Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

venerdì 26 luglio 2013

PSICONEURONCOLOGIA - CORSO ECM 23 settembre 2013


PROGRAMMA DEL CONVEGNO:
Saluti Istituzionali 
•    Prof. Lucio Capurso: Direttore Generale

•    Dr.ssa Marina Cerimele: Direttore Sanitario 

•    Dott. Ruggero Di Biagi: Ordine dei Medici Roma

Interventi:

•    M. Maschio, L. Dinapoli: Il caso dell’epilessia tumorale: qualità di vita e trattamenti terapeutici
  - Inquadramento diagnostico e terapeutico (M. Maschio)
  - Qualità di vita e valutazione neuropsicologica (L. Dinapoli)

•    T. Cantelmi, C. Cacace: Depressione e Cancro 
•    S. Torelli, E. Ricciardulli, A. D’Andrea, T. Cantelmi: Ti racconto un sogno: il Social Dreaming in Oncologia
 
Simposio Tematico

•    F. Didonna: Mindfulness in Oncologia

QUESTIONARIO ECM

•    Lunch Time 

14.30 – 15.30
: Sessione riservata ai delegati Regionali dell’AIPPC

Il corso attribuisce 4,5 crediti ECM per le seguenti professioni:
  • Medico Chirurgo (tutte le discipline)
  • Psicologo
  • Infermiere
  • Assistente Sanitario
  •  Educatore Professionale
  • Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica
  • Tecnico di Neurofisiopatologia
  • Terapista Occupazionale


Info & modalità di iscrizione
La partecipazione al Convegno è gratuita previa iscrizione

Segreteria organizzativa:
Sig.ra Maria Maiorano - Area di Supporto alla Persona.
Dr.ssa Giorgia Vinci – ITCI Roma - gvinci@itci.it

Tel/Fax: 0644247115 - 3314634451


Coordinamenti Scientifico:
Prof. Tonino Cantelmi: Responsabile Area di Supporto alla Persona, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano –  IFO Roma
Dr.ssa Marta Maschio: Area di Supporto alla Persona, Responsabile Centro per la Cura dell’Epilessia Tumorale, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano –  IFO Roma
Il convegno è svolto con la collaborazione 

Con il Patrocinio di:


giovedì 18 luglio 2013

Caro Sindaco, estistono gli ultimi degli ultimi: i problemi gestionali della Salute Mentale - Tonino Cantelmi


E VOI CHE NE PENSATE?? 
LASCIATE QUI IL VOSTRO COMMENTO:

di Tonino Cantelmi

Caro Sindaco, la città di Roma Capitale potrebbe diventare un modello per la tutela della Salute Mentale nelle grandi aggregazioni urbane?

I dati epidemiologici consentono di affermare che un adulto su quattro nel corso della vita presenta disturbi psichici e che solo il 10% delle persone con disturbi psichici accede alle cure del servizio pubblico. I dati epidemiologici evidenziano anche la necessità di fornire risposte adeguate a disturbi particolarmente diffusi, come la depressione, i disturbi d’ansia e i disturbi alimentari psicogeni. L’ultimo sondaggio condotto dalla DOXA per conto del consorzio MENS (che raggruppa Società Scientifiche e Associazioni di familiari), reso pubblico dal Ministero della Salute nel recente passato, ha evidenziato che la maggioranza degli italiani è insoddisfatta della attuale situazione.

Nessuno può mettere in dubbio la vera conquista della psichiatria italiana compiuta nell’ultimo quarto di secolo: si è passati, non senza difficoltà, dalla logica custodialistica e segregatrice del manicomio alla cura ed alla presa in carico del territorio, inteso come risorsa autenticamente terapeutica. Secondo però alcuni rapporti dell’OMS questo è avvenuto soprattutto attraverso un carico improprio attribuito alle famiglie. In Italia, per esempio, purtroppo sono ancora troppo poche le famiglie che accedono ad un trattamento psicoeducativo ritenuto fondamentale nella cura della schizofrenia.

