genitori che hanno difficoltà a prendersi cura dei figli». Tracciando quindi un profilo della famiglia post-moderna, la ricercatrice ha evidenziato un capovolgimento dei ruoli dato che «non sono più i figli ad avere bisogno dei genitori ma il padre e la madre ad avere bisogno dei bambini per appagare il loro benessere emotivo». Così crescono «figli che sentono sulle spalle le aspettative degli adulti» e si delineano genitori «“adultescenti”, cioè che non maturano una volta per tutte».

Presentando la sua esperienza di psicoterapia per adulti, Michela Pensavalli, invece, ha spiegato che i giovani di oggi hanno grandi «difficoltà a riconoscere e a descrivere le emozioni» a causa dei nuovi media che li abituano a «un linguaggio povero e non consentono loro di entrare fino in fondo in una relazione». E oggi che «le tecnologie sono un’estensione di noi stessi», molti altri sono i cambiamenti di natura antropologica da segnalare, secondo la studiosa, come «l’incapacità di avere una storia duratura, la diffusione di nuovi costumi sessuali, la tendenza ad avere relazioni ambigue o a non accettare i limiti di noi stessi e delle persone che amiamo».

Ma quale amore conta oggi? È la domanda rilanciata da don Mirilli in conclusione dei lavori. Un interrogativo che «esige un’unica risposta» in un tempo in cui «è facile con un click dire “mi piace” o “non mi piace” e si vive sull’onda delle sensazioni». L’amore autentico, ha ribadito con forza il presbitero, è quello «oblativo, che si offre, costruisce e progetta e sa fare delle rinunce». Un amore che va testimoniato ai giovani. Dai genitori innanzitutto, «che devono fare vivere ai figli l’esperienza di un amore grande».



28 maggio 2012

Come cambia il modo di amare nel tempo delle nuove tecnologie: convegno al Vicariato di Roma - intervista



notizia del 25/05/2012 12.05.12


Domani mattina, il Vicariato di Roma ospiterà il convegno “Clikk@more”, un insieme di riflessioni sui sentimenti al tempo della rete. Ad aprire i lavori sarà il professor Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici e dell’Istituto di terapia cognitivo interpersonale, organizzatore dell’evento. Obiettivo degli interventi in programma, tra cui quello di don Maurizio Mirilli, direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, che ha promosso il convegno, è di offrire spunti sull’impatto che le nuove tecnologie hanno sul modo di concepire l’amore e i rapporti fra persone. Sarà presente anche la dott.ssa Maria Beatrice Toro, che parlerà di legami familiari liquidi e loro effetti sull’infanzia. Sul tema dell’appuntamento, Gina Maradei ha intervistato ladott.ssa Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta:RealAudioMP3


R. – Il convegno nasce come un momento di riflessione. E’ una sfida a capire se oggi è possibile potersi rilanciare in relazioni affettive stabili e durature e non in relazioni che durino poco tempo e che siano prevalentemente tecno-mediate.

D. - “Scusa se non ti chiamo più amore” è, oltre al tema del suo intervento, il titolo del libro che lei ha scritto insieme al prof. Cantelmi. Cosa significa?

R. – E’ un libro che rappresenta una sorta di piccolo vademecum alla comprensione del nostro modo di amare. Noi abbiamo uno specifico stile affettivo, così li abbiamo chiamati; stile affettivo fobico, stile affettivo depressivo o abbandonico, stile affettivo perfezionistico, che può essere anche di tipo ossessivo. Quindi, riconoscendo il nostro modo di amare, a partire dalle nostre prime relazioni con i genitori e con le figure significative, possiamo capire i nostri intralci per amare qualcuno autenticamente, dove è possibile migliorarci e verso quale direzione possiamo andare per far funzionare meglio le relazioni di coppia.

D. – Al tempo di Internet chi è, principalmente, che si rifugia negli amori virtuali?

R. – Sono persone che prevalentemente hanno difficoltà nella "vita off line" ad avere relazioni paritarie e soddisfacenti. Il "retomane" può esserlo "per azione" e, quindi, le classiche persone che adescano attraverso la Rete qualcuno e quindi sono spesso malintenzionati, o intenzionati per fini commerciali, ad esempio; oppure le persone retomani per fuga, quelle persone che vivono una dimensione affettiva insoddisfacente e che quindi compensano all’interno del mondo tecno-mediato quello che manca nella loro vita reale e queste sono le persone verso cui prevalentemente noi rivolgiamo l’attenzione nei nostri studi psicoterapeutici.

D. – Oggi perché non ci si sofferma più sulle proprie emozioni, è solo questione di ritmi frenetici che la vita ci impone?

