La dottoressa Michela Pensavalli interviene ai microfoni di Radio Radio per parlare insieme ai conduttori delle differenze esistenti tra maschi e femmine sottolineando come tra i due, siano molto diverse le modalità cognitive e comportamentali.
Psicologa - Psicoterapeuta
Via di Santa Costanza, 62 – 00198 Roma
"La fortuna più grande che si possa avere nella vita è amare ciò che si fa e riuscire sempre a sognare per il futuro"
Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale
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martedì 7 febbraio 2017
Intervista Radio Radio
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mercoledì 27 gennaio 2016
Il fenomeno del Cyberbullismo - intervista Rai Radio 2 a Michela Pensavalli
La dottoressa Michela Pensavalli, psicologa, psicoterapeuta e responsabile del progetto del Moige "#Off4aday", a seguito delle ultime vicende di cronaca sul caso di tentato suicidio a causa del bullismo, spiega ai microfoni di Paola Cortese, come il cyberbullismo sia un fenomeno di emergenza sociale che si verifica sempre più frequentemente negli ultimi tempi e quali sono i segnali importanti e i campanelli di allarme che un genitore deve notare nel comportamento dei propri figli.
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giovedì 12 febbraio 2015
Salute: psichiatra, a Sanremo brutta forma di cyberbullismo anti-grasso - intervista Tonino Cantelmi
Cantelmi, anche il tentativo di riparare riflette la stigmatizzazione del peso corporeo diffusa nella società

L'"infelice battuta" di Alessandro Siani al bambino in sovrappeso ieri al Festival di Sanremo "rappresenta una forma drammatica di cyberbullismo: oltre ad andare in onda in tv, è stata ripresa da tutti i social. Un'offesa moltiplicata dalla Rete, anche nel tentativo di difesa, che un bambino non può gestire emotivamente e che riflette una nuova forma di emarginazione e stigmatizzazione del peso corporeo, molto diffusa nella società di oggi". Lo evidenzia all'Adnkronos Salute Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma.
"Quello di ieri - prosegue lo psichiatra - è solo l'ultimo di una serie di episodi, ricordo la drammatica aggressione violenta a Napoli nei confronti di un ragazzino obeso, specchio di questa moderna stigmatizzazione di sovrappeso e obesità". La società sembra non accettare chi non rientra nello standard di magrezza riproposto da giornali e tv. "E anche fra i ragazzini e gli adolescenti ormai l'offesa più umiliante è 'ciccione'. Insomma - sintetizza Cantelmi - ieri l'attore è incappato in un brutto scivolone, e non basta certo una foto insieme sui social per riparare. Sono convinto che, per metabolizzare e superare l'accaduto, il bambino avrà bisogno di un aiuto, che passi attraverso gli adulti di riferimento per la sua vita. Occorre in particolare aiutarlo a gestire questo aspetto emotivo e, soprattutto, a non colpevolizzarsi per via del suo peso".
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lunedì 13 ottobre 2014
Arrivano i cyberpsicologi. Aiuteranno i malati digitali - Tonino Cantelmi
Alla Lumsa il primo corso di studi per capire e curare il disagio psichico della generazione "mobile born"
I NATIVI digitali, la generazione iperconnessa e, ora, è la votla dei "mobile born": sono "bambini che fin da piccolissimi, smanettando sul seggiolone, prendono dimestichezza con tablet e telefonini, e sviluppano il cervello in modo del tutto peculiare, come mostrano anche gli ultimi studi di imaging cerebrale. Si tratta di una vera e propria mutazione antropologica. Ebbene, per intercettare eventuali disagi e trovare modi efficaci di intervento su futuri uomini e donne 'tecno liquidI', occorre una nuova psicologia". Così Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma, illustra i motivi che hanno portato il suo ateneo ad attivare il primo corso italiano di Cyberpsicologia.
"Ne usciranno i primi 100 cyberspicologi", prevede lo psichiatra. "Il nostro mondo viaggia verso una colossale dipendenza dalla connessione: senza, infatti, molti di noi non sanno già più trovare un ristorante, corteggiare una donna, conoscere un amico, capire i mali del mondo, informarsi o divertirsi. E chiudere una storia d'amore".
"La dipendenza da Internet", continua l'esperto, "sta diventando anche un modo di vivere,dunque si colloca tra patologia e futura normalità. E come cambia il modo di esprimere il disagio psichico, ad esempio in chat e sui social, cambia anche il modo di curarlo. L'era digitale segna la fine di molte forme di psicoterapia antiche. Insomma, è in arrivo una vera e propria rivoluzione in tutti i settori".
