Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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domenica 30 dicembre 2012

Femminicidio. Mons.Paglia: società violenta, a farne le spese sono le donne - intervista

                 

La dottoressa Michela Pensavalli viene intervistata da Gabriella Ceraso in merito alla vicenda del femminicidio del Mons. Paglia.

Non lascia l’abito talare ma sembra aver espresso rimorso per quanto ha provocato, Don Piero Corsi parroco di San Terenzio, frazione di Lerici, nella diocesi della Spezia, autore nei giorni scorsi di un volantino in cui richiamava le donne all’autocritica sul femminicidio. La Curia, che ha convocato il sacerdote per chiarimenti, ha voluto la rimozione immediata del volantino. “Non si può parlare senza considerare le conseguenze di quanto si afferma e un sacerdote ha una responsabilità in più, come padre e pastore”: è quanto afferma mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, al microfono di Gabriella Ceraso 

R. - Tutti dobbiamo essere responsabili delle parole che diciamo. E le parole pesano. Poi per quanto riguarda un sacerdote, diceva Papa Giovanni Paolo II, è indispensabile che un pastore abbia la responsabilità di conoscere le reazioni che le sue parole provocano.

D. – Dunque, che tipo di riflessione fare su quanto è accaduto?

R. – C’è una violenza diffusa, che si abbatte – talora in maniera drammatica – sulle donne e non è possibile pensare minimamente che sia colpa delle donne stesse se tutto questo accade. E’ quindi inequivocabile la condanna delle affermazioni di questo parroco. Il vescovo – mi pare – sia stato tempestivo e chiaro! 

D. – Infatti proprio il vescovo ha voluto sottolineare che “non è il comune sentire della Chiesa”…

R. – Sulla dignità della donna, particolarmente il magistero degli ultimi decenni non solo è chiaro, ma straordinario: semmai è vero che si deve abbassare il clima di violenza, che è indispensabile una moderazione nel costume; semmai è vero che deve crescere molto di più un atteggiamento di rispetto verso i più deboli, perché in una società talora maschilista sono i deboli – quindi le donne – a farne le spese. Tutta questa questione dovrebbe entrare nella riflessione di questo nostro Paese e la Chiesa offre un contributo particolarmente significativo. Senza andare troppo indietro nella storia, abbiamo lo straordinario esempio di don Benzi che ha cercato notte e giorno di liberare le tante donne schiave, travolte dalla violenza; ma poi il magistero di Giovanni Paolo II che nella Mulieris Dignitatem, sembra propendere in maniera quasi partigiana per la donna e per il suo genio. La questione femminile dunque non può essere banalizzata, richiede una riflessione molto, molto profonda. 

Ma cosa c'è all'origine dei casi crescenti di violenza contro le donne? Gabriella Ceraso lo ha chiesto a Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice all'Istituto di terapia cognitiva interpersonale di Roma:  

“Si tratta di disturbi della personalità. Non può semplicemente uno stimolo di una donna provocatrice, mettere in moto il sistema psicologico di una persona che abusa; si tratta in questi casi di una forma di sociopatia o di un istinto di rabbia, di personalità fortemente disturbate. Ovviamente non può essere colpa delle donne, anche se oggi la crisi della relazione interpersonale alla quale assistiamo, e quindi anche il fatto che sia quasi completamente decaduta l’immagine maschile, e ci siano invece in vigore stili di comportamento e modi molto autorevoli e autoritari delle donne, mette in crisi il ruolo dell’uomo all’interno della società. Non di questo, però, si può fare una colpa”.

Quanto è diffusa e comune oggi in Italia il parere che siano le donne a provocare atteggiamenti violenti? Gabriella Ceraso ha raccolto il parere di Anna Costanza Baldry psicologa e criminologa: 

“E’ abbastanza diffuso. Ancora viviamo in un Paese che, per quanto le leggi siano ovviamente egualitarie - esistono le pari opportunità - ci sono ancora forme, e queste sono una manifestazione, molto radicate di misoginia. E’ come se fosse un problema di uomini contro donne o donne contro uomini. Le differenze esistono, ma sono un valore”.

martedì 11 dicembre 2012

TECNOLIQUIDITA' - Convegno del 14 dicembre 2012

Convegno promosso da ITCI.

Eataly - Air Terminal Ostiense
Partecipazione gratuita previa prenotazione sul sito 
www.toninocantelmi.it


Stiamo assistendo ad un cambiamento radicale e siamo forse di fronte ad un passaggio evolutivo.  

L'uomo del terzo millennio, in altri termini, sarà diverso: la mente in Internet produrrà eventi e cambiamenti che non potremo ignorare.