Un altro dato davvero significativo è costituito dai formidabili cambiamenti che riguardano le scienze psichiatriche. E’ stato osservato come il recupero di una dimensione biologica e medica, i progressi e le innovazioni farmacologiche e lo svilupparsi di terapie integrate, senza sottovalutare gli aspetti psicologici e sociologici, abbiano determinato un sostanziale evolversi delle modalità di intervento e valutazione, evoluzione che se da un lato appare ineludibile, dall’altro spinge verso la necessità di un cambiamento ulteriore. Infatti i progressi nella diagnosi e nelle terapie, l’emergenza di nuove e non sottovalutabili patologie, la presenza di psicopatologie gravi e persistenti, il cui peso è tuttora scaricato sulle famiglie, il tema della cosiddetta “nuova cronicità” e, infine, l’esigenza di adeguare gli interventi attuati a standard farmacologici e socioriabilitativi determinano la necessità di rivedere la configurazione dell’assistenza psichiatrica.

Così come suggerito da molti osservatori, è possibile indicare alcune priorità circa il processo di cambiamento in atto.

a.    In funzione dei bisogni dei pazienti e rispettando la centralità dell’assistenza psichiatrica territoriale occorre prevedere in modo omogeneo l’articolazione di strutture e servizi organizzati in rete. In particolare occorre prevedere una rete integrata di strutture di assistenza psichiatrica che su tutto il territorio garantiscano:


-    l’assistenza psichiatrica ambulatoriale e domiciliare, attraverso i Centri di Salute Mentale (che a Roma attualmente presentano gravi lacune organizzative e scarse risorse professionali)

-    l’assistenza psichiatrica ospedaliera per le persone con disturbi mentali in fase acuta, attraverso i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura ospedalieri (al momento attuale la rete degli SPDC non copre in modo adeguato le necessità della popolazione della città di Roma)

-    l’assistenza psichiatrica e la riabilitazione per le persone affette da disturbi mentali in fase di postacuzie o di subacuzie, attraverso i Day Hospital, le Comunità Terapeutiche.

-    l’assistenza psichiatrica residenziale per le persone affette da disturbi mentali in fase cronica, non assistibili a domicilio, attraverso Residenze Protette.


b.    Le problematiche psicopatologiche connesse con l’abuso di sostanze richiedono una integrazione tra Servizi per le Dipendenze (troppo spesso abbandonati a se stessi) e Dipartimenti di Salute Mentale, specie nell’area della doppia diagnosi, integrazione che preveda anche la creazione di strutture integrate.

c.    Poiché è elevata la frequenza con la quale i disturbi mentali esordiscono nell’infanzia e nell’adolescenza, si rende necessario il potenziamento dell’attività di intervento psichiatrico in età infantile e sugli adolescenti, al fine di mettere in atto interventi tempestivi.


Caro Sindaco, lei dirà: “Ma queste sono competenze della Regione!”. No, i poteri di Roma Capitale danno molte responsabilità anche a lei.


Esistono gli ultimi degli ultimi: le persone con disturbi psichici gravi e le loro famiglie. E’ a loro che dovremmo guardare, al di là di ideologie e di inutili polemiche. L’assistenza psichiatrica in Italia è figlia di una legge di oltre trent’anni fa, che fu un significativo progresso. Ma se guardiamo alla sofferenza non dobbiamo avere tabù: è necessario cambiare passo e abbandonare pregiudizi e sterili ideologie, per garantire anche agli ultimi degli ultimi dignità e qualità di vita. E, se avrà la pazienza di ascoltare operatori, famigliari e associazioni, scoprirà che Roma Capitale può fare molto per i suoi cittadini anche nel campo della Salute Mentale.

martedì 18 giugno 2013

CORSO ESTIVO "LA CONOSCENZA DEL SE'" (1-6 LUGLIO 2013)

La dottoressa Michela Pensavalli parteciperà al corso di approfondimento della "Conoscenza di Sè" affrontando il tema dello sviluppo del Sè, dell'affettività e della dipendenza affettiva.