R. - Abbiamo difficoltà ad emozionarci perché le emozioni sono troppo a portata di mano e paradossalmente c'è questo viverle senza mediazioni, senza sforzo, senza mediazioni dovute alla nostra intenzionalità, cioè il mettere la testa, il cuore, il rischio, il pericolo di sporcarsi le mani in una relazione dove l’altro ci stia ad osservare. Questo non è così semplice oggigiorno; c’è molta confusione e la tecno-mediazione, cioè il computer, la digitalità, il cellulare sono tutti mezzi per agevolare la relazione ma in realtà creano anche parecchi equivoci e non è così facile poi sentire l’autenticità dall’altra parte dello schermo.

D. - Cosa c’è bisogno di riscoprire, allora?

R. – Sicuramente c’è bisogno di avere coraggio, avere coraggio di entrare e di stare nel conflitto, avere coraggio di rinunciare agli schemi di perfezione che viviamo oggi, avere coraggio di essere testimoni autentici per i nostri figli e quindi abbandonare anche gli schemi troppo lontani da noi di una perfezione che non riusciamo poi a portare avanti giorno dopo giorno; quindi essere ogni giorno un po’ più vicini alla verità di ciò che noi siamo davvero dentro, anche mostrando i nostri difetti, che sono perlopiù le cose che spesso invece mettiamo a tacere in una forma di narcisismo sfrenato che esalta solo e soprattutto gli aspetti positivi che ognuno di noi ha.

Clikk@amore

Perchè un convegno sull'amore e sull'affettività ai tempi di internet?


Perché un convegno sul tema dell’amore e dell'affettività?
Dott. Michela Pensavalli: In un'epoca liquida in cui i rapporti sono veloci, frenetici e virtuali difficilmente ci soffermiamo a capire le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Il convegno affronta la tematica dell’amore in tempi di liquidità mediatica, spiegando come funzionano i meccanismi di questa nuova realtà, offrendo spunti di riflessione per capire come è cambiato l’ Amore in seguito all’introduzione di Internet, dal punto di vista comunicativo, comportamentale e sociale.

L’amore è al centro dell’attenzione di molti. O Ci sono persone che lo cercano e persone che soffrono per amore. Dove è possibile trovare aiuto?, giacché nel campo psicologico ci sono tante scuole diverse, e magari alcune che non aiutanob veramente a trovare la giusta soluzione?
Dott. Michela Pensavalli: Ad oggi la psicoterapie più accreditate sembrano essere quelle cognitiviste. La Psicoterapia Cognitivo Interpersonale, in particolare, rappresenta un approccio integrato in quanto affronta l’esigenza clinica di trattare i pazienti con problemi relazionali. Lo svolgimento dell’iter di psicoterapia, prevede la costruzione di un clima collaborativo col paziente, laddove egli è visto come il principale esperto
di se stesso e dei suoi disturbi, mentre il terapeuta è il principale esperto delle strategie e delle tecniche per risolverli. Terapeuta e paziente costruiscono il setting di esplorazione e conoscenza delle dinamiche profonde che si vanno esprimendo anche nel contesto della relazione terapeutica.

Secondo lei, quando è che una persona deve chiedere aiuto psicologico nel campo affettivo?
Dott. Michela Pensavalli:Quando si è alla continua e incessante ricerca della felicità, di una realizzazione di sé, di una pace interiore attraverso un rapporto con un oggetto o un evento o una persona e questa ricerca prevarica la quotidianità in ambito sentimentale, lavorativo e relazionale, allora può essere utile affidarsi ad un intervento psicoterapeutico. Attraverso questo aiuto, la persona sperimenta nuovi atteggiamenti e riprende, passo dopo passo, la padronanza della propria vita e la direzione scelta da perseguire nei vari ambiti della quotidianità.
Cos'è la dipendenza affettiva? è una infermità? O e parte della normalità nel mondo moderno?
Dott. Michela Pensavalli: Si definisce “malattia delle emozioni”. L’oggetto della dipendenza è una relazione. Designa un bisogno generale ed eccessivo di essere accuditi, bisogno che porta a un comportamento sottomesso e a un’angoscia di separazione. E’ l’antitesi dell’amore verso sé stessi. Il dipendente affettivo non riesce a sviluppare l’amor proprio né l’autostima. Nella società attuale, in cui viene data una grande importanza all’estetica e alla bellezza esteriore, il dipendente affettivo vive costantemente nella paura di non piacere e accetta di fare qualunque cosa per mostrarsi compiacente verso l’altro anche se questo va contro i suoi valori e il suo codice morale.