Tuttavia Internet è solo uno dei tanti cambiamenti indotti dalla rivoluzione digitale, la cui tecnologia non può essere semplicemente interpretata come "strumento", ma è divenuta un ambiente da abitare, una estensione della mente umana.

La dottoressa Michela Pensavalli interviene e partecipa al convegno come responsabile della piattaforma Twitter.

 


    
   






Multi-tasking e velocissimi. Così è mutato il cervello dei bambini 'nativi digitali' - Tonino Cantelmi


Roma - (Adnkronos Salute) - Lo psichiatra Tonino Cantelmi: "Studi condotti in Asia hanno mostrato che siamo di fronte a una mutazione, una sorta di evoluzione dell'umanità, diventata mentalmente più rapida e davvero multitasking"

Roma, 11 dic. (Adnkronos Salute) - Generazioni diverse, a partire dal cervello. "Quello dei nativi digitali,ragazzini nati dopo il 2000, è differente rispetto a quello dei loro genitori: studi condotti in Asia hanno mostrato che siamo di fronte a una mutazione,una sorta di evoluzione dell'umanità, diventata mentalmente più rapida e davvero multitasking. Parliamo di ragazzini cresciuti a latte e tablet, in grado fin da piccoli di integrare meglio realtà e tecnologie, dominandole e rischiando molto meno rispetto agli altri di sviluppare una dipendenza da Internet, chat e giochi online".
A disegnare per l'Adnkronos Salute l'identikit di "nativi digitali, immigrati digitali e generazione pre-digitale" è lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa. "E' ormai l'era della comunicazione tecnoliquida, il nuovo scenario tra web e realtà in cui le persone si muovono, ragionano e comunicano nell'era postmoderna - dice Cantelmi - Il fatto è che i nativi digitali, cresciuti con una dieta di tablet, videogiochi e computer, ormai sono dotati di un cervello più percettivo e meno simbolico rispetto a quello, per capirci, dei loro genitori. Si tratta di bambini e ragazzini davvero multitasking, in grado di distribuire l'attenzione su 4-5 dispositivi allo stesso tempo: studiano, ascoltano la musica, rispondono agli sms e guardano Facebook sul pc, senza nessuna difficoltà".

Mente e mani dei ragazzini volano tra i dispositivi, esaltando la modalità 'touch': "Sono più efficienti e rapidi con telefonini e pc, e rischiano meno degli altri di cadere nella trappola della tecnodipendenza - assicura lo psichiatra - Un problema che, invece, incombe sul 10% degli immigrati digitali, meno smart e spontanei quando sono alle prese con i dispositivi high tech, tanto che leggono ancora i libretti delle istruzioni".


Di fronte a questa netta superiorità della generazione digitale, cambiano anche i modi dell'apprendimento. "I 'nativi' imparano solo attraverso il gioco. La fatica e il 'sudore della fronte' non sono più accettabili: tutto deve essere veloce e divertente".


Tanto che "ci si cerca fra coetanei anche per studiare cose differenti: si creano grandi gruppi di amici, impegnati su testi diversi, che possono però scambiarsi battute, mostrare foto o mail, condividere messaggi. E dunque divertirsi studiando", dice Cantelmi. Un sistema che può risultare incomprensibile agli 'immigrati digitali', "meno smart e multitasking, abituati da sempre a fare una cosa alla volta, e scettici su questa modalita' di studio".


"Per i giovanissimi - prosegue lo psichiatra - tutto deve essere interattivo e nulla unidirezionale: è il loro cervello a richiederlo. E i genitori non li capiscono proprio perché la loro mente è fatta in modo differente".


Come riconoscere, invece, gli 'immigrati digitali'? "In aeroporto - spiega lo studioso - sono quelli che fanno le code al check-in, un concetto assurdo per i nativi digitali: esistono sistemi per fare i biglietti e i controlli online, tutto deve essere immediato. Addio anche alla fila alla posta, si paga sul pc. E il web offre mille modi per dribblare le code". Tra nativi digitali e immigrati c'è ancora spazio per un altro gruppo: i nati prima del trionfo di pc e telefonini. "L'umanità del prossimo futuro sarà composta anche dai predigitali, soggetti che usano il telefonino solo per fare chiamate, magari leggono (a fatica) gli sms ma non sanno scriverli, non usano il computer o lo fanno in modo sporadico e sono decisamente 'monotasking'. Si tratta - conclude Cantelmi - di persone destinate ad essere disadattate in un futuro sempre più digitale. In cui troveranno spazio anche gli 'intrappolati': i drogati del web e delle chat".

