Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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mercoledì 3 giugno 2020

"Giovani, lo spirito oltre la tempesta" - A sua immagine - puntata 31 maggio 2020

In studio interviene la dottoressa Michela Pensavalli psicologa e psicoterapeuta per comprendere, insieme alla conduttrice Lorena Bianchetti, quanto sia stato difficile da parte dei giovani, affrontare questo periodo di reclusione e di isolamento sociale a causa de Coronavirus. 

E' una puntata dedicata ai giovani, per capire quali sono stati i loro problemi, ma anche quali sono le loro speranze, e le tante attività che li hanno visti protagonisti anche nei momenti più duri e difficili della pandemia.


E' possibile rivedere tutta la puntata accedendo a questo link:


venerdì 20 marzo 2020

Intervista L'Eurispes - Malati patologici, anziani, poveri in quarantena. Quali sono i rischi e come aiutarli

La dottoressa Michela Pensavalli, risponde alle domande di Marco Omizzolo in un'intervista rilasciata per il magazine L'Eurispes, spiegando quali sono le implicazioni emotive e psicologiche derivanti dal periodo difficile che stiamo vivendo a causa del Coronavirus.

per leggerla è possibile accedere a questo link:

lunedì 20 gennaio 2020

Shopping compulsivo - L'Italia con voi - Rai Play - gennaio 2020

La dottoressa Michela Pensavalli interviene nella trasmissione "L'italia con voi" di Rai Play per parlare insieme alla conduttrice Monica Marangoni, di shopping compulsivo, per comprendere meglio questo fenomeno e capire come affrontarlo.

lunedì 8 aprile 2019

Il veleno della maldicenza - Bel tempo si spera - TV2000 - 2 aprile 2019

La dottoressa Michela Pensavalli interviene insieme a Don Pietro Sigurani, Rettore Basilica di Sant’Eustachio Roma e Catena Fiorello, scrittrice nella trasmissione "Bel tempo si spera" di TV2000 per parlare del veleno della maldicenza e di come le parole possono diventare pericolose.


mercoledì 16 gennaio 2019

Comunità Sisifo "Saper controllare le emozioni" - pubblicazione su "Il Tempo" (focus Salute) del 14/01/2019

Comunità Terapeutica Sisifo per la cura delle dipendenze comportamentali. 

Ne parla il Dott. Emiliano Lambiase, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore della Comunità in un'intervista rilasciata al quotidiano "Il Tempo"

giovedì 21 giugno 2018

Bannare o non bannare, questo è il problema - Alessio Jacona per L'Espresso

Interessante articolo di Alessio Jacona pubblicato sull'Espresso in merito all'eterno dubbio postmoderno: "Bannare o non bannare su Facebook": il vero problema non è nella guerra di oggi, ma nelle macerie digitali.


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E’ una guerra civile quella in corso su Facebook e sugli altri social. Tutti che bannano e cancellano ferocemente quanti la pensano diversamente da loro, per escluderli con un click dal proprio orizzonte digitale. Tutti, da un lato e dall'altro, che provano orrore, sdegno, disprezzo per la parte avversa.

Sullo sfondo, l'Italia della della politica e delle istituzioni che si "trumpizza", sperando di ottenere (per ora con profitto, pare) gli stessi successi del “leviatano biondo”, mentre la TV spazzatura glorifica i Corona e il loro marciume.

In Italia di sono 59 milioni di abitanti di cui 43 milioni sono connessi in rete. Di questi, ben 34 milioni sono sul social network di Mark Zuckerberg. Sono solo numeri, ma definiscono il peso e il ruolo che esso ha nelle nostre interazioni digitali rispetto a tutte le altre disponibili e, allo stesso tempo, spiegano perché dovremmo preoccuparci di fronte a una polarizzazione così netta e devastante, che coinvolge e stravolge tutti, che divide e lacera le nostre rappresentazioni digitali.

Perché il problema vero non è nella guerra di oggi, ma nelle macerie digitali che essa si lascerà alle spalle: quando infatti il letame sollevato da questa folle età politica tornerà finalmente a posarsi sul fondo, ritroveremo la morfologia delle nostre interazioni online radicalmente cambiata, e in peggio.

Dopo aver bannato uno dopo l’altro, in preda alla rabbia, coloro che non la pensano come noi, ci scopriremo rinchiusi in bolle sempre più impenetrabili, in stanze dell'eco dove sentiremo ripetere solo le idiozie che ci piacciono (ognuno le sue). I nostri account saranno come isole in fiamme, dove il fuoco dei nostri contrasti brucerà ancora e ancora, alimentato anche dagli algoritmi di Facebook, messi lì per mostrarci soprattutto quello vogliamo vedere.

A quel punto sarà dura, durissima, tornare indietro. Perché Facebook &co, i social dove ci informiamo, ci troviamo e ci contiamo, non sono la piazza dove scendevamo a protestare (e a prenderci a sprangate, all’occorrenza), o il bar dove da esseri umani ci ritroviamo allo stesso bancone per bere lo stesso caffè. Non sono luoghi reali dove alla fine siamo costretti a guardarci negli occhi, a mediare.