Le persone provano paura soprattutto quando soffrono di solitudine, e nello stesso tempo non hanno il coraggio di prendere sul serio una relazione perché è troppo difficile. E’ veramente così? Perché?
Dott. Michela Pensavalli: Solitudine significa venire in contatto con sé stessi e con la propria anima, significa, a volte, terrore di vivere nel dolore dell’ abbandono. Le persone temono la solitudine, perché in quel momento si trovano davanti a loro stessi. Allo stesso tempo però hanno paura di stringere forti legami perché non si sentono capaci di mantenerli e gestirli nel tempo. La psicoterapia post-moderna va nella direzione di sostenere la persona mentre ricerca l’equilibrio tra gli eccessi di solitudine estrema e ricerca compiacente e continua dell’altro.
Lei, insieme al prof. Tonino Cantelmi ha scritto un libro su questo tema: “Scusa se non ti chiamo più amore” (Edizioni San Paolo). Qual'é il messaggio che darebbe ai giovani che si trovano di fronte a scegliere se
sposarsi o non sposarsi, che si trovano di fronte alle difficoltà psicologiche nella relazione con il partner?
Dott. Michela Pensavalli: Una giusta premessa da sottolineare è sapere che l’amore può trasformarsi in una dipendenza affettiva ma la dipendenza non si trasforma mai in amore. Ciò spiega perché in molti casi una relazione amorosa mutata in una storia di dipendenza reciproca può essere risanata attraverso l’impegno attivo dei partner mente un rapporto che si è connotato come dipendenza sin dall’inizio è destinato a finire in un modo o nell’altro quando non sfinisce e distrugge le persone coinvolte. Tuttavia, investire sull’amore è sempre e comunque la giusta direzione e soluzione. Questo quando l’amore è sano e non vincolante, quando viene vissuto in autonomia e reciprocità senza precludere l’amore verso sé stessi. L’unione nel matrimonio non significa dipendenza affettiva, ma anzi l’opposto. Una sana relazione si basa sulla libertà e l’autonomia, nel puro bisogno di essere amati. In un matrimonio ognuno manifesta il suo amore a modo suo, e ciascuno ama l’altro come crede meglio: questo è l’amore umano. Amare significa accettare la sfida di sopportare ed accogliere soprattutto i difetti dell’altro.

Dott. Michela Pensavalli, Psicologa- Psicoterapeuta, Docente e coordinatore didattico SCInt (Scuola di
Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo - Interpersonale), Membro del CeDic (Centro per la ricerca e la terapia della Dip. Comportamentali), Ricercatrice presso l'ITCI (Istituto di Terapia Cognitivo - Interpersonale) e membro del Comitato editoriale della rivista Modelli per la Mente e Idee in Psicoterapia.

giovedì 19 maggio 2011

La psicologia e le sfide della modernità.

Vissuto religioso, vita consacrata,
dimensioni affettive, corporee
e sessuali ai tempi dell’era digitale

Roma 11 Giugno 2011 - ore 9.00 - 13.00
Pontificia Università Regina Apostolorum
Via degli Aldobrandeschi 191


OBIETTIVO FORMATIVO
L’evento è volto a fornire un panorama diagnostico e di intervento alla prassi clinica e al trattamento di tutte le forme di new addictions ed in particolare alle dipendenza comportamentali da cibo, affettive e sessuali.

L'obiettivo è quello di fornire percorsi clinicoassistenziali/diagnostici/riabilitativi, profili di assistenza e profili di cura, unitamente all'acquisizione di conoscenze teoriche sulle dinamiche
affettive interpersonali nella vita consacrata.

CORSO ECM:
11011275 - Medico chirurgo
11011276 - Psicologo
11011277 - Infermiere

Ore 9.00 Colazione di benvenuto
Ore 9.30 Apertura dei Lavori:
  • Prof. German Sanchez
MODERATORE:
Dr. Ruggero Di Biagi

Relazioni:
Vita Affettiva e società tecno liquida
  • Prof. Tonino Cantelmi
L’insostenibile peso del Corpo: l’anoressia ai tempi di Internet
  • D.ssa Maria Beatrice Toro
Il Corpo ingombrante: l’obesità
  • Dr. Antonio Sarnicola
Dalla Dipendenza affettiva alla trappola della ipersessualizzazione moderna
  • D.ssa Michela Pensavalli
Ipersessualizzazione dei Media: meccanismi patologici
  • Dr. Daniele Mugnaini
La Vita Consacrata e le sfide della modernità liquida: il contributo della psicologia
  • Prof. German Sanchez




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