Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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lunedì 7 aprile 2014

Vacanze preadottive in Italia si discute sui "pro" e i "contro" - Intervista del 7 aprile 2014

La dottoressa Michela Pensavalli, intervistata da Fabio Mandato per conto della SIR Servizio Informazione Religiosa, esprime il suo parere relativamente alle vacanze preadozione da poco introdotte in Italia.


Marco Griffini: "Siamo di fronte a un male enorme, quello dell'abbandono, e dobbiamo fare di tutto per risolverlo". Le perplessità dell'Anfaa manifestate da Donata Nova Micucci. Il parere positivo di Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta dell'Itci. La prudenza di Fabrizio Azzolini dell'Age. Da parte di tutti viene manifestata attenzione verso questi minori in grave difficoltà
di Fabio Mandato


Una vacanza con gli adottandi prima dell’adozione? Stanno per partire anche in Italia le cosiddette “vacanze preadottive”, promosse dall’Associazione Amici dei bambini (Aibi). Cinque famiglie dichiarate idonee all’adozione, a partire dal prossimo mese di agosto, ospiteranno alcuni giovanissimi colombiani per tre settimane. Le vacanze preadottive riguarderanno bambini adottabili di età superiore ai 10 anni, di età inferiore ai 10 anni ma con particolari bisogni psicofisici o fratelli in cui almeno uno dei bambini abbia più di 10 anni.

Perché e come. “Siamo di fronte a un male enorme, quello dell’abbandono, e dobbiamo fare di tutto per risolverlo”. A spiegare la proposta sul sito dell’Associazione è Marco Griffini, presidente di AiBi. “Ci sono tantissimi bambini in istituto, già grandicelli, che nessuno chiede, nessuno vuole. Vogliamo impegnarci a trovare una famiglia anche per loro? Vogliamo almeno provarci o siamo convinti che ci si può solo rassegnare a lasciarli diventare adulti da soli?”. Per questo, l’Aibi ha deciso di realizzare un percorso per i genitori. Le coppie che aderiscono vengono accompagnate in tutte le fasi del programma, in un percorso che prevede incontri e colloqui formativi con le coppie italiane, condotti da psicologi, per affrontare la gestione della relazione e dell’affettività. I bambini, invece, verranno preparati con un programma in dieci step, a cura dell’Instituto colombiano bienestar familiar (Icbf). Al termine delle vacanze cosa succede? Le famiglie possono manifestare la volontà di proseguire con l’adozione. Nel caso in cui, invece, non vogliano accogliere definitivamente il bambino come figlio, la coppia ospitante resterà comunque un referente amicale e affettivo, “a distanza”, per il minore, impegnandosi a mantenere i contatti con lui, informandosi sulla sua vita e sui suoi sviluppi. 

Dibattito aperto. “Queste vacanze, che creeranno nei bambini forti speranze e illusioni, pongono tanti interrogativi che riguardano soprattutto le conseguenze difficilmente riparabili derivanti dal fallimento del possibile ‘abbinamento’”. A sollevare perplessità, in una lettera aperta, è Donata Nova Micucci, presidente dell’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (Anfaa), per la quale “questi bambini, che attraverseranno l’oceano per passare ‘tre settimane di vacanza’ con una famiglia in Italia, saranno ben consapevoli delle reali finalità di questa iniziativa, che inevitabilmente creerà in loro forti aspettative”. Per l’Anfaa sono diversi i motivi di criticità della proposta, per la quale si dicono “allibiti” quando riflettono sui casi in cui la coppia, al termine della vacanza, decida di non tenere il bambino. “Come può vivere il bambino questa esperienza su cui ha posto tante aspettative? Come potrà superare questa ennesima frustrazione e accettare di essere un bambino che può andar bene sì per una vacanza, ma non per essere accolto e amato per sempre?”. Non è dello stesso parere Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice presso l’Istituto di terapia cognitivo interpersonale (Itci), che ricorda come nelle vacanze preadottive “non si può pronunciare la parola ‘adozione’, e, per quanto i bambini siano molto sensibili alle figure surrogate, l’esperienza, se non vi sono aspettative, può rivelarsi anche una parentesi felice. Tanto più che le statistiche dicono che l’80% delle coppie alla fine sceglie di adottare”. Favorevole alle “vacanze”, Pensavalli le stima come una “bella novità”, “un modo per ovviare alla grandissima difficoltà di accoppiamento tra adottanti e adottandi. Certo - prosegue - bisogna agire con molta prudenza, soprattutto approfondire sulle fasi di start up, valutando il livello di attitudine alla genitorialità sia attraverso il parere dello psicologo che ascoltando i genitori, le loro paure, il loro rischio di inadeguatezza e incapacità che spesso manifestano”. Di prudenza parla anche Fabrizio Azzolini, presidente dell’Associazione genitori (Age), tutore dei minori nella regione Veneto. È favorevole alle “vacanze”, a patto che “vengano fatte secondo una certa idoneità. Non basta l’idoneità riconosciuta ai genitori, ma occorre passare dall’ufficio tutela minori perché dichiari l’idoneità contestuale quasi attuale, degli adottanti. In certe famiglie possono sopraggiungere problemi, soprattutto unionali, come la separazione, che poi recano problemi anche ai bambini”. L’Anfaa, invece, tra le altre cose, propone all’Aibi di servirsi del “sostegno attento e continuativo da parte dei Servizi socio assistenziali e sanitari” allo scopo di tutelare il minore. Il dibattito è aperto: le vacanze preadottive sono da temperare?