Siamo ancora in tempo per evitare tutto questo. Basta avere il coraggio e lo stomaco di leggere sulla propria timeline idee opposte e lontane anche fino a essere repellenti. E' un esercizio importante e utile. Aiuta a chiarirsi le idee, esercitare l'autocontrollo e capire con chi abbiamo veramente a che fare tra i nostri contatti. Oltre a dare il polso di quella parte di mondo alla quale non apparteniamo, ma che comunque influenza la nostra in molti e diversi modi.

Se non ci riusciremo, allora sarà un inferno. E quando ci penso, riesco a consolarmi solo all'idea che magari, nel frattempo, qualcuno si sarà già strozzato con i popcorn.

giovedì 22 febbraio 2018

XXII° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia

La dottoressa Michela Pensavalli partecipa al XXII° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia, progetto di Promozione della Salute Mentale 20.20 organizzato dalla SOSPI. 

Il tema del simposio: sesso patologico, ipersessualità, dipendenza, tecnosex e salute mentale.
Moderatore: Prof. Tonino Cantelmi
Relatori: prof. Arturo Bevilacqua, dott. Emiliano Lambiased.ssa Michela Pensavalli









lunedì 23 ottobre 2017

Vita di coppia: quando la suocera si intromette - Siamo Noi - Tv2000 - 20 ottobre 2017

Che cosa succede quando all’interno della coppia c’è una eccessiva presenza dei suoceri? Quali sono le dinamiche che si attivano all’interno della coppia? rabbia, distacco, sofferenza? In studio, per parlare del critico rapporto con i suoceri, interviene Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta.


martedì 17 ottobre 2017

Vita di coppia: quando la gelosia mina il rapporto - Siamo Noi - Tv2000 - 13 ottobre 2017

Ospite in studio la psicologa e psicoterapeuta Michela Pensavalli. Viene affrontato il tema della GELOSIA in riferimento a situazioni di vita reale e a storie raccontate. La dottoressa spiega quali sono le carattistiche principali di questo aspetto funzionale della nostra personalità ed evidenzia quali sono i campanelli d'allarme da captare quando invece si tratta di gelosia patologica.




martedì 7 febbraio 2017

Intervista Radio Radio


La dottoressa Michela Pensavalli interviene ai microfoni di Radio Radio per parlare insieme ai conduttori delle differenze esistenti tra maschi e femmine sottolineando come tra i due, siano molto diverse le modalità cognitive e comportamentali.


martedì 2 agosto 2016

Le emozioni ai tempi di Internet - articolo "Yoga Italia"



Nell’epoca digitale le relazioni “faccia a faccia” stanno lasciando il campo a quelle tecno-mediate espresse tramite chat, sms, mail, Social, Network

La dottoressa Michela Pensavalli ne parla, insieme alla collega Cristina Congedo, nel suo articolo "Le emozioni ai tempi di Internet" pubblicato sulla rivista trimestrale "Yoga Italia"







lunedì 16 maggio 2016

Essere madri oggi - "A sua immagine" - puntata 8 maggio 2016

Ma cosa vuol dire essere madri oggi in Italia? È facile o è difficile fare figli e mantenerli? Perché le nascite nel nostro Paese sono al minimo storico?


Interviene in studio la dottoressa Michela Pensavalli psicologa e psicoterapeuta per affrontare questo argomento e commentarlo insieme alla conduttrice Lorena Bianchetti sottolineando quanto sia difficile essere madri in questa società post-moderna e tecnoliquida in cui vige una forma estrema di perfezionismo.
Nella società odierna infatti è difficile impegnarsi in un progetto che sia per sempre poiché le priorità vengono date a tutto ciò che può permettere un’affermazione personale immediata che sia capace di far stare ogni persona al centro dell’attenzione.




mercoledì 27 gennaio 2016

Il fenomeno del Cyberbullismo - intervista Rai Radio 2 a Michela Pensavalli

La dottoressa Michela Pensavalli, psicologa, psicoterapeuta e responsabile del progetto del Moige "#Off4aday", a seguito delle ultime vicende di cronaca sul caso di tentato suicidio a causa del bullismo, spiega ai microfoni di Paola Cortese, come il cyberbullismo sia un fenomeno di emergenza sociale che si verifica sempre più frequentemente negli ultimi tempi e quali sono i segnali importanti e i campanelli di allarme che un genitore deve notare nel comportamento dei propri figli.



mercoledì 20 gennaio 2016

Pordenone: 12enne si lancia dal balcone lasciando un biglietto in cui accusa i compagni di classe - Intervista Michela Pensavalli


PORDENONE: PSICOLOGA, PER VITTIME BULLI GESTO ECLATANTE SPESSO UNICA SOLUZIONE: si lascia un biglietto per punire i 'cattivi'

