Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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giovedì 24 ottobre 2013

SERVIZIO PRIMO SOCCORSO PSICOLOGICO


Nella giornata di ieri, mercoledi 23 ottobre, presso la sede l’Ordine degli Psicologi del Lazio è stato presentato il Servizio di Primo Soccorso Psicologico (www.primosoccorsopsicologico.it).
Il Servizio è stato realizzato grazie all’intraprendenza degli psicologi dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale in collaborazione con Psicologi Protagonisti. L’iniziativa è patrocinata da Roma Capitale. Il Prof. Tonino Cantelmi svolge l’attività di supervisione del Servizio.
La giornata di presentazione ha visto la partecipazione di numerosissime persone tra studenti, rappresentati di associazioni e psicologi. Un grazie particolare va rivolto all’Ordine degli Psicologi del Lazio che ha messo a disposizione due stanze per accogliere i partecipanti all’evento.

domenica 13 ottobre 2013

BULLI NELLA RETE - intervista Skytg 24 del 5 ottobre 2013


La dottoressa Michela Pensavalli, intervistata da Helga Cossu di SkyTg24, affronta il tema del bullismo e del cyberbullismo

Dopo gli ultimi fatti di cronaca accaduti in Italia e nel mondo, è utile e fondamentale rendere comprensibili i meccanismi di questo pericoloso fenomeno che si sta sviluppando sempre di più tra i giovani di oggi. 
L'intervista spiega in particolare chi è un bullo, come si comporta e come agisce e attraverso i consigli degli esperti, viene suggerita la modalità di intervento in situazioni di bullismo che possono essere vissuti in prima persona o per capire come aiutare chi la sta vivendo.
(fonte video: skytg24)



venerdì 11 ottobre 2013

Evangelizzare nella società delle reti tecnoliquide. La Chiesa lametina raccoglie la sfida della Nuova Evangelizzazione - Tonino Cantelmi



Una città cambiata radicalmente, in cui le nuove reti di comunicazione modificano i paradigmi delle relazioni umane; una città in cui i network tecnoliquidi "sacrificano" in nome dell'efficienza e della rapidità i valori dell'empatia, della solidarietà umana, dell'incontro autentico.
In questo scenario postmoderno, anche la Chiesa lametina vuole raccogliere la sfida della nuova evangelizzazione e dà inizio al nuovo anno pastorale riflettendo su come è possibile evangelizzare in una città senza punti di riferimento stabili, in cui tuttavia rimane vivo il desiderio degli uomini di senso e di risposte definitive.

"Il Concilio Vaticano II ci indica le strade nelle quali noi cristiani possiamo incontrare gli uomini del nostro tempo". Così il Vescovo Mons. Luigi Cantafora che, in apertura dei lavori, moderati da Don Giacomo Panizza, ha ricordato la coincidenza tra l'inizio del Nuovo Anno Pastorale, il cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano III e i 50 anni delle Acli a Lamezia. Cantafora, nella sua meditazione, ha toccato i temi della crisi e della disoccupazione come "le gravi emergenze della nostra comunità lametina", ma anche in questa realtà "non può mancare la testimonianza cristiana che apre i cuori alla speranza" e fa capire che "Cristo è la risposta al desiderio di pienezza e di senso dell'uomo"-

Quali sono i rischi della "città tecnoliquida"? Per il Prof. Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana, nelle città di oggi "si svolge un dialogo drammatico tra nativi digitali e immigrati digitali" e sin da bambini si è sottoposti "a un'immersione prepotente e invasiva nella tecnomediazione che da un lato genera efficienza, rapidità, e al tempo stesso fa perdere la capacità di capirsi e di avere degli incontri autentici".

Il docente ha evidenziato che "nessuna tecnologia può sostituire quel desiderio di incontro autentico con l'altro che è inscritto nell'essere umano" e che richiede tempo, riflessione, aspetti messi in discussione da una realtà dove "la prima regola è la velocità" e le relazioni sono sempre più fugaci e destinate al "consumo immediato".