I "mobile born", che oggi vanno all'asilo e alla materna, saranno "futuri uomini e donne tecno liquidi", prevede lo psichiatra, "che adotteranno schemi mentali e categorie di pensiero nuove. Lo stiamo già vedendo. E quello che sappiamo è che questi giovani troveranno normale il filtro della tecnologia. Allora perché gli studenti di psicologia non devono adattarsi, studiando la cyberpsicologia? Come è possibile ancora oggi studiare lo sviluppo del bambino, ma anche la sua salute e le patologie mentali, con categorie sorpassate, adatte alla realtà di cento anni fa?"
"Ne usciranno i primi 100 cyberspicologi", prevede lo psichiatra. "Il nostro mondo viaggia verso una colossale dipendenza dalla connessione: senza, infatti, molti di noi non sanno già più trovare un ristorante, corteggiare una donna, conoscere un amico, capire i mali del mondo, informarsi o divertirsi. E chiudere una storia d'amore".
"La dipendenza da Internet", continua l'esperto, "sta diventando anche un modo di vivere,dunque si colloca tra patologia e futura normalità. E come cambia il modo di esprimere il disagio psichico, ad esempio in chat e sui social, cambia anche il modo di curarlo. L'era digitale segna la fine di molte forme di psicoterapia antiche. Insomma, è in arrivo una vera e propria rivoluzione in tutti i settori".
I "mobile born", che oggi vanno all'asilo e alla materna, saranno "futuri uomini e donne tecno liquidi", prevede lo psichiatra, "che adotteranno schemi mentali e categorie di pensiero nuove. Lo stiamo già vedendo. E quello che sappiamo è che questi giovani troveranno normale il filtro della tecnologia. Allora perché gli studenti di psicologia non devono adattarsi, studiando la cyberpsicologia? Come è possibile ancora oggi studiare lo sviluppo del bambino, ma anche la sua salute e le patologie mentali, con categorie sorpassate, adatte alla realtà di cento anni fa?"
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mercoledì 3 settembre 2014
Aretusa, laboratorio sociorelazionale
Aretusa è un laboratorio socio relazionale, un luogo da cui ripartire, un luogo in cui mettersi in gioco, sperimentando il piacere della relazione con l’altro, attraverso diverse attività utili a vincere le difficoltà e le timidezze provate nelle relazioni interpersonali.
E' un luogo d’incontro dedicato a chi desidera migliorare le proprie relazioni interpersonali, e smettere di sentirsi un po’ solo.
La direzione scientifica è affidata al Prof. Tonino Cantelmi.
Coordinatrice del progetto è la d.ssa Virginia Franciosa che si avvale dell'aiuto della dott.ssa Alessandra Uliano e della dott.ssa M. Cecilia Innocenzi.
La quota di partecipazione al laboratorio è di 10 euro a settimana.
Per info contattare la dott.ssa Virginia Franciosa al n. 366.4329724 o tramite mail all'indirizzo: virginiafranciosa@gmail.com - www.itci.it
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martedì 2 settembre 2014
Salute: mai senza talismano, un'ossessione per 1,8 mln italiani - Tonino Cantelmi


Roma, 2 set. (AdnKronos Salute) - "Dall'abito portafortuna, che diventa una sorta di 'divisa' in occasione degli esami, fino al cornetto da appendere al portachiavi, o alla lettura delle carte.
Il pensiero magico è diffuso fra gli italiani, che nel 90% dei casi vi ricorrono per controllare l'ansia e cercare di gestire gli imprevisti.
Ma talvolta il 'responso' di maghi o cartomanti, o il legame con il portafortuna del cuore, finisce per diventare un'ossessione: è il caso del 2-3% degli italiani, 1,8 milioni di persone, 'schiavi' di rituali e oggetti-feticcio tanto importati da influenzare la propria vita".
Parola dello psichiatra Tonino Cantelmi, docente di Psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma, secondo cui "in tempo di crisi il fenomeno aumenta".
"E questo - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - perché in un periodo di forte incertezza economica cresce la ricerca di sicurezza, di qualsiasi cosa in grado di offrire una speranza, una luce nei momenti bui.
Così si sogna la svolta, magari con una vincita al gioco, e si rispettano rituali a cui si attribuisce il potere di influire sulla realtà.
Il pensiero magico, infatti - dice l'esperto - è la convinzione che alcuni oggetti o determinate circostanze possano influire sul nostro destino".
