Itci - Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale

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giovedì 19 gennaio 2012

DONNE CHE OSANO TROPPO - libro Tonino Cantelmi, Noemi Grappone


Tonino Cantelmi, Noemi Grappone
DONNE CHE OSANO TROPPO
Pratiche sessuali estreme e nuove tendenze dell'eros al femminile
Come costruire un’identità stabile e non ambigua e dare vita a relazioni solide, nonostante tanti mascheramenti della fragilità e uno stato di ansietà permanente della donna del terzo millennio, è il vero tema di questo volume.

Dalla lupa cattiva all’avventuriera senza scrupoli: il libro presenta, in parallelo alla rassegna dei comportamenti sessuali atipici delle donne, un’attenta analisi psicologica del fenomeno. L’interesse per il tema della «perversione» sessuale pone la riflessione su uno degli aspetti fondanti della personalità, ossia sulla sessualità, con le sue premesse biologiche, etologiche, antropologiche, religiose e psicologiche.
Il trend culturale recente impone che ogni comportamento che rientri nella categoria «sesso», compresi i più bizzarri e rischiosi, sia forzatamente considerato giustificato dalla libera scelta del singolo, nel timore che chi esprime posizioni diverse possa essere tacciato di nostalgia per un’epoca oscurantista e proibizionista. In realtà, questo clima apparentemente politically correct ha indotto i benpensanti a denigrare un sapere scientifico che indaga e diffonde la conoscenza di alcune manifestazioni che possono essere segno di grave disagio non solo per chi ne è portatore, ma anche per chi partecipa alla sua trama relazionale e a volte per chi, involontariamente, ne subisce le conseguenze.


TONINO CANTELMI, psichiatra e psicoterapeuta. Impegnato nelle attività di insegnamento presso le università romane, è professore ordinario di Psicologia generale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (UPRA), incaricato di Psicologia dello sviluppo presso la LUMSA, e docente di Psicopatologia presso l’Università Gregoriana. Direttore dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma (www.itci.it), è stato il primo ricercatore italiano a occuparsi del complesso rapporto tra tecnologia digitale e mente umana. È autore di numerose pubblicazioni tra cui, per i tipi delle Edizioni Magi (con M.B. Toro e M. Talli, 2010), ricordiamo il volume «Avatar».

NOEMI GRAPPONE, psicologa clinica, psicoterapeuta e sessuologa. Si è formata secondo l’approccio cognitivo interpersonale e opera secondo questo modello di riferimento. Perfezionata in «Addictive behaviours e patologie correlate», è ricercatrice clinica presso l’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, dove si occupa prevalentemente di temi legati alla sfera psicosessuale, sia per ciò che attiene attività di prevenzione che di cura.

lunedì 9 gennaio 2012

Crescere insieme

Corso Speranza 3-4 gennaio 2012

Martedì 3 gennaio 2012


La speranza nella spiritualità cristiana (Angela Tagliafico)
La speranza nella psicologia (Michela Pensavalli)
La speranza nel Magistero della Chiesa (German Sánchez)

Domande, risposte, liberi interventi.

Panel espositivo: Le ferite della speranza
Le ferite della speranza psicologica: Depressione. Dipendenza affettiva. Attacchi di panico. (Tonino Cantelmi)
Le ferite della speranza nella vita cristiana. (Caterina Ciriello)


Mercoledì 4 gennaio 2012

Panel espositivo:
Come accompagnare la speranza? (Tiziana Longhitano)
L’accompagnamento e la direzione spirituale: mezzo di speranza nei nostri giorni (Angela Tagliafico)
La speranza come terapia e la terapia come speranza: guarire dalle ferite (Tonino Cantelmi)

Domande, risposte, liberi interventi.

Prospettive: Recuperare la speranza nel mondo secolarizzato.
Recuperare la speranza nella vita consacrata (German Sanchez)
Recuperare la speranza nella sfida educativa (Michele Manzo)
Recuperare la speranza nel quotidiano (Marcela Lombard)

giovedì 23 giugno 2011

Il difficile mestiere dell’umanità tecno liquida

“La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore”, pensava e andò scrivendo il filosofo Emil Cioran. C’è ancora possibilità di esistere nutrendo tale ricchezza interiore? C’è spazio per timidi e riflessivi? E il pudore che fine fa oggi: chi si vergogna, dovrà vergognarsi del proprio sentimento ‘inopportuno’? Sembra che nel mondo tecno-liquido questa gamma di potenzialità umane sia bandita. O sia lasciata ai vinti, agli emarginati. Gli animi meno esuberanti o impositivi saranno costretti a nascondersi dietro un avatar e a fare di un mouse l’estensione della propria personalità, per non scomparire del tutto socialmente? La società tecno-liquida, nata dal connubio tra la tecnologia e il divenire convulso, peculiare della post-modernità che fa terra bruciata di tutto (liquidità teorizzata dal sociologo Zygmunt Bauman), ha altri imperativi.

Nell’era digitale, le dipendenze assumono i modi e le forme più vari. La dipendenza affettiva femminile si tramuta in ‘ipersessualizzazione’, avallata da una comunicazione pubblicitaria che riduce la donna a corpo, il corpo a oggetto che esiste per appagare i desideri maschili, rinunciando a sé. In questa logica perversa, il corpo diventa “un grande biglietto da visita – ha spiegato la psicoterapeuta Michela Pensavalli – che deve essere sempre curato, sempre apposto, come l’altro vuole. C’è una dissociazione tra la coscienza e il corpo”. Il messaggio che è trasmesso dall’uso continuo del corpo è che non si è donna se non si è seducenti e seduttive. “Le ragazze strumentalizzano se stesse, il corpo, la sessualità” per corrispondere a questo imperativo, si disconnettono dai loro bisogni profondi per essere all’altezza di un compito che le fa subalterne. L’ipersessualizzaione dei media è fenomeno noto agli esperti, analizzato con ampio supporto di dati dallo psicologo dello sviluppo Daniele Mugnaini. Mtv, musica, riviste di ogni genere, Mp3, videogames e giochi elettronici, telefonini, tv, Internet, pubblicità: quantità dei mezzi a disposizione, iperaccessibilità a ognuno, sono le caratteristiche che distinguono i ‘nativi digitali’, bambini e adolescenti nati e cresciuti in questo mondo tecnologico, rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. Se i dati americani fanno spavento perché raccontano di esseri umani in crescita sottoposti a un bombardamento mediatico senza filtri (complici o indifferenti gli adulti), quelli di casa nostra non sono da meno: “i bambini italiani stanno quasi due ore al giorno davanti alla TV. Quasi la metà ha il televisore in camera da letto, dice di non poterci rinunciare e vede tranquillamente film col bollino rosso; la maggioranza gioca ai giochi elettronici e ha Internet in casa. Il 60% di questi ha Internet in camera da letto, lo usa quasi tutti i giorni e ha un profilo sul socialnetwork”.

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