lunedì 31 marzo 2014

Buongiorno Regione Lazio - I professionisti nella crisi - Intervista del 27 marzo 2014


I PROFESSIONISTI NELLA CRISI
Licenziamenti e crisi industriale. 
Un argomento che non riguarda solo operai e tecnici specializzati ma anche diversi professionisti e dirigenti. 

La dottoressa Michela Pensavalli, intervistata dalla giornalista Antonella Pallante, affronta e commenta questo delicato e importante argomento.


giovedì 20 marzo 2014

Michela Pensavalli ospite di TGTG - Telegiornali a confronto - 15 marzo 2014

La dottoressa Michela Pensavalli, interviene come ospite a TGTG- Telegiornali a confronto per commentare e approfondire insieme a Donatello Vaccarelli, le principali notizie di cronaca italiana e mondiale della giornata.


lunedì 3 marzo 2014

"Al maschile e al femminile" - Serata speciale

Una serata condotta da ospiti d'eccezione: Tonino Cantelmi e Marco Scicchitano presenteranno il libro "Educare al maschile e al femminile"; Dominga Cotarella ci guiderà, attraverso una degustazione, alla scoperta della Cantina Falesco.


SPECIALE ESSENCE SOCIAL CONTEST: 
PARTECIPA ALL'EVENTO, SCATTA E CARICA UNA FOTO O SCRIVI UN POST SU UNO QUALSIASI DEI NOSTRI SOCIAL NETWORKS E TAGGA ESSENCE WINEBAR O INSERISCI L'HASHTAG‪#‎essencewinebar‬. 


Chi otterrà il maggio numero di consensi entro il 20 Marzo 2014 alle ore 19,00 riceverà un premio speciale: una bottiglia di spumante metodo Charmat "Anita" dolce, Cantina Falesco.


sabato 1 marzo 2014

Bere responsabile per dare ai giovani un finale migliore


Servizio Informazione Religiosa

Campagna di prevenzione promossa da 5 società scientifiche del Paese per sensibilizzare ai rischi dell’abuso. Il 79,5% degli italiani è consumatore di sostanze alcoliche. Il 64% beve vino, il 56% birra, il 34% aperitivi, il 23% superalcoolici e il 12% altre bevande alcoliche. La fascia di età più esposta è tra i 25 e i 55 anni

Fabio Mandato

Fare diga contro le alcol-dipendenze, sensibilizzare sulle gravi conseguenze del bere smodato, creare una nuova coscienza del bere responsabile. I dati sono allarmanti se in Italia, come afferma il ministero della Salute, 1 milione di persone è dipendente dall’alcool e 8 milioni sono a rischio. Per questa ragione 5 società scientifiche del nostro Paese (Società italiana di alcologia, Società italiana di psichiatria, Società italiana psichiatria delle dipendenze, Federazione italiana operatori dei dipartimenti e servizi delle dipendenze, Società italiana tossicodipendenze) si sono unite per realizzare una campagna di comunicazione per sensibilizzare ai rischi dell’abuso di alcol, soprattutto tra i giovani. Obiettivo da raggiungere è “Un finale migliore”, come suggerito dal titolo dell’iniziativa (www.unfinalemigliore.it).