Ebbene, il nostro è in generale un popolo scaramantico. "Per fortuna si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di forme 'benigne': tutti abbiamo un portafortuna, un talismano, un oggetto che usiamo per controllare l'ansia.
E sono davvero poche le persone che non gettano uno sguardo all'oroscopo - dice Cantelmi - magari alla vigilia di un evento importante.
Il problema scatta quando questi riti finiscono per modificare il nostro comportamento".
E' il caso "di una celebre donna di spettacolo - riferisce lo psichiatra - che prima di qualsiasi decisione di lavoro o d'amore doveva consultare una serie di cartomanti, finendo per rinunciare a occasioni professionali anche importanti. In questo caso la superstizione, da 'alleata' per superare gli imprevisti o chiave di lettura per interpretare eventi o circostanze, è diventata una vera ossessione".
E a fare la differenza non è, secondo lo psichiatra, la cultura.
"La superstizione è democratica, come mostra la storia di professionisti, imprenditori o capitani d'azienda che si affidano a guru, maghi e cartomanti.
Un atteggiamento trasversale, che affonda la sua radice nel bisogno irriducibile di controllare e di dare un senso alla realtà".
Dal ferro di cavallo al cornetto scacciaguai, fino ai tarocchi e agli oroscopi, "i giovani della generazione social non sono affatto immuni alla superstizione.
Ma, certo, chi ha un atteggiamento più spavaldo in genere si lascia meno controllare da questi talismani.
Nella mia esperienza, invece, le donne sono più sofisticate nella scelta del portafortuna".
In generale, poi, "bisogna essere un po' ossessivi al contrario per non guardare mai, nemmeno di sfuggita, il proprio oroscopo: un 'rito' che accompagna la giornata di moltissimi italiani. Che magari ufficialmente non ci credono, ma poi però 'non si sa mai'".
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giovedì 17 luglio 2014
Estate: da ragni a laghi e falene, 10 fobie che la trasformano in un incubo - Intervista Prof. Cantelmi


Roma, 15 lug. (AdnKronos Salute)
Una paura irrazionale che può trasformarsi in vero e proprio panico, alla vista di insetti, ambienti, animali o situazioni particolari, finendo per rovinare inesorabilmente le vacanze.
Le fobie in estate non abbandonano gli italiani e, "anzi, possiamo dire che questa è proprio la stagione delle fobie.
In inverno, infatti, anche a causa della minore esposizione alla luce, siamo più depressi. Mentre nella stagione calda, quella dei viaggi, degli incontri e delle novità, siamo più fobici".
Parola dello psichiatra Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma, che per l'Adnkronos Salute delinea le 10 fobie dell'estate, che rischiano di trasformare in un incubo le vacanze.
Dal mare aperto al cibo insolito, dagli insetti ai serpenti, fino all'igiene di residence o alberghi o al timore di essere dimenticati sui social network, sono molti i fattori che possono scatenare questo disturbo.
"La fobia - ricorda l'esperto - ha come caratteristica una paura, eccessiva e irragionevole, scatenata dall'idea di una minaccia per la propria incolumità. Talvolta ci troviamo di fronte a fobie semplici, altre a paure complesse, collegate con i disturbi di panico".
Ecco dunque le 10 paure dell'estate 'censite' dallo psichiatra:
1) La fobia per mare o lago. "Per il fobico rappresentano simbolicamente una minaccia profonda, il contatto con l'ignoto. Ci sono pazienti che non riescono ad andare al mare, altri che si immergono solo fino alle ginocchia e dove toccano, altri ancora che evitano i bagni nel blu, dove non si vede cosa c'è sotto".
2) L'igiene. "Chi ne è ossessionato può avere delle crisi se si ritrova in campeggio o in agriturismo dove può trovare situazioni 'spartane', o dove non ha il controllo sulle pulizie. Si tratta di una fobia legata a tratti ossessivi", precisa Cantelmi.
3) Altre fobie molto diffuse sono quelle legate all'altezza o alla vastità dell'ambiente. Normalmente la prima reazione è quella di abbandonare il luogo dove è esplosa la fobia, che può essere anche quello della vacanza, o di evitare di tornarci. "L'evitamento è l'arma di questi fobici", prosegue lo psichiatra.
4) Paura degli insetti o dei ragni. "In questo periodo ricevo molte chiamate da persone terrorizzate dagli aracnidi o da altri piccoli insetti: è come se la natura si ribellasse a noi. E si fatica a optare per mete a rischio ragni'".