Le conseguenze del bullismo possono "arrivare fino a gesti eclatanti come il suicidio.
Spesso le persone che ne sono vittima si sentono abbandonate e si convincono che l'unica strada sia quella del gesto eclatante.
Accade quando manca una 'rete' alternativa di contatti e relazioni anche con gli adulti. Spesso si lascia un biglietto per dare una punizione a chi ha commesso l'atto di bullismo".
A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta responsabile del servizio telefonico 'Off4day' di supporto alle vittime del cyber-bullismo creato dal Moige, commentando il caso della 12enne di Pordenone che si è lanciata dal balcone lasciando un biglietto in cui accusa i compagni di classe.
"Oggi i social network enfatizzano i gesti, i pensieri e le emozioni dei ragazzi - aggiunge la psicologa - e si è convinti che questo mezzo possa pervadere ogni cosa. Gli effetti sono enormi su chi è fragile e non ha schermi per difendersi".

venerdì 8 gennaio 2016

A internet na vida sacerdotal - Internet nella vita sacerdotale

Paróquia São Sebastião
A internet na vida sacerdotal
Um curso orienta seminaristas sobre a atitude que se deve ter no uso da rede 
di José Antonio Valera Vidal


A imagem projetada é a de um jovem casal que está se olhando. Ambos estão tristes, enquanto ela reclama que lhe falta atenção. Em seguida, ele coloca a mão sobre a dela e vira-a de um lado para o outro, de modo mecânico, para depois fazer “dois cliques” como único carinho…O público ri. Com este pequeno vídeo de motivação – também de constatação – , foi inaugurado hoje o seminário “internet na vida do presbítero”, organizado pelo Instituto de Terapia Cognitivo Interpessoal de Roma e o Pontifício Colégio Internacional “Mater Ecclesiae”. 
Serão dois dias para estudar os benefícios e também os riscos do uso da internet na formação dos seminaristas, bem como na forma como se deve lidar com os “novos” pecados dos usuários, que fizeram da “rede” um espaço desordenado para a sua vida afetiva, laboral e moral.
De acordo com a Dra. Michela Pensavalli, psicóloga e psicoterapeuta, bem como professora universitária e coordenadora do Instituto promotor do evento, é muito importante que a pessoa – neste caso o seminarista -, analise e se responda se é ou não “dependente” da Internet . Ou seja, se consegue dominar as emoções e impulsos que os sites e as redes sociais geram, seja quando se está conectado, como também quando se deve passar longos períodos off line. 
Para a especialista, o domínio e o equilíbrio é vital, porque em uma sociedade “Tecnolíquida”, segundo a definição recente do psiquiatra italiano, Tonino Cantelmi, os diversos dispositivos podem manter as pessoas em uma conectividade permanente, onde é difícil distinguir os limites ou o tempo passado, em detrimento de outros fins ou obrigações. 

A teoria do “tudo e rápido”
Outro risco que o navegante moderno encontra, é a tendência a encurtar as coisas e evitar os encontros. Ou seja, se por uma mensagem de texto podemos explicar alguma coisa rapidamente, por que estender-se ou aprofundar? Ou pior ainda, se temos tantas plataformas de comunicação instantânea, para que encontrar-nos? 
Também o usuário, na sua necessidade de estar conectado, pode perder a atenção do que as pessoas lhe falam, por exemplo, numa aula ou conferência, por estar pendente do modo rapidíssimo de como continuam a interagir os seus contatos e listas de interesses “lá fora”. 
O fato de não poder se desconectar (switch off), já é um sinal de que deve ser observado… Porque nem hoje e nem no passado, foi possível estar num lugar e ao mesmo tempo em outro –fora – , não porque a internet não te deixe fazer isso, mas porque as normas básicas de convivência ou da vida comunitária te exigem. Mas para alguns – isso sim é de ontem e de hoje – , sua necessidade pessoal está por acima da dos demais, o que é um mau sinal… 
O que mais oferece a Internet? Segundo a doutora Pensavalli, te oferece emoções – até mesmo fortes – relações – não sem perigos – , e te facilita as coisas para sair do “tédio”. Para outros, o tempo passa mais rápido conectando-se à rede, por tanto ajuda a evadir-se; enquanto que para um grupo de usuários é a porta entre o privado e o público, cuja chave se abre ou fecha de acordo com a conveniência ou a vontade. 
Sobre isso, foi clara em advertir que, como emissor e dono das suas conexões de internet, o usuário se predispõe a evitar o que ele não gosta, e a eleger só aquilo que não lhe chateia; assim como selecionar o que não lhe coloque tenso e nem lhe faça refletir muito. Ou seja, a ambivalência toma conta da pessoa, e assim quando se vivem as relações humanas, e diante de uma situação real de convivência, em que se exige mais da mesma pessoa, chega-se a acreditar que é hora de “desligar a conexão” e basta… 