Numeri. Secondo i dati della VI indagine Osservatorio-Doxa del 2011, forniti da Michele Contel, segretario generale dell’Osservatorio permanente su giovani e alcool, sul totale della popolazione italiana da 13 anni e oltre il 79,5% è consumatore di sostanze alcoliche, mentre il 20% è astemio. La fascia di età in cui si consuma di più è tra i 25 e i 55 anni. Su 100 italiani, il 63% è consumatore regolare, il 15,6% occasionale, il 21,4% non consumatore. Fra le bevande, il 64% beve vino, il 56% consuma birra, il 34% aperitivi, il 23% superalcoolici e il 12% altre bevande alcoliche. Rispetto alla precedente indagine del 2005, il consumo di birra è aumentato dell’1%, quello di vino diminuito del 4% e anche il consumo di superalcoolici è in calo. “L’Italia è una società che ha assunto ormai uno stile urbano”, dice Contel, per cui “i consumi nella pausa pranzo che c’erano nella società precedente sono spariti”. Ma ciò non basta a far cessare l’allarme, specie verso i giovani, primi osservati speciali. Secondo l’indagine Doxa cominciano ad assaggiare sostanze alcoliche tra gli 11 e i 13 anni e a consumare verso i 15. “Il rischio per la popolazione giovane è acuto”, prosegue Contel, “registriamo spesso consumi incontrollati, 5-6 drink lontano dai pasti, magari per sballare e per fare gare di resistenza (è il fenomeno del cosiddetto binge drinking, ndr)”. “Le bibite diventano un prodotto ricreativo ed edonistico”, con gravi rischi, fra i quali Contel cita quello degli incidenti stradali, la causa più frequente di mortalità tra i giovani. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), definisce “impressionante la precocità con la quale i ragazzini arrivano a contatto con l’alcol”, richiamando un’altra grave forma di dipendenza: i cosiddetti tour alcolici, tendenza diffusa in diverse città europee che vede i giovanissimi frequentare nella stessa serata diversi locali bevendo ogni volta qualcosa.

Salute a rischio. Contel plaude all’iniziativa delle 5 società scientifiche italiane, che potrà avere “effetti positivi”, come educare al bere responsabile. Al contrario, i rischi indotti dall’abuso di sostanze alcoliche sono ampi, come sottolinea Giuseppe Battimelli, vicepresidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci). “Siamo a contatto tutti i giorni con un problema che coinvolge le giovani generazioni se non addirittura gli adolescenti. Oggi il bere occasionale, quello del sabato e la domenica è diventato una forma dello stare insieme, ma può condurre ad una dipendenza psicologica e fisica e poi sfociare in quella psichiatrica. Possono esserci forme acute e croniche di intossicazione, sofferenze epatiche che possono trasformarsi in cirrosi, tachicardie”. Le cause della dipendenza da alcol sono tante, ma partono dal fatto che spesso “i giovani non sanno gestire le emozioni negative, spiacevoli”, spiega Cantelmi, “la noia, il disagio, la spiacevolezza. Il problema è l’impatto di un uso misto di sostanze alcoliche, che in un cervello in via di sviluppo possono avere conseguenze sullo sviluppo di psicopatologie”.

Nuovo impegno per la società. Per educare al bere responsabile un ruolo fondamentale lo gioca la famiglia. Contel evidenzia un aspetto della prevenzione nei confronti delle alcol-dipendenze tra i giovani. Se l’alcol spesso sembra essere una sorta di paradiso “edonistico”, una “risposta di aiuto deve venire attraverso la ricostituzione di legami di senso e familiari”. La dipendenza da alcol “diventa un problema sociale e familiare, quindi ha effetti anche in ambito lavorativo”, conclude Battimelli, specificando come in gioco “c’è la salute dei nostri figli”, la ricerca di un valore che deve informare i medici tutti, non solo quelli che si dicono cattolici”. In gioco, insomma, c’è “un finale migliore”.
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