5) Luce e sole. "Esiste un manipolo di persone che si dichiara allergica alla luce, naturale o artificiale. In estate, per evitare 'overdose', queste persone si coprono con abiti, cappelli, occhiali e lamentano mal di testa da iper-esposizione. Qui più che una fobia - spiega - si tratta di un segnale di un problema differente, che naturalmente non c'entra nulla con la fotofobia", una sensibilità eccessiva alla luce.
6) Agorafobia: "Paura o grave disagio che si prova quando ci si ritrova in ambienti non familiari o comunque in ampi spazi all'aperto. Si tratta di un tipo di paura collegata al panico, un problema piuttosto diffuso se si pensa che in Italia 700 mila persone soffrono di disturbi di panico".
7) Paura delle farfalle notturne, detta mottefobia. "Le falene sono un insetto della notte, quindi in questo caso concentriamo la nostra fobia su questo elemento, un po' come fosse simbolo della notte, di ciò che è misterioso e fuori controllo".
8) Paura dei serpenti e dei vermi. "Abbiamo bisogno di simboli su cui riversare la negatività, e questi esseri rappresentano la componente inaccettabile di noi stessi o della realtà", dice Cantelmi.
9) La paura di essere nudi o del nudo altrui. La nudità, spiega l'esperto, è associata con l’assenza di difese, ed è collegata all’ansia sul piano sessuale.
10) Paura di non essere popolari sui social e di essere ignorati sul web. "E' un po' la novità di quest'anno: l'umanità oggi vive una sorta di sindrome del principe-ranocchio, ci presentiamo al mondo come principi ma temiamo di essere visti come ranocchi, o peggio ancora di essere dimenticati.
Così, in estate, nei giorni di ferie lontani dal pc e dalla scrivania, l'ansia di essere dimenticati - o peggio 'scoperti' come ranocchi - spinge a postare continuamente immagini, foto e commenti sui social, in una bulimia digitale che rischia di compromettere l'effetto vacanze".
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sabato 1 marzo 2014
Bere responsabile per dare ai giovani un finale migliore

Campagna di prevenzione promossa da 5 società scientifiche del Paese per sensibilizzare ai rischi dell’abuso. Il 79,5% degli italiani è consumatore di sostanze alcoliche. Il 64% beve vino, il 56% birra, il 34% aperitivi, il 23% superalcoolici e il 12% altre bevande alcoliche. La fascia di età più esposta è tra i 25 e i 55 anni
Fabio Mandato
Fare diga contro le alcol-dipendenze, sensibilizzare sulle gravi conseguenze del bere smodato, creare una nuova coscienza del bere responsabile. I dati sono allarmanti se in Italia, come afferma il ministero della Salute, 1 milione di persone è dipendente dall’alcool e 8 milioni sono a rischio. Per questa ragione 5 società scientifiche del nostro Paese (Società italiana di alcologia, Società italiana di psichiatria, Società italiana psichiatria delle dipendenze, Federazione italiana operatori dei dipartimenti e servizi delle dipendenze, Società italiana tossicodipendenze) si sono unite per realizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare ai rischi dell’abuso di alcol, soprattutto tra i giovani. Obiettivo da raggiungere è “Un finale migliore”, come suggerito dal titolo dell’iniziativa (www.unfinalemigliore.it).
Fabio Mandato
Fare diga contro le alcol-dipendenze, sensibilizzare sulle gravi conseguenze del bere smodato, creare una nuova coscienza del bere responsabile. I dati sono allarmanti se in Italia, come afferma il ministero della Salute, 1 milione di persone è dipendente dall’alcool e 8 milioni sono a rischio. Per questa ragione 5 società scientifiche del nostro Paese (Società italiana di alcologia, Società italiana di psichiatria, Società italiana psichiatria delle dipendenze, Federazione italiana operatori dei dipartimenti e servizi delle dipendenze, Società italiana tossicodipendenze) si sono unite per realizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare ai rischi dell’abuso di alcol, soprattutto tra i giovani. Obiettivo da raggiungere è “Un finale migliore”, come suggerito dal titolo dell’iniziativa (www.unfinalemigliore.it).