Ma questo "nuovo mondo" determinato dalle nuove tecnologie può essere una provocazione per i cristiani del nostro tempo? A partire da questa domanda, la riflessione di Don Luca Pandolfi, Professore alla Pontificia Università Urbaniana, richiamandosi ai discorsi pronunciati da Papa Giovanni XXIII in apertura del Concilio Vaticano II, ha colto nelle parole del Papa Buono la svolta di una Chiesa che "non guarda alla modernità come se fosse tutta una catastrofe", una Chiesa che "supera lo steccato che divide tra buoni e cattivi", comprendendo "che Dio può parlare anche in quel mondo che sta fuori dal Tempio".
"La strada della nuova Evangelizzazione" – ha asserito il sacerdote – "io non la so, ma siete voi a doverla trovare insieme, non sentendovi dipendenti del Parroco, ma sentendovi adulti", recuperando "lo spirito conciliare di una Chiesa che si mette insieme nella diversità" senza la pretesa dell'omologazione della Torre di Babele ma di realizzare una "nuova Pentecoste", "che sappia accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione".



mercoledì 9 ottobre 2013

Etica della responsabilità e mondo del gioco - Tonino Cantelmi



In un convegno di studi recentemente organizzato dall'Istituto Petroniano di Studi Socialidell’Emilia Romagna (IPSSER - www.ipsser.it-) e dall'Istituto Veritatis Splendor è stata finalmente posta, nel più qualificato livello scientifico ed interdisciplinare, l’attenzione sulle insidie e le emergenze sociali del gioco d'azzardo nel nostro Paese. Il convegno, che si è tenuto a Bologna il 26 gennaio scorso con il patrocinio dell’Università della stessa città, ha proposto una importante riflessione sul fenomeno sociale del gioco d'azzardo e sulle possibili implicazioni sotto i diversi punti di vista medico, psicologico, giuridico, economico, sociologico ed etico (cfr. La vita non è un colpo di fortuna, in Zenit, 17 gennaio 2013).
Allo scopo di promuovere una presa di coscienza e di responsabilità nelle Istituzioni nazionali e nella società civile italiana, insieme con impegni di prevenzione e di cura in una prospettiva di aiuto alle persone, con il presente studio si proporranno alcuni elementi e considerazioni su due campi tenuti fuori dal convegno su citato, ed apparentemente distinti fra di loro: quello finanziario e quello religioso.
Iniziamo dunque con il primo settore, quello finanziario, focalizzando l’attenzione sul piano statistico. Si attingerà, quindi, ai dati sulla raccolta e sulle vincite ai giochi presenti sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Istituzione preposta al controllo del gioco pubblico in Italia. Il dato che più macroscopicamente rende l’idea della crescita del fenomeno, è quello che si ottiene comparando il totale della “raccolta”, rispettivamente, nel gennaio 2011 e nell’ottobre 2012. Ebbene, lo Stato ha incassato per il gioco pubblico, vale a dire per lotterie, lotto, superenalotto, ippica etc., nel 2011 più di 62 milioni di euro. Questa cifra è schizzata a ben 70.262 milioni di euro nell’ottobre 2012, con un incremento quindi registrato in poco più di 20 mesi del 13% (fonte AAMS - http://www.aams.gov.it/). Come rilevato quindi da alcuni media più attenti al collegamento esistente fra dinamiche psicologiche individuali e secolarizzazione collettiva, dopo che negli Stati Uniti da almeno un decennio se ne stanno denunciando i costi sociali, anche in Italia il fenomeno sta dilagando (cfr. Giuseppe Brienza, Gioco d’azzardo, dipendenza moderna, in Vatican Insider, 21 maggio 2012).
Eccoci quindi al secondo “campo” della nostra analisi sul fenomeno dei giochi, che è stato stimolato, in particolare, da uno studio pubblicato lo scorso anno dal Center of Public Conversation dell’Institute for American Values di New York, a firma del ricercatore Paul Davies, con il clamoroso titolo: La cattiva scommessa dell’America: perché la crescente partnership tra governi e casinò è un patto col diavolo (“America’s Bad Bet: Why the Growing Government-Casino Partnership is a Deal with the Devil”). La ricerca documenta il rilevante impatto negativo del gioco d’azzardo negli Stati Uniti, collegandolo con l’anomia valoriale e la demolizione familiare che, sempre più, ne sta colpendo non solo le fasce sociali più “basse”.
Il rapporto denuncia la perversa strategia intrapresa da molti degli Stati federati che, con il perdurare dell’anemica crescita economica caratterizzata da gettito fiscale in ribasso, sta indulgendo nella sempre maggiore “legalizzazione” del gioco d’azzardo nella speranza di procacciare fondi aggiuntivi alle finanze pubbliche. Proprio nello Stato di New York il governatore Mario Cuomo ha infatti proposto di modificare la costituzione federale, per legalizzare una volta per tutte i casinò commerciali. Il Michigan gli sta andando a ruota mentre, il primo casinò dell’Ohio, è stato aperto nel maggio 2012 a Cleveland, cui ne è seguito un secondo nel giugno successivo a Toledo.
