Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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domenica 8 settembre 2013

Sexting, lo psicologo: si inizia alle elementari - Tonino Cantelmi

                                                                  
                                                                 di Ilaria Morani
Non sono solo messaggi inviati da un cellulare. Ma qualcosa di più. Un bimbo che frequenta la quarta elementare spedisce alla sua compagna di classe una foto di se stesso nudo mentre si fa la doccia. Ha 9 anni, lo ha visto fare a un suo amico che a sua volta ha ricevuto una foto di una compagna di classe in costume da bagno. Sicuramente un’immagine più discreta, ma è solo il primo di numerosi messaggi con toni sempre più espliciti.
Si chiama sexting quando un testo, una foto o un video viene inviato attraverso un cellulare o il computer. Un fenomeno sempre più diffuso negli ultimi dieci anni da quando l’innovazione tecnologica ha reso più semplice l’invio di materiale in ogni momento e da qualsiasi luogo.
La degenerazione di questo uso assume forme crude e violente raccontate nelle storie che si leggono spesso. Il ragazzino che decide di suicidarsi perché minacciato attraverso un video (è successo in Gran Bretagna), un altro, in Italia, anche lui suicida perché su Facebook gli amici scrivevano della sua presunta omosessualità. E l’ultimo, a Caltanissetta, dove un uomo è stato arrestato per avere pubblicato le foto hard della fidanzata: è accusato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico, diffamazione e minaccia.
I dati che hanno raccolto gli psicologi Andrea Marino e Roberta Bucci dell’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale di Roma parlano chiaro e sono allarmanti perché riguardano i ragazzi molto giovani. L’età media si abbassa fino ad arrivare a bambini di 8, 9 anni, quando il Sexting è considerato reato.
In un’indagine di Associated Press e MTV (2009)  su 1.247 intervistati di età compresa tra  i 14 e i 24 risultava che il 13% delle donne e il 9% dei maschi avevano inviato una foto o un video di se stessi nudi o semi-nudi.  E ancora: la foto dei giovani e giovanissimi italiani è stata scattata da un’indagine conoscitiva di Telefono Azzurro ed Eurispes, secondo la quale nel 2012 un ragazzo su 5 ha trovato proprie foto imbarazzanti in Rete, mentre un anno prima la percentuale era solo di uno su 10. Quanto ad ammettere di voler fare “sexting”, solo il 12,3% dice di aver inviato materiale a sfondo sessuale e comunque nel 41,9% dei casi i giovani dicono di non vederci nulla di male nell’averlo fatto.
“In generale i ragazzi non si preoccupano: è quasi normale inviare e ricevere foto o video pornografici, anche perché molto spesso sono così giovani da non cogliere la pericolosità della loro azione”. Emiliano Lambiase è psicologo all’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale, diretto dal prof. Tonino Cantelmi, e si occupa del rapporto tra i problemi sessuali e la tecnologia.
“I bambini arrivano da noi quando i genitori si accorgono che qualcosa non va. I ragazzi più grandi quando si rendono conto di avere problemi sessuali a causa di una dipendenza da videochat e sesso “virtuale”. Il percorso per uscirne è lungo”.
Che effetti ha il Sexting?
La tecnologia ci obbliga a ragionare in maniera diversa: dobbiamo usare due tipi di linguaggio, quello reale e quello virtuale. Nella testa delle persone più fragili si crea una specie di cortocircuito che fa perdere l’equilibrio, c’è un sovraccarico. Così siamo più distratti, abbiamo meno memoria e meno capacità di avere un rapporto emotivo con gli altri. La perdita di un punto fisso definisce la realtà virtuale come unica: è una dipendenza.
E il rapporto con il sesso? Cambia?
La dipendenza da cybersesso brucia le tappe. Se prima un dipendente sessuale ci metteva più tempo ad essere totalmente assuefatto, ora i tempi sono immediati. Ho seguito pazienti che senza la tecnologia non avrebbero mai sviluppato una dipendenza. Un esempio? Un uomo di 60 anni, sposato, una vita tranquilla, sessualmente inibito. Ma con la moglie negli anni supera l’ansia da prestazione. Poi scopre internet e in quella nuova sede realizza quello che aveva sempre represso annullando il rapporto con la propria donna. La moglie lo scopre e lui chiede di essere curato.
E per i ragazzini?
Molti di loro non conoscono il sesso, internet permette di superare l’ansia da rifiuto. Ma quando è il momento dell’approccio reale con una ragazza, lì nascono i problemi. Non c’è una sana crescita sessuale. Il cybersesso e il sexting hanno conseguenze pericolose: i ragazzi non riescono più a lavorare, studiare e sono colti da depressione.
Che conseguenze ci possono essere oltre a quelle psicologiche?
Tra 16 e 18 anni almeno un ragazzo su 10 si è trovato in pericolo dopo avare messo online foto si se stesso nudo. Spesso le immagini vengono spedite a gente di cui ci si fida. Ma non si è al corrente della fine che poi faranno e soprattutto i messaggi vengono inviati senza il consenso dell’altro. Poi girano in rete e l’utilizzo da parte di altri può essere pericoloso. Si può entrare nella sfera della pedofilia, ma anche del cyberbullismo che fa leva su meccanismi psicologici davvero delicati. Il suicidio è l’ultima tappa, ma bisogna tenere conto che le persone che finiscono in questi vortici sono sempre le più deboli e fragili.