Numeri. Secondo i dati della VI indagine Osservatorio-Doxa del 2011, forniti da Michele Contel, segretario generale dell’Osservatorio permanente su giovani e alcool, sul totale della popolazione italiana da 13 anni e oltre il 79,5% è consumatore di sostanze alcoliche, mentre il 20% è astemio. La fascia di età in cui si consuma di più è tra i 25 e i 55 anni. Su 100 italiani, il 63% è consumatore regolare, il 15,6% occasionale, il 21,4% non consumatore. Fra le bevande, il 64% beve vino, il 56% consuma birra, il 34% aperitivi, il 23% superalcoolici e il 12% altre bevande alcoliche. Rispetto alla precedente indagine del 2005, il consumo di birra è aumentato dell’1%, quello di vino diminuito del 4% e anche il consumo di superalcoolici è in calo. “L’Italia è una società che ha assunto ormai uno stile urbano”, dice Contel, per cui “i consumi nella pausa pranzo che c’erano nella società precedente sono spariti”. Ma ciò non basta a far cessare l’allarme, specie verso i giovani, primi osservati speciali. Secondo l’indagine Doxa cominciano ad assaggiare sostanze alcoliche tra gli 11 e i 13 anni e a consumare verso i 15. “Il rischio per la popolazione giovane è acuto”, prosegue Contel, “registriamo spesso consumi incontrollati, 5-6 drink lontano dai pasti, magari per sballare e per fare gare di resistenza (è il fenomeno del cosiddetto binge drinking, ndr)”. “Le bibite diventano un prodotto ricreativo ed edonistico”, con gravi rischi, fra i quali Contel cita quello degli incidenti stradali, la causa più frequente di mortalità tra i giovani. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), definisce “impressionante la precocità con la quale i ragazzini arrivano a contatto con l’alcol”, richiamando un’altra grave forma di dipendenza: i cosiddetti tour alcolici, tendenza diffusa in diverse città europee che vede i giovanissimi frequentare nella stessa serata diversi locali bevendo ogni volta qualcosa.
Salute a rischio. Contel plaude all’iniziativa delle 5 società scientifiche italiane, che potrà avere “effetti positivi”, come educare al bere responsabile. Al contrario, i rischi indotti dall’abuso di sostanze alcoliche sono ampi, come sottolinea Giuseppe Battimelli, vicepresidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci). “Siamo a contatto tutti i giorni con un problema che coinvolge le giovani generazioni se non addirittura gli adolescenti. Oggi il bere occasionale, quello del sabato e la domenica è diventato una forma dello stare insieme, ma può condurre ad una dipendenza psicologica e fisica e poi sfociare in quella psichiatrica. Possono esserci forme acute e croniche di intossicazione, sofferenze epatiche che possono trasformarsi in cirrosi, tachicardie”. Le cause della dipendenza da alcol sono tante, ma partono dal fatto che spesso “i giovani non sanno gestire le emozioni negative, spiacevoli”, spiega Cantelmi, “la noia, il disagio, la spiacevolezza. Il problema è l’impatto di un uso misto di sostanze alcoliche, che in un cervello in via di sviluppo possono avere conseguenze sullo sviluppo di psicopatologie”.
Nuovo impegno per la società. Per educare al bere responsabile un ruolo fondamentale lo gioca la famiglia. Contel evidenzia un aspetto della prevenzione nei confronti delle alcol-dipendenze tra i giovani. Se l’alcol spesso sembra essere una sorta di paradiso “edonistico”, una “risposta di aiuto deve venire attraverso la ricostituzione di legami di senso e familiari”. La dipendenza da alcol “diventa un problema sociale e familiare, quindi ha effetti anche in ambito lavorativo”, conclude Battimelli, specificando come in gioco “c’è la salute dei nostri figli”, la ricerca di un valore che deve informare i medici tutti, non solo quelli che si dicono cattolici”. In gioco, insomma, c’è “un finale migliore”.
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mercoledì 26 febbraio 2014
Parla lo psicologo: "Renzi stregato dalle tecnologie, cela tratti d'ansia"


Roma - (Adnkronos Salute) - Il neopremier anche alla Camera non si è separato da smartphone, tablet e computer.
L'opinione di Cantelmi: "E' iperattivo come i nativi digitali, è molto attento ai giudizi altrui".
L'opinione di Cantelmi: "E' iperattivo come i nativi digitali, è molto attento ai giudizi altrui".
"Stregato dalle tecnologie, che usa al meglio, e multitasking come i nativi digitali, a cui però non appartiene per età, Renzi è iperattivo anche nelle occasioni ufficiali, ma il suo atteggiamento cela un tratto d'ansia" forse a causa delle nuove responsabilità. A commentare le prime performance pubbliche del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che oggi alla Camera non si è separato da smartphone, tablet e computer, e ieri al Senato è finito nell'obiettivo dei fotografi con la sua singolare gestualità, è Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma, che da anni studia i nativi digitali.