Com’è mutato il cervello dei “nativi digitali”: più rapido e multitasking - Tonino Cantelmi


Nell’era della «tecnoliquidità» anche lo scenario umano inizia a cambiare: la mente dei giovanissimi è fatta 
in modo differente da quella dei genitori
Generazioni diverse, a partire dal cervello. «Quello dei nativi digitali, ragazzini nati dopo il 2000, è differente rispetto a quello dei loro genitori: studi condotti in Asia hanno mostrato che siamo di fronte a una mutazione, una sorta di evoluzione dell’umanità, diventata mentalmente più rapida e davvero multitasking. Parliamo di ragazzini cresciuti a latte e tablet, in grado fin da piccoli di integrare meglio realtà e tecnologie, dominandole e rischiando molto meno rispetto agli altri di sviluppare una dipendenza da Internet, chat e giochi online». A disegnare l’identikit di «nativi digitali, immigrati digitali e generazione pre-digitale» è lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa. Cantelmi affronta il fenomeno anche nel volume Tecnoliquidità (che sarà presentano in un Social Event, organizzato dall’Istituto di terapia cognitivo interpersonale - Itci, il 14 dicembre a Roma, alle 19, presso Eataly, Piazzale XII Ottobre 1492). 

«È ormai l’era della comunicazione tecnoliquida, il nuovo scenario tra web e realtà in cui le persone si muovono, ragionano e comunicano nell’era postmoderna - dice Cantelmi - Il fatto è che i nativi digitali, cresciuti con una dieta di tablet, videogiochi e computer, ormai sono dotati di un cervello più percettivo e meno simbolico rispetto a quello, per capirci, dei loro genitori. Si tratta di bambini e ragazzini davvero multitasking, in grado di distribuire l’attenzione su 4-5 dispositivi allo stesso tempo: studiano, ascoltano la musica, rispondono agli sms e guardano Facebook sul pc, senza nessuna difficoltà». Mente e mani dei ragazzini volano tra i dispositivi, esaltando la modalità «touch»: «Sono più efficienti e rapidi con telefonini e pc, e rischiamo meno degli altri di cadere nella trappola della tecnodipendenza - assicura lo psichiatra - Un problema che, invece, incombe sul 10% degli immigrati digitali, meno smart e spontanei quando sono alle prese con i dispositivi high tech, tanto che leggono ancora i libretti delle istruzioni».  

Di fronte a questa netta superiorità della generazione digitale, cambiano anche i modi dell’apprendimento. «I “nativi” imparano solo attraverso il gioco. La fatica e il sudore della fronte non sono più accettabili: tutto deve essere veloce e divertente». Tanto che «ci si cerca fra coetanei anche per studiare cose differenti: si creano grandi gruppi di amici, impegnati su testi diversi, che possono però scambiarsi battute, mostrare foto o mail, condividere messaggi. E dunque divertirsi studiando», dice Cantelmi. Un sistema che può risultare incomprensibile agli “immigrati digitali”, «meno smart e multitasking, abituati da sempre a fare una cosa alla volta, e scettici su questa modalità di studio». «Per i giovanissimi - prosegue lo psichiatra - tutto deve essere interattivo e nulla unidirezionale: è il loro cervello a richiederlo. E i genitori non li capiscono proprio perché la loro mente è fatta in modo differente».  

Come riconoscere, invece, gli “immigrati digitali”? «In aeroporto - spiega lo studioso - sono quelli che fanno le code al check-in, un concetto assurdo per i nativi digitali: esistono sistemi per fare i biglietti e i controlli online, tutto deve essere immediato. Addio anche alla fila alla posta, si paga sul pc. E il web offre mille modi per dribblare le code». Tra nativi digitali e immigrati c’è ancora spazio per un altro gruppo: i nati prima del trionfo di pc e telefonini. «L’umanità del prossimo futuro sarà composta anche dai predigitali, soggetti che usano il telefonino solo per fare chiamate, magari leggono (a fatica) gli sms ma non sanno scriverli, non usano il computer o lo fanno in modo sporadico e sono decisamente “monotasking”. Si tratta - conclude Cantelmi - di persone destinate ad essere disadattate in un futuro sempre più digitale. In cui troveranno spazio anche gli “intrappolati”: i drogati del web e delle chat».  
(Adnkronos

giovedì 22 novembre 2012

Adolescenti: perché non riusciamo a capirli - convegno del 24 novembre 2012

Scuola per Genitori. Adolescenti: perché non riusciamo a capirli


23/25 novembre 2012. Iniziativa promossa da Rinnovamento nello Spirito Santo

Docente Tonino Cantelmi- scuola per genitori
Programma del 23-25 novembre 2012 Adolescenti: perché non riusciamo a capirli. Giornata di approfondimento giudata dal Prof. Cantelmi
Sessione pomeridiana
Ore 15.30: Arrivo e sistemazione
Ore 17.30: Coffee Break di accoglienza
Ore 18.30: Presentazione del Corso e dei partecipanti a cura di: Hector Nardone, delegato RnS presso Forum nazionale delle Associazioni Familiari