lunedì 2 settembre 2013

MODELLI CULTURALI E CONTESTO STORICO-SOCIALE: nativi digitali ed immigrati digitali a confronto - Corso di aggiornamento Pozzuoli 10-11-12 settembre 2013


La dottoressa Michela Pensavalli interverrà in occasione del corso di aggiornamento presso la diocesi di Pozzuoli sul tema: "MODELLI CULTURALI E CONTESTO STORICO-SOCIALE: nativi digitali ed immigrati digitali a confronto.  Come la domanda religiosa si sta trasformando nell’epoca della post modernità" e su "L’IDENTITA’ E L’AMBIENTE COSTITUTIVO DEL NATIVO DIGITALE (vantaggi e svantaggi dei new media)"


Suicidato a 14 anni per la paura di non essere accettato per la sua omosessualità - Tonino Cantelmi

Newstv2000 intervista il Prof. Cantelmi circa il suicidio di Marco, un ragazzo di 14 anni che nella notte tra il 7 e l’8 agosto scorso si è tolto la vita lanciandosi dal tetto del suo palazzo. Un gesto che il giovane ha compiuto per paura di non essere accettato per la sua omosessualità.


sabato 10 agosto 2013

A rischio libertà, di cura, ricerca e insegnamento - Tonino Cantelmi

Lo psichiatra Tonino Cantelmi mette in luce i problemi per la professione. Sottolinea come in Europa si diffonda "una 'Dio-fobia', una sorta di discriminazione, rifiuto, avversione verso ciò che è religioso". E ancora: "In nome di una tolleranza a 360 gradi si cela un pericoloso assolutismo"

di Giovanna Pasqualin Traversa

Slitta a settembre, dopo un dibattito apertosi e conclusosi in un’Aula di Montecitorio semideserta, il voto del disegno di legge per il contrasto all’omofobia e alla transfobia, testo unificato licenziato dalla Commissione Giustizia. Sarà la Conferenza dei capigruppo a definire, il 5 settembre, il calendario dei lavori. Introducendo il nuovo reato di omofobia e transfobia, la proposta prevede pene carcerarie e una sorta di “rieducazione” per chi si macchi di “reati di opinione” contro l’omosessualità, con gravi ripercussioni su diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione come il diritto alla libertà di pensiero (art.21) e alla libertà religiosa (art.19). Nel dibattito accesosi in queste settimane, i cattolici vengono accusati di oscurantismo e di omofobia. Perché? Ne abbiamo parlato con Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.

Perché non possiamo accettare, come cattolici, l'accusa di bigottismo, intolleranza, omofobia? Ma poi che cosa è esattamente l’omofobia?
“È la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e delle persone Lgbt (lesbian, gay, bisex e transgender, ndr), in parte basata su pregiudizi e in parte riferibile a meccanismi psicologici di rifiuto. Nel complesso questo genera comportamenti avversi alle persone omosessuali, ma occorre riconoscere che nelle comunità cristiane l’accoglienza delle persone omosessuali è una realtà ormai consolidata. L’omofobia non riguarda la prassi di vita delle nostre comunità, dove al contrario è presente un’importante dimensione ‘inclusiva’ delle persone. Direi anzi che proprio al vissuto di fede delle persone è significativamente correlata la capacità di tolleranza e accoglienza di ogni tipo di diversità”.

Perché, allora, alcuni tendono a “confondere” il magistero della Chiesa - secondo il quale la pratica dell'omosessualità è una forma di disordine morale - con il disprezzo, la discriminazione, quando non anche l'istigazione all'odio verso le persone gay?
“Probabilmente nasce tutto da un equivoco. L’omofobia può essere riferita ad una accezione discriminativa, ma, come ho già detto, nella realtà e nella prassi delle comunità cristiane questo fenomeno discriminatorio è meno significativo che in gran parte della società. C’è tuttavia una tendenza a considerare omofobo qualsiasi ‘giudizio’ sull’omosessualità che non sia corrispondente alla versione gay dell’omosessualità. Questa accezione dell’omofobia porterebbe a trasformare qualunque ‘prospettiva morale’ in una versione omofoba. Un equivoco che produce una confusione micidiale” .