Amizades perigosas
Tudo na internet parece tão fácil e acessível, que o usuário começa a clicar onde não deveria se aproximar nem um pouquinho, ou a “aceitar” convites de amigos que não tem nem a menor ideia de quem sejam. 
Na internet todo mundo é igual, pelo menos, naqueles locais de acesso público e gratuito. Mas nem todos somos o mesmo, foi outra ideia da doutora Michela Pensavalli, pois as redes fazem surgir na pessoa o seu lado mais narcisista, exibicionista e sem dúvida, o voyeurista. 
Somos assim nas relações cotidianas, por assim dizer, física? Na verdade não, de modo que o uso compulsivo da rede (líquido, sem padrões ou limites), às vezes nos obriga a mudar de atitude para interagir, de tal forma que aparecem também tendências patológicas … 
Só para citar os graus mais baixos de cada tendência – porque os mais altos são para correr deles – , pode-se identificar o narcisismo só no fato de colocar a “melhor foto” no perfil de uma rede social, tanto faz se é antiga ou que não esteja de acordo com a realidade atual (foto sem camisa clerical, sem a família, no exterior). 
No caso de exibicionismo, aí estão as conquistas ou os comentários expressos sem medida, só pelo fato de que podemos também incluí-los nas nossas contas, independentemente de se os outros querem tanto bombardeio “made em mim mesmo”. 
E uma terceira tendência comentada pela especialista – não menos grave, dependendo da pessoa – é o voyeurismo, ou essa antiga obsessão por olhar sem que nos vejam; ainda que hoje em dia, graças à Internet, pode-se fazer de modo consentido, falsificado ou pago sem controles. Ela alertou para o alto consumo do chamado “cybersexo”, que de acordo com dados dos EUA, no mundo, consome-se 3.000 dólares de pornografia por segundo. 
É necessário considerar, portanto, o risco que significa que uma pessoa possa ser o oposto a si mesma na rede, distanciando-se dos seus princípios, obrigações e faltando com a confiança dos superiores. Pois muitas vezes estes toleram o uso da internet com a esperança de que ajude para aprofundar no estudo, para combater a distância recebendo mensagens dos familiares e amigos de bem, ou para dar os “primeiros passos” de uma futura e urgente pastoral na rede. 
Uma conclusão clara foi que o mundo atual do ciberespaço, é um mundo onde se pode viver, mas cuidando a qualidade do uso que se faz e não deixando-se dominar pelos impulsos que este gera. E, assim com ontem, não confundir nunca o instrumento com a mensagem… 

TRADUZIONE
L'immagine proiettata è quella di una giovane coppia che si sta cercando. Entrambi sono triste, come si lamenta che manca l'attenzione. Poi lui mette la mano su quella di lei e la trasforma in un mouse, e poi "due clic"... Il pubblico ride. Con questo breve video è stato inaugurato oggi il seminario "Internet nella vita sacerdotale", organizzato dall'Istituto Cognitivo Interpersonale di Roma e il Pontificio Collegio Internazionale "Mater Ecclesiae". 
Due giorni per studiare i vantaggi e anche i rischi nell'utilizzo di internet nella formazione dei seminaristi, così come nel modo in cui dovrebbero trattare con i "nuovi" peccati dell'utente che ha effettuato la "rete" una stanza ingombra per la tua vita affettiva, lavoro e morale.
Secondo la dottoressa Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta, docente universitario e coordinatore dell'evento, è molto importante per la persona - in questo caso il seminarista -, analizzare e rispondere o meno "dipendere" da Internet. Cioè, se si può dominare le emozioni e gli impulsi che i siti web e social network generano, sia quando esso è collegato, così come quando a trascorrere lunghi periodi in linea.
Per l'esperto, il dominio e l'equilibrio è fondamentale, perché in una società "Tecnoliquida", secondo la recente definizione dello psichiatra italiano, Tonino Cantelmi, i vari dispositivi in ​​grado di mantenere le persone in connettività permanente, che è difficile distinguere i confini o tempo trascorso a scapito di altri scopi o obblighi.

La teoria del "tutto e subito"
Un altro rischio è che il navigatore moderno, è la tendenza a ridurre le cose ed evitare incontri. Perchè incontrarsi se basta un messaggio di testo per spiegare qualcosa in fretta, perché estendere o approfondire? 
Inoltre l'utente, nel suo bisogno di essere collegato, può perdere l'attenzione di ciò che la gente dice, per esempio, in una classe o una conferenza, che sarà in attesa in modalità ultra-veloce che continuano ad interagire i contatti e liste di interessi "ci fuori ".
Il fatto di non poter scollegare (disattivare), è un segno che si deve osservare ... Per né oggi né in passato, era possibile essere in un luogo allo stesso tempo in un altro -out - non perché
Internet non ti permette di fare, ma perché le regole di base della convivenza e della comunità di vita desiderato. Ma per alcuni - ma questo è ieri e oggi - il suo bisogno personale è per sopra l'altra, che è un brutto segno ...
Cos'altro offre Internet? Secondo Pensavalli - offre emozioni - ancora più forte - i rapporti - non senza pericoli - e vi aiuta sulle cose per uscire dalla "noia". Per altri, il tempo passa veloce connessione alla rete, quindi aiuta a sottrarsi; mentre per un gruppo di utenti è il gateway tra il privato e il pubblico, la cui chiave apre o si chiude in base alla convenienza o la facilità.
A questo proposito, è stato chiaro in avvertendo che come emittente e proprietario delle loro connessioni internet, l'utente predispone per evitare ciò che non gli piace, e di scegliere solo ciò che non gli dà fastidio; così come selezionare quali non mettere voi o farvi tesa e altamente riflettente. Vale a dire, l'ambivalenza si prende cura della persona, e così quando vivono relazioni umane, e di fronte a una situazione reale di convivenza, che richiede più della stessa persona, si arriva a credere che è il momento di "disattivare la connessione "e solo...