Ore 19.00: Relazione e condivisione sul tema: “Adolescenti: perché non riusciamo a capirli. Disamina sul mondo adolescenziale oggi: gli adolescenti di oggi; relazionarsi con loro; adolescenti e mass media”(I parte) Prof. Tonino Cantelmi
Ore 20.00: Cena
Ore 21.30 - 22.30: Ripresa Relazione e condivisione sul tema - Prof. Tonino Cantelmi

Sabato 24 novembre

Sessione Mattutina
Ore 08.00: Colazione
Ore 09.00: Relazione e condivisione sul tema: “Adolescenti: perché non riusciamo a capirli”  (II parte)  Prof. Tonino Cantelmi
Ore 11.00: Coffee Break
Ore 11.20: Ripresa dei lavori
Ore 13.00: Pranzo

Sessione pomeridiana
Ore 15.30: Suddivisione dei partecipanti per i Lavori di gruppo a cura della Dott.ssa Michela Pensavalli
Ore 17.00: Coffee Break
Ore 17.20: Ripresa dei Lavori di gruppo
Ore 20.00: Cena
Ore 21.30 - 22.30: Approfondimento col tutor, a cura della Dott.ssa Michela Pensavalli
Domenica 25 novembre
Sessione Mattutina
Ore 08.00:  S. Messa
Ore 08.45: Colazione
Ore 09.30: Illustrazione in plenaria dei Lavori di gruppo e conclusioni a cura della Dott.ssa Michela Pensavalli
Ore 11.00: Coffee Break
Ore 11.00: Conclusioni del Prof. Dario Sacchini
Ore 13.30: Pranzo
Ore 15.30: Partenze

La sfida educativa impone, oggi, un impegno urgente di sostegno e di accompagnamento alla genitorialità. La Scuola per genitori intende porre l'attenzione su tematiche cruciali inerenti il processo di costruzione della genitorialità, con particolare attenzione ai passaggi critici della vita dei figli, che possono rendere difficoltoso per i genitori l'esercizio della propria funzione. Ha l'obiettivo di costruire uno spazio d'incontro, di confronto, di condivisione delle proprie esperienze a vantaggio di chi ha una funzione genitoriale e di chi svolge, a qualsiasi titolo, una funzione educativa.
La Scuola, in programma presso la Casa Famiglia di Nazareth di Loreto (AN), prevede un percorso formativo articolato in otto incontri, ciascuno dei quali caratterizzato dalla trattazione di una delle differenti tematiche che contribuiscono a definire il quadro della realtà familiare. Ciascun Corso rappresenta un argomento in sé compiuto, motivo per cui è possibile iscriversi a tutto il percorso o a uno o più moduli di interesse.
Su tale iniziativa, così il presidente nazionale, Salvatore Martinez: «In piena emergenza educativa, la Scuola per genitori promossa dal RnS, con preziose collaborazioni di istituzioni ed esperti, vuole riaffermare il primato sociale ed ecclesiale dell'istituto familiare. Non si può costruire una comunità umana più giusta e una società contemporanea più solidale senza adeguati modelli di vita sponsale, genitoriale e familiare... La Scuola per genitori è una risposta concreta, un gesto di amicizia offerto a tutti, una pedagogia fatta di esperienze e conoscenze che il RnS pone all'attenzione del Paese, in sintonia con gli Orientamenti pastorali dei Vescovi per il Decennio in corso. L'auspicio è che il format che si proporrà a Loreto possa essere replicato in altre Regioni d'Italia».

Queste le date:
    •    28-30 settembre 2012 - La famiglia nella Costituzione: diritti e doveri
    •    26-28 ottobre 2012 - Genitori nelle età evolutive
    •    23-25 novembre 2012 - Adolescenti: perché non riusciamo a capirli
    •    25-27 gennaio 2013 - Genitori e figli: voi-noi
    •    22-24 febbraio 2013 - Il rapporto genitori-figli: incontro o scontro?
    •    22-24 marzo 2013 - La comunicazione tra genitori e figli
    •    24-26 maggio 2013 - Educare agli stili di vita nel ciclo vitale della persona e della famiglia
    •    21-23 giugno 2013 - Il rapporto famiglia-società e la promozione della cultura dell'accoglienza
Per informazioni, consultare il depliant allegato e il sito web di Rinnovamento nello Spirito Santo
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