Con questa proposta di legge in Italia, e con le analoghe leggi già approvate in altri Paesi Ue (Inghilterra, Francia, Spagna), non c'è il rischio che in Europa si stia diffondendo, e paradossalmente proprio in nome di una presunta società pluralista e tollerante, una cultura della discriminazione "al contrario" verso i cristiani, e in generale verso chiunque voglia comportarsi in modo coerente con i principi della propria fede? 
“Oggi stiamo assistendo alla ‘Dio-fobia’, cioè ad una sorta di discriminazione, rifiuto, avversione verso ciò che è religioso. È un fenomeno successivo e conseguente al cosiddetto ‘orgoglio ateo’; una sorta di attiva e pregiudizievole discriminazione verso il religioso e le persone religiose. La tolleranza verso tutto si trasforma paradossalmente in una ‘Dio-fobia’; in realtà è rifiuto e disprezzo di ciò che è proposto come assoluto, in omaggio a una sorta di delirio relativistico. Il rischio nascosto nel disegno di legge sull’omofobia è proprio questo: dietro il nome di una tolleranza a 360 gradi si cela un pericoloso assolutismo, quello del pensiero dominante. Si tratta di equilibri delicati che richiederebbero, a mio parere, una riflessione meno banale di quella che in questo momento sta facendo il Parlamento”.

Cattolico impegnato e psichiatra. Nello specifico, quali ricadute potrebbe avere questa legge sullo svolgimento della sua professione?
“Vi sono alcune condizioni, legate all'orientamento sessuale, di interesse clinico, come ad esempio l'orientamento sessuale egodistonico o problematiche di disagio adolescenziale collegate, o ancora incertezze identitarie connesse a problematiche traumatiche o infine alla richiesta di persone bisessuali di indagare la loro condizione. Nella sua attuale formulazione, questa legge potrebbe impedire un approccio clinico-terapeutico, ledendo la libertà di cura del medico e dello psicologo (fatte salve le prescrizioni già previste nell'ordinamento deontologico delle professioni interessate), e soprattutto del paziente stesso. Qualunque intervento valutativo o critico potrebbe infatti configurare il reato di omofobia. La ricerca clinica, inoltre, ne sarebbe gravemente limitata: uno studio clinico che intendesse, ad esempio, rilevare il disagio emotivo di figli adottati da coppie omoparentali potrebbe essere tacciato di omofobia. Dall’analisi di questo ddl si evincono quindi, a mio parere, anche gravi questioni inerenti la libertà costituzionale di cura, ricerca e insegnamento”.

venerdì 26 luglio 2013

D'estate saltano i pasti per stordirsi con l'alcol, 300 mila ragazzine a rischio - Tonino Cantelmi


Roma - (Adnkronos Salute) - Piluccano appena il cibo contando ogni caloria, per poi far tardi la sera e bere senza insidiare la linea. E il professor Cantelmi lancia l'allarme drunkoressia. Le vacanze sono il periodo più critico, in aumento le richieste d'aiuto. La storia di tre di loro.

Ragazzine che si alzano tardissimo, saltano i pasti o piluccano appena il cibo contando ogni caloria, per poi far tardi la sera e stordirsi con l'alcol senza insidiare la linea. Ma rischiando il coma etilico.