Amicizie pericolose
Tutto su internet sembra così facile e conveniente, l'utente inizia a fare clic su cui non si dovrebbe approccio un po ', o "accetta" inviti da amici che non hanno nemmeno idea di chi sono.
Su Internet tutti sono uguali, almeno in quei luoghi di accesso pubblico gratuito. Ma non tutti siamo uguali, è stata un'altra idea della Dr.ssa Michela Pensavalli perché le reti appaiono in prima persona il suo lato più narcisistico, fiammeggiante e senza dubbio il voyeuristico.Siamo quindi in relazioni quotidiane, per così dire, fisicamente? Non proprio, quindi l'uso compulsivo della rete (rete senza standard o limiti), a volte ci obbliga a cambiare atteggiamento di interagire, in modo che anche apparire tendenze patologiche ...
Solo per citare i gradi inferiori di ogni tendenza - perché il più alto sono per farli funzionare - in grado di identificare il narcisismo solo nel fatto di mettere il "miglior fotografia" profilo di un social network, qualunque esso sia vecchio o che non è in accordo con la realtà attuale (foto senza camicia clericale, senza famiglia all'estero). 
Nel caso di esibizionismo, ci sono conseguimenti espressi o commenti senza misura, proprio perché siamo in grado anche di inserirli nei nostri conti, indipendentemente dal fatto che gli altri vogliono entrambi bombardamento "made in me stesso."
E una terza tendenza ha commentato l'esperto - non meno grave a seconda della persona - è voyeurismo, o questa vecchia ossessione guardare senza essere visto; anche se al giorno d'oggi grazie a Internet, è possibile farlo acconsentito, falso o pagato senza controlli. Ha messo in guardia l'elevato consumo del cosiddetto "cybersex", che secondo i dati degli Stati Uniti nel mondo si consuma 3.000 $ di pornografia al secondo.
Pertanto, è necessario prendere in considerazione il rischio che significa che una persona può essere l'opposto se stessa nella rete, le distanze dai loro principi, gli obblighi e manca la fiducia dei superiori. Perché spesso tollerano l'uso di Internet con la speranza che aiuterà ad approfondire lo studio, per combattere via la ricezione di messaggi da familiari e amici bene, o per dare i "primi passi" di un futuro e di rete pastorale urgente.
Una chiara conclusione è stata che il mondo attuale del cyberspazio, è un mondo in cui si può vivere, ma curando la qualità della situazione di utilizzazione e non lasciando loro di padroneggiare gli impulsi che questo genera. E proprio a ieri, mai confondere lo strumento con il messaggio...

martedì 1 dicembre 2015

Cyberbullismo, la violenza è online - intervista Corriere della Sera del 30 novembre 2015

La dottoressa Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta del team che gestisce il servizio di supporto alle vittime di cyberbullismo “Off4aday" attraverso il numero verde gratuito 393.300.90.90, spiega alla giornalista Silvia Morosi, come questo fenomeno di emergenza sociale che sta dilagando negli ultimi tempi, sia ancora piuttosto sommerso, spesso nascosto, per vergogna, per paura delle ritorsioni ancor più forti, e di cui sono vittime sia adulti che bambini.

Risultati immagini per corriere della sera logo
Cyberbullismo, la violenza è online 
Se i minori sono vittime di coetanei

Il centro di supporto del Moige contro gli atti di intimidazione e violenza morale con strumenti telematici. Pensavalli: "Un fenomeno di cui si parla meno rispetto al bullismo ma una delle problematiche che affligge il nostro tempo. Noi genitori, tante volte, ignoriamo i segnali che ci vengono inviati dai nostri figli"

di Silvia Morosi

Gli episodi di bullismo tra ragazzi non riguardano più solo la pausa di ricreazione. Sempre più spesso i soprusi succedono anche nello spazio virtuale dei media digitali usati per diffondere, tramite Internet o cellulare, messaggi, immagini o filmati spregevoli e diffamatori. Le vite online influenzano anche il modo di comportarsi dei ragazzi offline, e questo elemento ha diverse ricadute che devono essere prese in considerazione per comprendere a fondo il cyberbullismo«Un fenomeno piuttosto sommerso, spesso nascosto, per vergogna, per paura delle ritorsioni ancor più forti. Vittime del cyber sopruso possono essere sia gli adulti che bambini», spiega la dottoressa Michela Pensavalli, Psicologa e Psicoterapeuta del team che gestisce il servizio di supporto alle vittime di cyber-bullismo. Il progetto di prevenzione ed informazione sul cyber bullismo “Off4aday” — lanciato da Samsung e Moige, con il patrocinio della Polizia di Stato — parla il linguaggio dei giovani, che si rivolgono al numero verde gratuito 393.300.90.90 (utilizzando i principali strumenti di messaggistica) per richiedere aiuto, avere informazioni o cercare sostegno in situazioni difficili. «Mettersi in ascolto di chi non ha il coraggio di denunciare per paura del giudizio, dell’esacerbarsi della situazione o peggio ancora perché pensa di non poter essere compreso o creduto, è un dovere del popolo degli adulti, immigrati digitali, che spesso sono meno competenti dei giovani nell’utilizzo delle nuove tecnologie ma sono chiamati, nonostante tutto, al compito pedagogico ed educativo», aggiunge Pensavalli.