Nel Maryland, nel novembre dello scorso anno, si è votato per l’apertura di un sesto casinò oltre che per l’aggiunta di tavoli da gioco nei casinò già esistenti. I danni sociali ingenerati da tali dinamiche affliggono soprattutto ma non solo gli strati più emarginati e poveri della popolazione, coinvolti nel vizio del gioco e quindi poco propensi a cercare un proprio riscatto sociale attraverso il lavoro.
Sebbene le statistiche ufficiali del gioco d’azzardo negli Stati Uniti risalgano ancora al 2006, come rilevato dall’agenzia di stampa cattolica “Zenit”, in quell’anno gli americani hanno perso al gioco la stratosferica cifra di 91 miliardi di dollari. «La seduzione dell’arricchimento rapido e facile, - ha commentato al proposito padre John Flynn, della Congregazione dei Legionari di Cristo -, ben si sposa con la mentalità contemporanea della gratificazione istantanea. La maggior parte dei giocatori vengono dalle categorie meno capaci di sostenere l’onere delle loro inevitabili perdite: anziani, minoranze e classe operaia. […] Un gioco d’azzardo più diffuso può sembrare un’opzione attraente per i governi ma a tutto discapito della gente, della quale sono tenuti a proteggere il welfare» (Governi avidi e gioco d'azzardo, in “Zenit”, 20 aprile 2012).
A questo punto non pare inutile ricordare come, nel commento del settimo comandamento “Non rubare”, il numero 2413 del Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce che, “I giochi d’azzardo (gioco delle carte, …) o le scommesse non sono in se stessi contrari alla giustizia. Diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavitù. Truccare le scommesse o barare nei giochi costituisce una mancanza grave, a meno che il danno causato sia tanto lieve da non poter essere ragionevolmente considerato significativo da parte di chi lo subisce”.
Anche in Italia, proprio a causa del collasso etico frutto anche del secolarismo, le forze più consapevoli del volontariato sociale stanno alzando la guardia nei confronti del fenomeno, molto sottovalutato da politici e media. Ad esempio, l’ultimo numero della rivista del “Centro Italiano di Solidarietà” (CeIS), fondato a Roma da don Mario Picchi (1930-2010) e da oltre quarant’anni impegnato nel recupero dei giovani da ogni forma di tossicodipendenza (http://www.ceis.it/), è interamente dedicato all’approfondimento di quelli che sono gli effetti del gioco sulla psiche e sulla sorte delle persone e delle famiglie.
Nel primo contributo del Dossier “Gioco d’azzardo, dipendenza moderna”, pubblicato su “il Delfino on line”, n. 2, dell’aprile 2012, firmato da Mario Pollo, professore di Pedagogia Generale e Sociale alla Lumsa di Roma e collaboratore del CeIS, si distingue fra le forme di gioco utilizzate come forma saltuaria di evasione dallo stress e dai ritmi della vita quotidiana, alle dipendenze del gioco d’azzardo compulsivo che si osservano con sempre maggiore preoccupazione anche nella realtà italiana. Se le prime modalità, osserva Pollo, «si limitano a far vivere alla persona il gioco come qualcosa di funzionale al lavoro e alla vita sociale, nel senso di offrire quello scarico dello stress e delle tensioni necessario a riprendere con rinnovata lena la vita quotidiana, nel caso del gioco d’azzardo compulsivo le perturbazioni producono nella persona l’alienazione della propria vita, il suo sottometterla a qualcosa di esterno a essa che come una sirena chiama al naufragio sugli scogli della distruttività. In questi ultimi casi il gioco da strumento di libertà e di liberazione diviene uno strumento di schiavitù, da luogo di creazione di una vita più ricca e umanamente realizzante si trasforma in luogo della distruzione della vita stessa» (Educare al gioco, in “il Delfino on line”, n. 2, aprile 2012, p. 4).
Un primo contributo di analisi psicologica “tarato” sulla situazione italiana è quindi offerto sulla rivista dallo studio del medico-chirurgo, specializzato in psichiatria, Tonino Cantelmi, che è stato il primo in Italia a occuparsi dell’impatto della tecnologia digitale sulla mente umana (c.d. “Internet Dipendenza”, cfr. http://www.toninocantelmi.com/). Con il collega Emiliano Lambiase,  Cantelmi denuncia come, sebbene il gioco d’azzardo patologico sia stato riconosciuto per la prima volta come disturbo mentale fin dal 1980, «con la sua introduzione nel DSM-III all’interno dei Disturbi del Controllo degli Impulsi», nel contesto attuale i siti Internet che si occupano di gioco d’azzardo fioriscono indisturbati. Sebbene la maggior parte delle persone sembrino essere in grado di giocare responsabilmente, aggiunge lo psichiatra cattolico, «viene stimato che circa il 3% della popolazione lotta contro la dipendenza da gioco».