"L'estate è un periodo particolarmente critico per le drunkoressiche, giovanissime anoressiche che non mangiano per poter bere e sballarsi senza 'sforare' con le calorie. Un fenomeno recente", legato alla moda degli aperitivi, "in forte aumento in Italia". Parola di Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa, che segnala all'Adnkronos Salute "il moltiplicarsi di richieste di aiuto" e stima in "300 mila in tutta Italia le 'under 15 anni' a rischio drunkoressia".
"Tantissime e giovanissime - aggiunge - sono le vittime di questa moderna anoressia, che alla privazione del cibo e all'ossessione del controllo attraverso il peso corporeo abbina lo sballo con l'alcol, portando facilmente al coma etilico. Ma anche a problemi con il ciclo, svenimenti e altri disturbi. Nelle ultime settimane - racconta Cantelmi - ho ricevuto una serie allarmante di richieste di aiuto e di chiamate da parte di genitori preoccupati e incapaci di gestire situazioni francamente molto difficili". "Queste ragazzine parlano e vestono come ventenni, ma sembrano totalmente inconsapevoli dei pericoli che stanno correndo. E sembrano non pensare al futuro. L'alcol in quelle dosi, a stomaco vuoto e bevuto cosi' presto e' pericolosissimo. Il fatto di non dover andare a scuola, di non avere orari e di non essere controllate consente a queste ragazzine di autogestirsi e rende il problema meno visibile. Finché non arrivano a stare male davvero. Si tratta di un fenomeno francamente allarmante", conclude Cantelmi che all'Adnkronos Salute racconta la storia di tre di loro.
Nottate fuori a bere con gli amici, giornate chiuse in camera tra Facebook, Instagram ed sms, tanto silenzio, vuoto e niente sogni per il futuro. E' così la vita di tre ragazzine drunkoressiche di nemmeno 15 anni. "Pochi giorni fa, nel giro praticamente di una settimana, ho visitato 3 adolescenti che mi hanno impressionato moltissimo e mi hanno spinto a sollevare il velo su un problema di cui ancora di parla poco", racconta Cantelmi.
"Vedo circa 30 pazienti al giorno: 3 adolescenti in una settimana, tutte ragazzine sotto i 15 anni, anoressiche e con la mania dell'alcol, sono tante". Si tratta di giovanissime accomunate da "uno stile di vita pericoloso, tantissima solitudine, passione per i social network. Ma non solo. Mi impressiona la distanza fra gli adulti coinvolti, o assenti, e queste ragazzine: il vuoto della loro vita, il rapporto con il corpo-involucro da privare del cibo e imbottire di alcol, tra abiti griffati e piercing. Ma soprattutto l'assenza di ogni pensiero sul futuro". La prima, chiamiamola Viola, e' una ragazzina di 14 anni, "bellina, un po' rotonda ma non certo grassa", trascinata dallo psichiatra da un parente, che "maneggia sesso, alcol e droga come un'adulta. E' arrabbiata con la vita, a dieta spropositata per combattere i chili di troppo (salvo lanciarsi in abbuffate spropositate), si ubriaca e digiuna troppe sere a settimana, cambia un ragazzo a notte, ha provato gia' cocaina e sesso di gruppo. Curatissima e griffata, ha 14 anni ma sembra una ventenne e parla come una ventenne. Alla domanda 'ma che vuoi fare nel futuro?', mi risponde solo: 'Boh'". Dal colloquio, secondo lo psichiatra, emerge la rabbia di Viola, ma senza motivazioni precise. E una vita senza regole. "Mi ha detto - racconta Cantelmi - di alzarsi verso le tre del pomeriggio. Poi va su Facebook. E non mangia. Mi ha spiegato: 'Non vedi che sono grassa?'". Secondo lo psichiatra la ragazzina non e' grassa, ma lei non e' d'accordo. Il resto della giornata lo passa "scrivendo su FB", come racconta lei, "piu' o meno delle cavolate". Alla domanda su chi governa l'Italia, Viola risponde sicura: "Grillo" e poi: "Ma che domande sono? Non sei uno psichiatra?".
Come lei c'e' Francesca, 15 anni e mezzo. "Vive a Parigi da sola, mantenuta dalla madre, separata, con una storia familiare complessa", racconta lo psichiatra. Anche per lei digiuni forzati e bevute serali notturne, e gia' diversi coma etilici. "Ma anche tagli simmetrici, sulle cosce, fatti con lamette, coltellini e graffette. Francesca mi ha detto che, quando se li fa, prova piacere, si sente viva". E al medico che cercava di capire: "L'alcol evapora - spiega la ragazza - e con lui il mio cervello. Perche'? Perche' cosi' non penso al dolore". Francesca a Facebook preferisce Instagram. "Mi ha detto - riprende Cantelmi - che posta le sue foto, per sentire di esistere. Instagram e tagli, alcol e niente cibo". Poi c'e' Virginia. "Anche qui il colloquio e' punteggiato di 'Boh', micidiali colpi alle nostre pretese adulte", riflette Cantelmi. Virginia e' la piu' giovane delle tre, 13 anni appena, un look pesante, con piercing e capelli intrecciatissimi. "La accompagnano a studio i genitori. Lui un libero professionista in giacca e cravatta, in pieno luglio, lei insegnante". Con loro Virginia non parla. La sua giornata prevede ore e ore chiusa in casa, al computer, sempre su FB. E poi uscite tutte le sere, in cui mangia solo schifezze, per il resto digiuna sempre e torna ubriaca. "Non mancano i problemi a scuola, dove a detta dei genitori gli insegnanti non l'hanno capita, lunghi silenzi e tanti 'Boh'. Si tratta di tre storie che mi hanno colpito profondamente: c'e' tanto vuoto, e soprattutto l'assenza di ogni pensiero sul futuro, a neanche 15 anni", conclude lo psichiatra.
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