Presentazione del corso 
Domine Iesu, Noverim me, noverim Te ( “Fa, Signore che io conosca Te, e ch’io conosca me”) così esclamava Sant’Agostino, cogliendo splendidamente l’intima connessione tra conoscenza di Dio e conoscenza di sè
Il corso “La conoscenza di sé”, organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose, muovendosi sulla scia di questa espressione del Santo di Ippona, vuole essere un’ opportunità di riflessione intorno al complesso ma affascinante universo della persona umana.
Un itinerario di conoscenza teorico-pratica, di approfondimento e condivisione sulle molteplici possibilità, risorse e implicazioni che una corretta ed integrale esplorazione di sé può consentire.
Il corso  - indirizzato preminentemente ai consacrati - può diventare, quindi, uno strumento utile per chiunque, orientato ad una ricerca che sappia coniugare i diversi ordini (antropologico, psicologico, spirituale e naturalmente teologico) che un processo di  autoconoscenza e di rapporto con Dio comporta in vista di quella missione – comune ad ognuno -  di assistenza umana e spirituale alle persone del nostro tempo. 
Docenti:
P. Marcelo Bravo Pereira, LC, Dottore in Teologia, Direttore dell’ISSR- Regina Apostolorum
Prof. Germán Sánchez, Specialista in Vita consacrata
Prof.ssa Laura Salvo, Psicoterapeuta
Prof.ssa Michela Pensavalli, Psicoterapeuta
Informazioni:
Orario: dalle ore 9’30 alle 19’00 (il calendario delle singole giornate verrà distribuito nella prima giornata)
Costo del corso: 320,00 euro (27 ore complessive; materiale didattico)
 Possibilità di traduzione simultanea in lingua inglese qualora si raggiungesse un numero congruo di partecipanti (confermare prima del 30 maggio).
Possibilità di partecipare quotidianamente alla Celebrazione Eucaristica (ore 13’00).
Disponibilità di sacerdoti per la confessione e l'attenzione spirituale.
Disponibilità – a partire dal pomeriggio di martedì 2 luglio – di psicologi per colloqui personali.
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione

Modalità di pagamento
tramite Bonifico bancario  a favore di:
Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – Banca Prossima
Codice IBAN: IT 42Z0335901600100000007903 BIC: BCITITMX
Indicazione nella causale di nome e cognome del partecipante e titolo del corso (“La conoscenza di Sé”)
 (solo per esigenze straordinarie, il pagamento potrà essere effettuato il giorno dell’inizio del corso, un’ora prima presso gli uffici dell’ Economato)

Modalità di iscrizione
 La scheda di iscrizione debitamente compilata – insieme a copia della ricevuta del bonifico  deve essere inviata:
- tramite e-mail all’indirizzo info.issr@upra.org
   
Per ulteriori informazioni:
Dott. Carlo Fattori Tel: + 39 06 66543918 E-mail: info.issr@upra.org

venerdì 17 maggio 2013

Il picconatore e il sindaco. La società postmoderna e l'incremento della violenza - Tonino Cantelmi


E VOI CHE NE PENSATE?? 
LASCIATE QUI IL VOSTRO COMMENTO:


di Tonino Cantelmi

Il picconatore e il sindaco: Kabobo semina il terrore per una lunghissima ora all’alba uccidendo più volte ePisapia perplesso chiede ai milanesi come sia stato possibile che per tutto quel tempo nessuno abbia chiamato i soccorsi. Kabobo e Pisapia icone della società violenta ed individualista?
Il tasso di violenza nella società postmoderna e tecnoliquida di oggi è aumentato? Secondo alcuni osservatori, sì: delitti intrafamiliari, derive violente del tifo, bullismo, eccessi di violenza e di aggressività nell’esecuzione di alcuni reati, mobbing, uso della violenza per la risoluzione dei conflitti, stalking, atti violenti correlati all’abuso di cocaina e di altre sostanze psicotrope, femminicidio e altri fenomeni, riportati con risalto dai media, sembrerebbero confermare questa ipotesi. Insomma i dati disponibili segnalano che la violenza e l’aggressività interpersonale presentano indici di incremento: che cosa sta succedendo?
I fenomeni in gioco, che, intrecciandosi fra loro, costituiscono la gelatinosa realtà che consente lo sviluppo di una impressionante espressività della violenza dell’uomo sull’uomo, sono riconducibili ad una epocale crisi della relazione interpersonale, propria della liquidità dei tempi postmoderni, con il conseguente trionfo di un narcisismo connotato dall’elefantiasi dei bisogni individuali e dalla ineluttabile necessità di soddisfarli.
Cosa ha determinato la crisi della relazione interpersonale? Molte osservazioni inducono a pensare che alla base della crisi della relazione interpersonale ci siano almeno tre fenomeni, essi stessi amplificati a dismisura dalla inarrestabile rivoluzione digitale.
Il primo fenomeno è senz’altro costituito dall’incremento del tema narcisistico nelle società postmoderne (di cui gli innamoramenti in chat, i profili e le amicizia in facebook sembrano essere i corrispettivi telematici), sostenuto da una civiltà dell’immagine senza precedenti nella storia dell’umanità, con la conseguenza che l’agire è determinato e sostenuto dalla coercitiva necessità di soddisfare i propri bisogni a qualunque costo.
Il secondo fenomeno è quello del sensation seeking, caratterizzato da una sorta di ricerca di emozioni, anche estreme, capace di parcellizzare e scomporre l’esperienza interumana facendola coincidere con l’emozione stessa (è come se tutta la relazione interpersonale coincidesse con l’emozione). La ricerca esasperata di emozioni e la lotta contro il vuoto interiore si traducono spesso in comportamenti antisociali e inutilmente violenti.
E infine il terzo fenomeno è correlato al tema dell’ambiguità, cioè alla rinuncia all’identità e al ruolo in favore di una assoluta fluidità dell’identità stessa e dei ruoli, con la conseguente rinuncia alla responsabilità della relazione ed alle sue caratteristiche generative. Le relazioni diventano così prevalentemente irresponsabili, trasformandosi in caricature grottesche, incapaci di consentire l’elaborazione dei conflitti, che possono cortocircuitare in agiti violenti, a volte apparentemente incomprensibili.
Relazioni narcisistiche, fondate sull’esperienza emotiva “forte” e sull’ambiguità, non lasciano spazio all’empatia, cioè alla capacità di capire e di condividere, anche emotivamente, il dolore altrui e, di conseguenza, di emettere comportamenti solidali e di aiuto verso l’altro. In questo contesto relazionale il conflitto si risolve o con la fuga e la rottura o con la violenza.
Perciò la sfida prossima ventura è proprio questa: la liquidità delle relazioni ammazzerà la solidarietà, costringendo l’umanità a relazioni sempre più virtualizzate e tecno mediate come unica soluzione per limitarne l’espressività violenta o l’uomo del III millennio saprà riscoprire la fatica, ma anche il piacere, di guardarsi negli occhi e di entrare in relazioni autentiche e solidali?


giovedì 9 maggio 2013

Violenza relazionale e femminicidi. I servizi di cura mentale allo stremo delle forze - Tonino Cantelmi