Bullismo, cyberbulli e «dimensione online»
Quando si parla di cyber bullismo si fa riferimento a prepotenze virtuali che possono essere persino in continuità o aggiuntive alle offese offline, da differenziarsi da un semplice scherzo o un litigio. «Attraverso lo schermo il cyber bullo si pone in un evidente squilibrio di forze: ha il potere, perché protetto dall’anonimato, di insistere sulla vittima con intenzione di lederla», aggiunge la Dottoressa. Il potere si rafforza perché l’offesa o la persecuzione si propaga e gira nella rete in ogni istante e può raggiungere una platea illimitata di visualizzatori, che non conoscono la vittima. «Ciò rende difficoltoso individuare luoghi e tempi in cui tali dinamiche relazionali avvengono, con la conseguenza che il fenomeno appare meno riconoscibile e di più difficile gestione e contrasto, sia per gli organi competenti ma anche per le famiglie delle vittime», spiega Pensavalli. Nel bullismo tradizionale in genere la vittima e il bullo sono persone che si conoscono, che si frequentano nella stessa scuola. Hanno avuto almeno qualche contatto relazionale. Nel bullismo elettronico invece le persone possono anche essere sconosciute. L’empatia che è il sentimento pro sociale fondamentale per essere soggetti relazionalmente attivi, si va perdendo quando di fronte a noi c’è uno schermo e le reazioni, i sentimenti, i bisogni dell’altro ci sono negati o si confondono, restano ambigui, sfocati. La “dimensione online” slatentizza comportamenti e gesti che nella realtà risulterebbero più oculati, pensati, magari evitati.
Una nuova forma di disagio adolescenziale
Il cyber bullismo ha già un adeguato riconoscimento a livello sociale. Basti pensare ai numeri che purtroppo sono in netta ascesa: i dati italiani mostrano come l’incidenza del fenomeno nel nostro paese sia in linea con il panorama internazionale. Prendendo in considerazione un campione di 2000 studenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, il 25 per cento ha dichiarato di essere stato vittima di cyber bullismo negli ultimi due mesi. Sono dati allarmanti che certamente possono diventare anche molto seri e che non vanno sottovalutati perché riguardano o hanno riguardato in qualche modo quasi un terzo dei ragazzi di oggi. Elementi da osservare da parte della famiglia sono: cambi di umore improvvisi, disturbi emotivi, problemi di salute fisica, dolori addominali, disturbi del sonno, nervosismo e ansia. Nei casi più disperati queste persone decidono pure di togliersi la vita, per effetto dell’idea intrusiva, ossessiva di non poter gestire, arginare, eliminare dalla realtà l’offesa ricevuta. Il 31 per cento dei tredicenni, percentuale che sale al 35 per cento quando si tratta di ragazzine, dichiara di aver subito una o più volte atti di cyberbullismo. Il 56 per cento, poi, dichiara di aver e un amico che è stato vittima di attacchi online. Sui social network, la percentuale dei protagonisti degli episodi sale dal 31 al 45 per cento.
La prevenzione del fenomeno
E’ fondamentale che la scuola e la famiglia aiutino i ragazzi a sviluppare una consapevolezza sul fenomeno del bullismo e del cyber bullismo e aiutino a non sottovalutare gli effetti negativi che ne conseguono. «Le famiglie sono spesso disorientate di fronte alle richieste dei ragazzi, spaventate, vergognose o peggio ancora si auto-attribuiscono la colpa delle azioni», racconta Pensavalli. La scuola, gli adulti sono chiamati a educare, più che a istruire: potenziando le abilità sociali con particolare attenzione alla consapevolezza emotiva e all’empatia. «Un’attenzione particolare va data all’alfabetizzazione emozionale: è importante — infatti — far lavorare in gruppi per aiutare il confronto, la capacità di problem solving relazionale e la cooperazione», sottolinea la Dottoressa.