Psicologia: adolescenti sempre più fragili, sintomi psichici per 10% bimbi - Tonino Cantelmi




A tratteggiare una giovanissima generazione "particolarmente fragile e vulnerabile" è Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma, dopo il caso della 12enne ricoverata in gravissime condizioni al Meyer di Firenze per un volo dal terzo piano, seguito a un rimprovero dei genitori.

Roma, 9 ott. (Adnkronos Salute) - "Oggi gli adolescenti sono particolarmente fragili e vulnerabili, in particolare ad ansia e depressione. Un problema sempre più precoce: si stima che tra 6 e 10 anni quasi il 10% dei bambini presenti sintomi psichici. E proprio depressione e ansia la fanno da padrone". A tratteggiare una giovanissima generazione "particolarmente fragile e vulnerabile" è Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all'università Lumsa di Roma, dopo il caso della 12enne ricoverata in gravissime condizioni al Meyer di Firenze per un volo dal terzo piano, seguito a un rimprovero dei genitori.
"Non è certo una cosa normale o naturale reagire così a un rimprovero. Purtroppo però - dice lo psichiatra all'Adnkronos Salute - non mancano episodi simili nella cronaca, e i protagonisti sono sempre più giovani. Stiamo costruendo un'umanità più fragile e vulnerabile dal punto di vista psichico, con manifestazioni sempre più precoci". Secondo Cantelmi la chiave sta nelle relazioni, o meglio "nell'incapacità di costruire relazioni stabili e soddisfacenti, con gli amici, in famiglia, o sentimentali. E questo è vero oggi fin da giovanissimi. Abbiamo centinaia di amici su Facebook, contatti sui social network, ma stiamo perdendo le competenze necessarie per far funzionare il rapporto con gli altri. Così, paradossalmente, ci sentiamo molto più soli rispetto ai nostri coetanei di qualche decennio fa".
E se gli adulti, insieme ai contatti virtuali, hanno ancora una memoria di ciò che serve a costruire relazioni reali, per i nativi digitali le cose sembrano complicarsi. Le amicizie e i primi amori nascono e muoiono in rete. "E il moltiplicarsi dei soggetti con cui relazionarsi, tra vita reale e web, rende tutto più difficile". Sembra, insomma, che si stia perdendo l'arte di costruire e coltivare i rapporti con gli altri.
"Per stare bene, oggi come ieri, abbiamo bisogno di buone relazioni. Ma sembra che stiamo perdendo le capacità necessarie. E i primi a risentirne - conclude Cantelmi - sono proprio i giovanissimi, che con l'adolescenza attraversano una fase particolarmente fragile". Una fase che non sembra destinata a chiudersi molto presto: "Si calcola che per il 2010 la depressione sarà la seconda causa di invalidità a livello mondiale. E questo problema non riguarda solo i ragazzi, ma l'intera umanità".


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