Tonino Cantelmi - 09/05/2013

Uccise perché donne. E uccise da una persona che in un tempo passato le ha amate, forse troppo e forse male. Questo è il femminicidio: l’omicidio di una donna che matura nell’ambito di una relazione di amore in fase di deriva. Gli eventi di cronaca degli ultimi tempi ci segnalano una serie di delitti di questo tipo che ha impressionato gli italiani. I numeri dicono che ogni due o tre giorni una donna viene uccisa in Italia da un ex marito o da un amante respinto. Uomini feriti nel loro narcisismo, troppo fragili per gestire la frustrazione relazionale, dominati dall’incoercibile bisogno di affermare se stessi attraverso la violenza.
Le vittime in genere hanno chiesto aiuto, molti sapevano, tanti gli indizi di una tragedia incipiente: ma nessuno è intervenuto. Ecco il primo mito da sfatare: giornalisti, per favore, basta con il raptus! Tutto è stato largamente annunciato, tutto era purtroppo prevedibile: no, non si tratta di raptus, ma di catene di dolore che nessuno può o sa interrompere. Certo, questa incredibile cecità ci interroga. In fondo siamo sempre connessi, sempre in relazione, sempre incessantemente lì a twittare, postare, chattare, eppure siamo sempre più soli. E ancora di più: l’elefantiasi dei nostri “io” ci spinge verso un individualismo esasperato, che sembra soppiantare ogni forma di solidarietà. Ma al netto di tutto ciò, perché il grido di aiuto delle vittime non viene raccolto? Forse perché ancora prevale una mentalità derivata da un misto di accondiscendenza, paternalismo e buonismo: sì, è un po’ violento, ma su, con un po’ di buona volontà si rimette tutto a posto. E invece no. Se in una relazione c’è violenza, mi spiace, ma la tolleranza non può che essere zero. E questo vale anche per le donne che subiscono: subire non ha senso. Denunciate piuttosto. I politici ci promettono più attenzione per questo fenomeno e qualche ministro propone nuove strutture e nuovi interventi: nel migliore dei casi ignoranti o ingenui, nel peggiore ipocriti. O forse entrambi. In Italia c’è già una legislazione efficace: occorre però potenziare quelle strutture che già ci sono e che sono colpevolmente trascurate. Gli stessi politici e ministri dovrebbero chiedersi perché i servizi per la salute mentale in Italia sono ridotti allo stremo delle forze: sotto organico, senza finanziamenti, umiliati nella logistica (i locali più squallidi di una ASL vengono adibiti a servizi per la salute mentale). Ci sono già associazioni, telefoni, sportelli, centri antiviolenza: perché non potenziarli? Perché non finanziare e non mettere in grado i Dipartimenti per la Salute Mentale, sì, le strutture pubbliche, di funzionare, restituendo loro il compito di riorganizzare una rete territoriale efficace per contrastare il disagio psichico e sociale che sottende la violenza relazionale? Tuttavia questo non può essere ancora sufficiente senza una prevenzione ed una educazione alla relazione, che non può non iniziare già nell’infanzia. Pensiamo al fenomeno della erotizzazione precoce dei bambini, bombardati troppo e troppo presto da immagini, stimoli, contenuti erotici espliciti. Che idea del corpo (e in particolare del corpo femminile) si costruiscono i nostri figli? Nel femminicidio assistiamo increduli al cortocircuito del conflitto relazionale: uomini fragili, ma aggressivi, feriti in modo insopportabile nel loro narcisismo e che non possono tollerare la frustrazione relazionale, aggrediscono sino alla morte vittime, che a loro volta non riescono a svincolarsi dalla morsa di una relazione ormai degenerata. In questo c’è una complessiva incompetenza relazionale, che ci spinge a chiederci che tipo di società stiamo costruendo. Forse dovremmo spostare l’asse già nell’infanzia verso una educazione alla solidarietà ed al rispetto dell’altro, parole queste desuete e soppiantate da altre, come competitività, successo e altre simili. Tutto ciò non può prescindere perciò da una rivisitazione dei percorsi educativi nel loro complesso. E da una rivisitazione dei modelli e degli stili di vita che proponiamo. Perciò io credo che ogni femminicidio sia una sconfitta che interpelli tutti e che segnala la progressiva perdita di umanità, che sembra connotare questa epoca postmoderna e tecno liquida.



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