Il ruolo di scuola e genitori

Parole d’ordine sono attenzione ed entusiasmo, rivolte alla crescita emotiva, e non soltanto cognitiva degli allievi. Gli adulti devono cercare nella quotidianità di avere un occhio attento ai propri figli, vigilare sul comportamento dei ragazzi dopo la navigazione in internet o dopo l’uso cospicuo del telefonino e del computer presente in casa (uso eccessivo di Internet anche fino a notte fonda). Dovranno aiutarli a riflettere sul fatto che, anche se non vedono la reazione delle persone a cui inviano messaggi o video, esse possono soffrire o subire violenza. Nei casi di persecuzione online è infatti la dimensione della socialità a risentirne. Un esempio? «Quando un ragazzo si rifiuta di parlare di ciò che fa online, quando utilizza Internet fino a tarda notte, quando ha un calo dei voti scolastici oppure è turbato dopo aver utilizzato Internet», evidenzia Pensavalli. Le vittime frequentemente sviluppano un’autostima bassa, depressione, ansia, paure, problemi di rendimento scolastico e interrompono per tali motivi la frequentazione della scuola o del gruppo di amici.
Cosa spinge dei ragazzini a prendere di mira un coetaneo ?
Il profilo psicologico del cyber bullo mette in luce una mania del controllo, attraverso il quale egli tenta di mettersi in mostra: è uno sgrammaticato sociale, non conosce le regole del viver comune e dello stare in contatto con le persone. «E’ una persona immatura dal punto di vista affettivo, che presenta un’incapacità di gestione delle emozioni autocoscienti come il senso di colpa o la vergogna», analizza Pensavalli. È facile attirare la sua attenzione se ci si veste in modo insolito, se si ha un colore della pelle diverso o — anche — se si è la più graziosa della classe. Nei criteri di elezione della vittima infatti, la “diversità”, nelle sue varie declinazioni, gioca un ruolo non secondario, insieme all’orientamento politico o religioso. In genere compie azioni di prepotenza per ottenere popolarità all’interno di un gruppo, per divertimento o semplicemente per noia. 

Aiutare i ragazzi a denunciare il problema
Per i ragazzi è importante sentire che la soluzione può risiedere anche solo nel fatto di accogliere una richiesta di aiuto senza spaventarsi ed entrare in eccessiva risonanza, tra eccessi di iper protezionismo o allarmismo. Il servizio del Moige, che si avvale di una serie di professionisti, dal terapeuta alla Polizia Postale, «cerca di aiutare gli utenti, probabili cyber vittime nella definizione del problema, nelle sue possibili soluzioni, dalla segnalazione alle autorità locali competenti, alla richiesta di sostegno da parte di uno specialista, fino ad arrivare ad eventuali azioni legali quando la situazione è gravosa e persistente», conclude Pensavalli.

sabato 14 novembre 2015

È nato il primo servizio contro il cyberbullismo - Intervista Donna Moderna del 13 novembre 2015


E' la solitudine in cui sono immersi molti ragazzi ad essere il primo problema da affrontare: i giovani di oggi passano tantissimo tempo da soli, davanti a cellulare, pc o tablet.
E' importante dunque che i genitori si interessino ai contatti social dei figli, parlino con loro del problema facendogli capire che non sono loro a doversi vergognare e che denunciare il fatto è il primo grande passo per riuscire a risolverlo. 
La dottoressa Michela Pensavalli ne parla con Silvia Calvi, giornalista di Donna Moderna.


Si chiama #off4aday il primo servizio italiano di supporto alle vittime del cyber-bullismo creato dal Moige (Movimento italiano genitori) e da Samsung in collaborazione con la Polizia di Stato
di Silvia Calvi 

Da oggi, chi subisce molestie via web in qualsiasi momento del giorno o della notte può scrivere un sms o lasciare un messaggio vocale al numero 393.300.90.90, oppure scrivere all'indirizzo e-mail help@off4aday.it.
CHI RISPONDE AI RAGAZZI  «A ricevere l’appello e dare aiuto c’è un team di psicologi presenti da lunedì a sabato dalle 14 alle 20» spiega Elisabetta Scala, presidente del Moige. «Insomma, si tratta di servizio concreto per cercare di arginare un fenomeno preoccupante, che riguarda ragazzini sempre più giovani. Una recente indagine della Società Italiana di Pediatria sulle abitudini e gli stili di vita degli adolescenti dice che il 31% dei tredicenni (35% ragazze) ha subito atti di cyber-bullismo e il 56% dice di avere amici che lo hanno subito. Ma al nostro numero, in un solo mese, si sono rivolti 1.260 ragazzi dai 10 ai 14 anni e siamo riusciti  a far segnalare ben 588 cyberbulli. Insomma, il fenomeno riguarda anche i ragazzini di quinta elementare».
UN LAVORO CAPILLARE NELLE SCUOLE  Oltre al servizio di ascolto, il progetto Moige comprende anche un fitto calendario di incontri in 2.000 Scuole secondarie di primo e secondo grado, in collaborazione con gli esperti della Polizia Postale. «Ci siamo resi conto che i ragazzi sono disinformati» continua Elisabetta Scala. «La gran parte di loro (e dei loro genitori) per esempio, non sa che ingiuriare qualcuno sul web, postare video di atti di bullismo (come è accaduto al ragazzino down costretto a cantare e filmato dai compagni), mandare messaggi sotto falsa identità e così via, sono reati da Codice Penale. E in Parlamento sarà discussa una proposta di legge per inasprire ulteriormente le pene perché, come insegnano i casi di cronaca, un adolescente sotto attacco può andare nel panico e arrivare a togliersi la vita per la vergogna. È importante che anche le famiglie lo sappiano e parlino con i ragazzi della gravità di questi reati: i loro figli sembrano non rendersene minimamente conto».
COSA C’È DIETRO AL PROBLEMA  Ma cosa spinge dei ragazzini a prendere di mira un coetaneo fino alla violenza psicologica? «L’anonimato è già un incoraggiamento: vittima e carnefice non si guardano in faccia, la violenza si consuma nel mondo asettico e virtuale di un computer, così sembra quasi un gioco» spiega Michela Pensavalli, psicologa, psicoterapeuta e responsabile del servizio telefonico off4aday.  «Poi c’è la solitudine in cui sono immersi molti ragazzini: dopo la scuola passano tantissimo tempo da soli, davanti a cellulare pc o tablet».
AIUTARLI A DENUNCIARE  C’è poi l’altra faccia del problema: il silenzio delle vittime. « I ragazzini, in molti casi, se vengono aggrediti da un cyberbullo, si vergognano e non ne parlano né con i genitori né con i fratelli maggiori» spiega Michela Pensavalli. «E quando, rispondendo alle loro richieste d’aiuto, chiediamo di poter parlare noi direttamente con gli adulti di casa, riceviamo un fermo rifiuto. E, allora, faccio un appello ai genitori: fate voi il primo passo, interessatevi ai contatti social dei figli, parlate di questo problema e fate loro capire che, se c’è un problema, non sono loro a doversi vergognare». Perché un cyberbullo è un ragazzo come i nostri figli. Ma con un problema in più.