"Il neopremier appare molto sicuro di sé e altrettanto attivo, carico ed energico - dice Cantelmi all'Adnkronos Salute - Soprattutto ha l'abitudine di sincronizzarsi sul giudizio esterno, cogliendo ogni indizio, anche digitale, che gli consenta di controllare questo giudizio. A ben guardare, questo aspetto cela un tratto d'ansia", conclude Cantelmi.
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martedì 11 febbraio 2014
I compiti a casa? Roba da genitori - Michela Pensavalli - Intervista "il Secolo XIX" - 4 febbraio 2014

Educazione e confusione dei ruoli.
Sempre più spesso mamme e papà studiano al posto dei figli.
La dottoressa Michela Pensavalli affronta insieme a Irene Pugliese, giornalista del quotidiano "Il Secolo XIX" questo tema spiegando come questo comportamento possa essere disastroso per l'autonomia e l'autostima dei bambini.
venerdì 8 novembre 2013
L'Apa declassa la pedofilia a "orientamento". Cantelmi: errore gravissimo frutto di pressioni ideologiche - Tonino Cantelmi
Un errore gravissimo, frutto di pressioni ideologiche: è il commento del prof. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Psichiatri e psicologi cattolici, sulla decisione dell'Apa, l’Associazione degli psichiatri americani che ha declassato, nell’ultima pubblicazione del manuale di riferimento (Statistical Manual of Mental Disorders), la pedofilia da "disordine" a “orientamento”. Dopo le accuse di aver normalizzato tale patologia, i medici americani rettificheranno il testo con la doppia dicitura: “Pedofilia” e “Disordine pedofiliaco”. Massimiliano Menichetti ha fatto il punto con lo stesso Tonino Cantelmi:
D. – Che cos’è dunque la pedofilia?
R. – La pedofilia è un’attrazione sessuale per bambini e bambine prepuberi. Oggi facciamo questa diagnosi anche soltanto se ci sono queste fantasie, anche se non c’è l’atto e se queste fantasie durano più di sei mesi. Credo, quindi, che il tentativo degli psichiatri americani sia quello di distinguere alcune forme, ma questa distinzione, secondo me, è molto confusiva.
D. – Comunque, la parola “orientamento” è affiancata a pedofilia; prima era identificata come “disordine mentale”, prima ancora – 50 anni fa – come “malattia”...
R. – Sta succedendo che, da un lato, c’è l’esigenza a diversificare e comprendere e, dall’altro, però, ci sono anche delle subdole pressioni, che in qualche modo hanno a che fare con una terribile deriva dei nostri tempi.
D. – In che senso professore?
D. – L’Onu, da anni, ha accettato la teoria del gender, ovvero che non esistono nette distinzioni tra uomo e donna; poi, pedofilia, orientamenti sessuali. Mi riferisco anche alle recenti linee guida dell’Oms, che presentano delle criticità come il fatto che si parli di bambini da 0 a 15 anni, favorendo la masturbazione, i rapporti precoci anche tra lo stesso sesso, ecc...
D. – Ma, quindi, si sta “passo passo” sovvertendo un ordine o quello a cui stiamo assistendo è il frutto di un caos?
Testo proveniente dalla pagina
del sito Radio Vaticana
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venerdì 1 febbraio 2013
FAMIGLIE NELLA FEDE - DIOCESI DI NICOSIA Convegno del 3 febbraio 2013
La dottoressa Michela Pensavalli interviene per spiegare come si sia modificato il modo di relazionarsi dei giovani di oggi nell'ambito familiare e sociale, in seguito all'introduzione della tecnologia e successivamente alla diffusione dei social network.
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lunedì 31 dicembre 2012
Famiglia: riassetta la rete. I mutamenti antropologici e le relazioni tecnomediate nell'epoca della digitalità - Convegno del 31 dicembre 2013
La dottoressa Michela Pensavalli interviene sul tema: "Famiglia: riassetta la rete. I mutamenti antropologici e le relazioni tecnomediate nell'epoca della digitalità"
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domenica 30 dicembre 2012
Femminicidio. Mons.Paglia: società violenta, a farne le spese sono le donne - intervista

La dottoressa Michela Pensavalli viene intervistata da Gabriella Ceraso in merito alla vicenda del femminicidio del Mons. Paglia.
Non lascia l’abito talare ma sembra aver espresso rimorso per quanto ha provocato, Don Piero Corsi parroco di San Terenzio, frazione di Lerici, nella diocesi della Spezia, autore nei giorni scorsi di un volantino in cui richiamava le donne all’autocritica sul femminicidio. La Curia, che ha convocato il sacerdote per chiarimenti, ha voluto la rimozione immediata del volantino. “Non si può parlare senza considerare le conseguenze di quanto si afferma e un sacerdote ha una responsabilità in più, come padre e pastore”: è quanto afferma mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, al microfono di Gabriella Ceraso:
R. - Tutti dobbiamo essere responsabili delle parole che diciamo. E le parole pesano. Poi per quanto riguarda un sacerdote, diceva Papa Giovanni Paolo II, è indispensabile che un pastore abbia la responsabilità di conoscere le reazioni che le sue parole provocano.
R. – C’è una violenza diffusa, che si abbatte – talora in maniera drammatica – sulle donne e non è possibile pensare minimamente che sia colpa delle donne stesse se tutto questo accade. E’ quindi inequivocabile la condanna delle affermazioni di questo parroco. Il vescovo – mi pare – sia stato tempestivo e chiaro!
D. – Infatti proprio il vescovo ha voluto sottolineare che “non è il comune sentire della Chiesa”…
R. – Sulla dignità della donna, particolarmente il magistero degli ultimi decenni non solo è chiaro, ma straordinario: semmai è vero che si deve abbassare il clima di violenza, che è indispensabile una moderazione nel costume; semmai è vero che deve crescere molto di più un atteggiamento di rispetto verso i più deboli, perché in una società talora maschilista sono i deboli – quindi le donne – a farne le spese. Tutta questa questione dovrebbe entrare nella riflessione di questo nostro Paese e la Chiesa offre un contributo particolarmente significativo. Senza andare troppo indietro nella storia, abbiamo lo straordinario esempio di don Benzi che ha cercato notte e giorno di liberare le tante donne schiave, travolte dalla violenza; ma poi il magistero di Giovanni Paolo II che nella Mulieris Dignitatem, sembra propendere in maniera quasi partigiana per la donna e per il suo genio. La questione femminile dunque non può essere banalizzata, richiede una riflessione molto, molto profonda.
Ma cosa c'è all'origine dei casi crescenti di violenza contro le donne? Gabriella Ceraso lo ha chiesto a Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice all'Istituto di terapia cognitiva interpersonale di Roma:
“Si tratta di disturbi della personalità. Non può semplicemente uno stimolo di una donna provocatrice, mettere in moto il sistema psicologico di una persona che abusa; si tratta in questi casi di una forma di sociopatia o di un istinto di rabbia, di personalità fortemente disturbate. Ovviamente non può essere colpa delle donne, anche se oggi la crisi della relazione interpersonale alla quale assistiamo, e quindi anche il fatto che sia quasi completamente decaduta l’immagine maschile, e ci siano invece in vigore stili di comportamento e modi molto autorevoli e autoritari delle donne, mette in crisi il ruolo dell’uomo all’interno della società. Non di questo, però, si può fare una colpa”.
Quanto è diffusa e comune oggi in Italia il parere che siano le donne a provocare atteggiamenti violenti? Gabriella Ceraso ha raccolto il parere di Anna Costanza Baldry psicologa e criminologa:
“E’ abbastanza diffuso. Ancora viviamo in un Paese che, per quanto le leggi siano ovviamente egualitarie - esistono le pari opportunità - ci sono ancora forme, e queste sono una manifestazione, molto radicate di misoginia. E’ come se fosse un problema di uomini contro donne o donne contro uomini. Le differenze esistono, ma sono un valore”.
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lunedì 12 marzo 2012
(R)affiniamo gli affetti
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giovedì 23 giugno 2011
Il difficile mestiere dell’umanità tecno liquida
“La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore”, pensava e andò scrivendo il filosofo Emil Cioran. C’è ancora possibilità di esistere nutrendo tale ricchezza interiore? C’è spazio per timidi e riflessivi? E il pudore che fine fa oggi: chi si vergogna, dovrà vergognarsi del proprio sentimento ‘inopportuno’? Sembra che nel mondo tecno-liquido questa gamma di potenzialità umane sia bandita. O sia lasciata ai vinti, agli emarginati. Gli animi meno esuberanti o impositivi saranno costretti a nascondersi dietro un avatar e a fare di un mouse l’estensione della propria personalità, per non scomparire del tutto socialmente? La società tecno-liquida, nata dal connubio tra la tecnologia e il divenire convulso, peculiare della post-modernità che fa terra bruciata di tutto (liquidità teorizzata dal sociologo Zygmunt Bauman), ha altri imperativi.