venerdì 6 novembre 2015

Nasce #OFF4aDAY, centro di supporto per le vittime del cyberbullismo

Il cyberbullismo è un fenomeno di cui si parla meno rispetto al bullismo ma è una delle problematiche che affligge maggiormente il nostro tempo. Noi genitori, tante volte, ignoriamo i segnali che ci vengono inviati dai nostri figli.


La psicologa e psicoterapeuta Michela Pensavalli ne parla in questa intervista, sottolineando l'importanza del progetto OFF4A DAY promosso dal Moige e da Samsung con il patrocinio della Polizia di Stato (www.moige.it)

Puoi vedere il video completo accedendo a questo link:
http://www.lettera43.it/video/nasce-off4aday-centro-di-supporto-per-vittime-cyberbullismo---il-video_43675221696.htm

giovedì 17 settembre 2015

Cognitive rehabilitation training in patients with brain tumor-related epilepsy and cognitive deficits: a pilot study.

Il Journal of Neuro-Oncology nel numero di settembre 2015 ha pubblicato un articolo curato dall'équipe del Prof. Tonino Cantelmi dell'Istituto Regina Elena di Roma (Autori: Marta Maschio, Loredana Dinapoli, Alessandra Fabi, Diana Giannarelli e Tonino Cantelmi). 

Si tratta di uno studio pilota relativo all'efficacia di un training di riabilitazione cognitiva in pazienti con tumore al cervello correlato ad epilessia e deficit cognitivi.

Si riporta l’abstract  e il link all’articolo.

Abstract
The aim of this pilot observational study was to evaluate effect of cognitive rehabilitation training (RehabTr) on cognitive performances in patients with brain tumor-related epilepsy (BTRE) and cognitive disturbances. Medical inclusion criteria: patients (M/F) ≥18 years ≤75 with symptomatic seizures due to primary brain tumors or brain metastases in stable treatment with antiepileptic drugs; previous surgical resection or biopsy; >70 Karnofsky Performance Status; stable oncological disease. Eligible patients recruited from 100 consecutive patients with BTRE at first visit to our Center from 2011 to 2012. All recruited patients were administered battery of neuropsychological tests exploring various cognitive domains. Patients considered to have a neuropsychological deficit were those with at least one test score for a given domain indicative of impairment. Thirty patients out of 100 showed cognitive deficits, and were offered participation in RehabTr, of which 16 accepted (5 low grade glioma, 4 high grade glioma, 2 glioblastoma, 2 meningioma and 3 metastases) and 14 declined for various reasons. The RehabTr consisted of one weekly individual session of 1 h, for a total of 10 weeks, carried out by a trained psychologist. The functions trained were: memory, attention, visuo-spatial functions, language and reasoning by means of Training NeuroPsicologico (TNP®) software. To evaluate the effect of the RehabTr, the same battery of tests was administered directly after cognitive rehabilitation (T1), and at six-month follow-up (T2). Statistical analysis with Student T test for paired data showed that short-term verbal memory, episodic memory, fluency and long term visuo-spatial memory improved immediately after the T1 and remained stable at T2. At final follow-up all patients showed an improvement in at least one domain that had been lower than normal at baseline. Our results demonstrated a positive effect of rehabilitative training at different times, and, for these reasons, should encourage future research in this area with large, randomized clinical trials that evaluate the impact of a cognitive rehabilitation in patients with BTRE and cognitive deficits.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26362046

mercoledì 8 luglio 2015

Tecnoliquidità 2015 - Michela Pensavalli

La dottoressa Michela Pensavalli conduce e modera la Twitter Discussion durante il convegno "Tecnoliquidità" del 19 giugno 2015.


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