Nell’era digitale, le dipendenze assumono i modi e le forme più vari. La dipendenza affettiva femminile si tramuta in
‘ipersessualizzazione’, avallata da una comunicazione pubblicitaria che riduce la donna a corpo, il corpo a oggetto che esiste per appagare i desideri maschili, rinunciando a sé. In questa logica perversa, il corpo diventa “un grande biglietto da visita – ha spiegato la psicoterapeuta Michela Pensavalli – che deve essere sempre curato, sempre apposto, come l’altro vuole. C’è una dissociazione tra la coscienza e il corpo”. Il messaggio che è trasmesso dall’uso continuo del corpo è che non si è donna se non si è seducenti e seduttive. “Le ragazze strumentalizzano se stesse, il corpo, la sessualità” per corrispondere a questo imperativo, si disconnettono dai loro bisogni profondi per essere all’altezza di un compito che le fa subalterne. L’ipersessualizzaione dei media è fenomeno noto agli esperti, analizzato con ampio supporto di dati dallo psicologo dello sviluppo Daniele Mugnaini. Mtv, musica, riviste di ogni genere, Mp3, videogames e giochi elettronici, telefonini, tv, Internet, pubblicità: quantità dei mezzi a disposizione, iperaccessibilità a ognuno, sono le caratteristiche che distinguono i ‘nativi digitali’, bambini e adolescenti nati e cresciuti in questo mondo tecnologico, rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. Se i dati americani fanno spavento perché raccontano di esseri umani in crescita sottoposti a un bombardamento mediatico senza filtri (complici o indifferenti gli adulti), quelli di casa nostra non sono da meno: “i bambini italiani stanno quasi due ore al giorno davanti alla TV. Quasi la metà ha il televisore in camera da letto, dice di non poterci rinunciare e vede tranquillamente film col bollino rosso; la maggioranza gioca ai giochi elettronici e ha Internet in casa. Il 60% di questi ha Internet in camera da letto, lo usa quasi tutti i giorni e ha un profilo sul socialnetwork”.
Puoi leggere l'intero articolo QUI
Nell’era digitale, le dipendenze assumono i modi e le forme più vari. La dipendenza affettiva femminile si tramuta in
‘ipersessualizzazione’, avallata da una comunicazione pubblicitaria che riduce la donna a corpo, il corpo a oggetto che esiste per appagare i desideri maschili, rinunciando a sé. In questa logica perversa, il corpo diventa “un grande biglietto da visita – ha spiegato la psicoterapeuta Michela Pensavalli – che deve essere sempre curato, sempre apposto, come l’altro vuole. C’è una dissociazione tra la coscienza e il corpo”. Il messaggio che è trasmesso dall’uso continuo del corpo è che non si è donna se non si è seducenti e seduttive. “Le ragazze strumentalizzano se stesse, il corpo, la sessualità” per corrispondere a questo imperativo, si disconnettono dai loro bisogni profondi per essere all’altezza di un compito che le fa subalterne. L’ipersessualizzaione dei media è fenomeno noto agli esperti, analizzato con ampio supporto di dati dallo psicologo dello sviluppo Daniele Mugnaini. Mtv, musica, riviste di ogni genere, Mp3, videogames e giochi elettronici, telefonini, tv, Internet, pubblicità: quantità dei mezzi a disposizione, iperaccessibilità a ognuno, sono le caratteristiche che distinguono i ‘nativi digitali’, bambini e adolescenti nati e cresciuti in questo mondo tecnologico, rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. Se i dati americani fanno spavento perché raccontano di esseri umani in crescita sottoposti a un bombardamento mediatico senza filtri (complici o indifferenti gli adulti), quelli di casa nostra non sono da meno: “i bambini italiani stanno quasi due ore al giorno davanti alla TV. Quasi la metà ha il televisore in camera da letto, dice di non poterci rinunciare e vede tranquillamente film col bollino rosso; la maggioranza gioca ai giochi elettronici e ha Internet in casa. Il 60% di questi ha Internet in camera da letto, lo usa quasi tutti i giorni e ha un profilo sul socialnetwork”.Puoi leggere l'intero articolo QUI
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lunedì 7 febbraio 2011
TEEN AGE

"Parole stupefacenti" è un ciclo di incontri nato all'interno dell'esperienza del SERT di Faenza più di dieci anni fa. Da allora questo "marchio" si è periodicamente proposto come luogo di riflessione culturale, rivolto alla cittadinanza, per cercare di comprendere sempre più le tante contraddizioni della contemporaneità.
FABBRICA DELLE CANDELE
Piazzetta Corbizzi, 30 Forlì
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lunedì 4 ottobre 2010
Incontri formativi 06 ottobre 2010
giovedì 27 maggio 2010
il professor MICIO
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Guarda il Gatto…e impara!
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